di Federica Marengo venerdì 4 aprile 2025

-Proseguono gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza, dove l’Idf ha lanciato nelle scorse ore un’altra offensiva di terra, dopo quella di ieri che ha causato 112 morti, nella quale , secondo fonti palestinesi, sono stati uccise 30 persone. Sotto attacco anche Khan Younis, a sud-est della Striscia, dove 19 persone sono state uccise.
Riguardo tale offensiva, Hamas ha avvertito che essa “sta creando una situazione altamente pericolosa per gli ostaggi trattenuti lì, in quanto metà dei prigionieri ancora in vita si trovava in aree in cui l’esercito aveva ordinato l’evacuazione”.
Tuttavia, le forze israeliane hanno colpito anche il sud del Libano, effettuando un raid con drone su Sidone, dove sono stati uccisi alcuni esponenti di Hamas, tra cui un alto comandante con i suoi due figli.
A tal proposito, il Premier libanese Nawaf Salam ha denunciato come “un flagrante attacco alla sovranità libanese” il raid aereo, dichiarando: “Israele sta di nuovo prendendo di mira civili pacifici, questa volta nella capitale del sud. Prendere di mira la città di Sidone, o qualsiasi altra regione libanese, è un flagrante attacco alla sovranità libanese e una chiara violazione della risoluzione 1701 e dell’accordo di sicurezza per la cessazione delle ostilità. E’ necessario esercitare la massima pressione su Israele per costringerlo a porre fine agli incessanti attacchi contro varie aree, in particolare quelle residenziali. Chiediamo una completa cessazione delle operazioni militari”.
Secondo l’emittente Al Al-Hadath/Al-Arabiya, sebbene le riunioni del comitato di supervisione del cessate il fuoco in Libano non si tengano da due settimane, Parigi starebbe continuando a comunicare con Israele e con gli Stati Uniti “per adottare la scelta diplomatica in Libano piuttosto che quella militare”. La Francia avrebbe quindi proposto di dispiegare peacekeeper del contingente francese della missione Onu in Libano (Unifil) sulle cinque colline ancora occupate dalle forze israeliane.
Bombardamenti israeliani, poi, vi sono stati anche sulla Siria, vicino a Damasco, per colpire obiettivi militari. Proprio a proposito di Siria, a detta del quotidiano Yedioth Ahronoth, che cita fonti turche al quotidiano qatariota The New Arab, “Ankara avrebbe raggiunto un’intesa preliminare con le nuove autorità di Damasco per stabilire basi militari turche in territorio siriano”.
A proposito delle azioni di Israele in Siria, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, in un’intervista alla Reuters, a margine della riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Bruxelles, ha dichiarato: “La Turchia non vuole alcun confronto con Israele in Siria. Le azioni di Israele in Siria , dove l’amministrazione del presidente Ahmed al-Sharaa è uno stretto alleato della Turchia , stanno aprendo la strada a una futura instabilità regionale. Se la nuova amministrazione di Damasco vuole avere certe intese con Israele, che come la Turchia è un vicino della Siria, allora sono affari suoi”.
Secondo la tv pubblica Kan, una fonte israeliana di alto livello ha riferito, a margine della visita del Premier israeliano in Ungheria, che il Paese “non cerca uno scontro con la Turchia, sperando che anche Ankara non voglia uno scontro con Israele”, ma che “Israele non vuole una struttura turca al confine”, sottolineando: “Ci sono linee rosse che, se dovessero essere oltrepassate, richiederanno un’azione”.
Quanto al Premier israeliano Netanyahu, dopo la visita in Ungheria per incontrare l’omologo Orban, si recherà negli USA, con ogni probabilità dopo la Pasqua ebraica, su un invito della Casa Bianca, in seguito alla conversazione telefonica avuta ieri con il Presidente degli Stati Uniti Trump sui dazi imposti a Israele.
Secondo il Times of Israel, l’ufficio di Netanyahu ha fatto sapere che il Premier avrebbe parlato con il Presidente USA Trump della decisione del Premier Viktor Orban di ritirare l’Ungheria dalla Corte penale internazionale e che è possibile che tra i temi al centro dei colloqui vi sia anche il tema dei dazi, che per Israele corrispondono a tariffe del 17%.
Infine, sempre in tema rapporti USA-Israele, secondo l’agenzia britannica Reuters, “L’amministrazione Trump avrebbe proceduto con la vendita di oltre 20.000 fucili d’assalto di fabbricazione statunitense a Israele il mese scorso portando avanti una vendita che l’amministrazione dell’ex Presidente Joe Biden aveva ritardato per i timori che potessero essere usati dai coloni israeliani estremisti”.
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