di Federica Marengo mercoledì 26 marzo 2025

-Proseguono a Gerusalemme le proteste di manifestanti e opposizione davanti al Parlamento contro il licenziamento di Ronen Bar, capo della sicurezza interna del Paese e contro la ripresa degli attacchi aerei sulla Striscia di Gaza. Ciò, proprio mentre il Primo ministro Netanyahu ha iniziato i colloqui per sostituire quest’ultimo, nonostante la Corte suprema abbia bloccato il licenziamento.
Proteste si sono registrate da ieri anche nel nord di Gaza, a Beit Lahiya, da parte della popolazione palestinese contro Hamas e contro la guerra.
Hamas ha condannato le proteste attraverso le dichiarazioni di alcuni funzionari, definendo i manifestanti : “megafoni di Israele”, che a detta del gruppo terroristico, avrebbe “avviato le proteste”.
A tal riguardo, l’Autorità Nazionale Palestinese ha chiesto ad Hamas di “rispondere all’appello del popolo palestinese nella Striscia di Gaza” e il portavoce di Fatah, in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia ufficiale palestinese Wafa, ha detto: “Le manifestazioni sono il risultato inevitabile di anni e decenni di sfruttamento dell’enclave. Hamas deve permettere all’Autorità Palestinese di svolgere il suo ruolo nel guarire le ferite del popolo, ricostruire la Striscia e fare fronte alle minacce di sfollamento e deportazione”.
Intanto, dopo l’interruzione della tregua, continuano gli attacchi dell’esercito israeliano sulla Striscia, a Khan Yunis e a Rafah, dove nelle ultime 24 ore si sono registrati 40 morti, tra cui bambini e, secondo il ministero della Sanità di Gaza, a una settimana dalla ripresa dei bombardamenti, circa 830. Anche stamane, l’Idf ha dato un nuovo ordine di evacuazione per Gaza City.
In merito, il ministro della Difesa israeliano Katz ha affermato di avere approvato i piani della Divisione di Gaza per le operazioni continue contro Hamas nella Striscia, sottolineando in una nota diramata dal suo ufficio: “Il nostro obiettivo principale ora è riportare a casa tutti gli ostaggi. Se Hamas continua a rifiutarsi, pagherà un prezzo sempre più alto, in termini di terra che verrà presa, militanti che verranno eliminati e infrastrutture, fino a quando non sarà completamente sconfitta”.
Inoltre, in un video pubblicato via social, il ministro Katz ha dichiarato: “L’esercito effettuerà presto operazioni con la massima forza in nuove aree di Gaza. Hamas sta mettendo in pericolo la vostra vita, facendovi perdere le vostre case e sempre più territorio”.
In tal senso, un avvertimento ad Hamas è stato rivolto anche dal Premier Netanyahu, nel suo intervento in Parlamento: “I combattimenti a Gaza continuano e più Hamas persiste nel suo rifiuto di rilasciare i nostri ostaggi, più potente sarà la pressione che eserciteremo. E dico ad Hamas: questo include la conquista del territorio e altre cose che non elencherò qui”.
Hamas ha risposto quindi con una nota in cui ha evidenziato che “il ritorno alla guerra è stata una decisione premeditata del primo ministro Benjamin Netanyahu per ostacolare l’accordo e soccombere al ricatto di Itamar Ben-Gvir” e ha accusato Netanyahu di avere “la piena responsabilità del fallimento dell’accordo”, chiedendo alla comunità internazionale e ai mediatori di fare pressione su Netanyahu affinché interrompa l’aggressione e torni sulla strada dei negoziati, in quanto: “Ogni volta che Israele ha cercato di liberare i prigionieri con la forza, questi tornavano morti nelle bare. Netanyahu mente alle famiglie dei prigionieri quando afferma che l’opzione militare è in grado di riportarli in vita”.
Secondo il Financial Times , “Israele starebbe studiando un piano militare per riprendere il controllo dell’enclave, dopo essersi ritirato due decenni fa”.
Tuttavia, il ministro degli Esteri israeliano Sa’ar ha affermato che Israele non ha escluso la possibilità di negoziare un’estensione del cessate il fuoco con Hamas a Gaza, ma che il tempo a disposizione per farlo è limitato.
Attacchi israeliani, poi, sono stati registrati anche sulla Siria , a Daraa, per colpire le basi militari e ciò che resta delle capacità militari del regime di Assad.
Infine, sul fronte del Mar Rosso, gli Stati Uniti hanno effettuato 17 attacchi notturni contro obiettivi del movimento Houthi nello Yemen dopo un attacco da parte di questi ultimi alla portaerei USS Harry S. Truman.
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