di Federica Marengo lunedì 23 dicembre 2024

-Proseguono i raid israeliani sulla Striscia di Gaza e, in particolare, nell’area al Mawasi e nell’area di al-Shaaf ,a Shujayea. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, infatti, nelle ultime 24 ore, sarebbero almeno 50 i morti e numerosi i feriti. L’Idf, però, ha fatto sapere che sono stati colpiti obiettivi legati ad Hamas.
In Libano, invece, dove continua la tregua di 60 giorni tra Israele ed Hezbollah, siglata a fine novembre, nonostante le proteste del governo libanese per gli attacchi e sorvoli da parte delle forze di Tel Aviv, il Premier Mikati si è recato oggi in visita al fronte sud-orientale , dove l’esercito libanese, in base all’accordo mediato dagli Stati Uniti, dovrebbero dispiegarsi gradualmente, dato che Hezbollah e le truppe israeliane dovrebbero ritirarsi entrambi entro la fine del mese prossimo.
Il Premier Mikati, incontrato il capo dell’esercito, ha dichiarato: “Abbiamo molti compiti davanti a noi, il più importante dei quali è il ritiro di Israele da tutte le terre che ha invaso durante la sua recente aggressione. Allora, l’esercito potrà svolgere pienamente i suoi compiti”.
Intanto, come riportato da Haaretz, in Qatar, la delegazione di Tel Aviv continua a negoziare per giungere a un accordo sul cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas, registrando progressi, sebbene vi siano ancora divergenze sull’identità e il numero degli ostaggi israeliani da rilasciare, l’identità dei prigionieri palestinesi da liberare e la loro eventuale espulsione, così come sulla richiesta di Hamas che l’accordo includa la fine della guerra e il ritiro delle Forze di difesa israeliane dalla Striscia di Gaza.
A tal proposito, secondo Ynet, il Premier israeliano Netanyahu, parlando alla Knesset, il Parlamento israeliano, ha dichiarato: “Non so quanto tempo ci vorrà. Posso dirvi che non posso dirvi tutte le cose che stiamo facendo”.
Poi, in merito agli accordi negoziati dagli Stati Uniti nel 2020 con cui Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Marocco e Sudan hanno stabilito legami formali con Israele, Netanyahu ha detto: “Insieme ai nostri amici americani, intendo espandere gli accordi di Abramo e cambiare così il Medio Oriente in modo ancora più radicale”.
Per l’Italia, il ministro della Difesa Crosetto, si è recato in visita ufficiale in Israele dove ha tenuto una serie di incontri istituzionali, tra cui quello con l’omologo israeliano, Katz, riguardo al quale, come si legge in una nota del ministero della Difesa, ha dichiarato: “E’ stato riaffermato l’impegno dell’Italia per favorire la stabilità in Medio Oriente, sottolineando l’importanza del rispetto del cessate il fuoco. Unifil svolge un ruolo fondamentale per la pace, ma deve essere messa nelle condizioni di operare efficacemente. E’ stata ribadita l’importanza del processo di pace nella Striscia di Gaza e condivisa la preoccupazione per la situazione in Siria, che potrebbe destabilizzare l’ intera regione. Rinnovata la vicinanza a familiari e ostaggi, dei quali auspichiamo una rapida liberazione”.
Intanto, a Damasco, in Siria, si è tenuto un incontro tra al-Jolani, il leader del gruppo di ribelli Hts che ha rovesciato il governo di Hassad e ha dato vita al governo di transizione e il ministro degli Esteri turco Fidan, il quale, in una conferenza stampa congiunta, ha dichiarato: “Per quattordici anni, la vostra gioia è stata la nostra gioia e il vostro dolore è stato il nostro dolore. Come Turchia, sentiamo tutto l’orgoglio di stare dalla parte giusta della storia”, manifestando “solidarietà nei confronti dei siriani” e, condividendo con loro “la speranza per un futuro di pace e più luminoso con il sostegno di Ankara”.
Quanto alle Forze Democratiche Siriane, guidate dai curdi e sostenute dagli Stati Uniti, che Ankara ritiene essere “un’estensione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK)”, Fidan ha affermato che “Il Presidente eletto degli Stati Uniti Trump sa che non deve continuare a sostenere i combattenti curdi a scapito delle esigenze di sicurezza della Turchia, suo alleato nella Nato”.
Infine, Fidan ha chiesto che le sanzioni contro la Siria siano revocate “il prima possibile, in modo da poter fornire servizi”.
Al Jolani, che in queste ore ha nominato tra i ministri del governo di transizione, una donna alla guida dell’ufficio degli Affari Femminili, ha annunciato che “tutte le armi del Paese saranno messe sotto il controllo dello Stato” e ha detto che “dopo le prossime consultazioni con i funzionari della difesa e dell’esercito su una nuova struttura militare, le fazioni armate inizieranno ad annunciare il loro scioglimento e l’ingresso nell’esercito”, sottolineando: “Non permetteremo assolutamente che le armi sfuggano al controllo dello Stato, sia che provengano da fazioni rivoluzionarie che da fazioni presenti nella zona delle FDS (Forze Democratiche Siriane, dominate dai curdi). Ci sforziamo di proteggere le fedi e le minoranze da qualsiasi conflitto tra loro e da attori ‘esterni’ che cercano di sfruttare la situazione per provocare discordie settarie. La Siria è un Paese per tutti dove possiamo coesistere insieme”.
Proprio le Forze Democratiche Siriane (Sdf) hanno annunciato ieri l’arresto di almeno 18 presunti membri dello Stato Islamico, nel corso di un’operazione antiterrorismo congiunta con la coalizione internazionale effettuata il giorno prima nella città siriana di Raqqa, nel nord del Paese.
Successivamente, al Jolani ha incontrato anche il ministro degli Esteri della Giordania Safadi.
Inoltre, il Vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in Kosovo per visitare il contingente italiano della missione Kfor, ha fatto sapere che: “Oggi c’è un incontro, che credo sia in corso, di una delegazione italiana a Damasco con la nuova leadership siriana. Vogliamo essere parte attiva della pacificazione e della stabilizzazione della Siria”, sottolineando: “Ci auguriamo che il nuovo ordinamento, il nuovo sistema, sia rispettoso delle minoranze, in modo particolare delle minoranze cristiane. Per noi questa è una priorità, è una condizione fondamentale per procedere anche poi in futuro alla revoca delle sanzioni. I primi segnali che arrivano sono positivi e ci auguriamo che continuino. L’unità della Siria è fondamentale e continueremo ad avere la nostra presenza diplomatica. Ce lo chiedono anche gli altri, a partire dai turchi, che rappresentano diciamo così un elemento di garanzia di stabilità in quel Paese, ed è quello che faremo”.
Fonti ministeriali iraniane , invece, hanno fatto sapere che non vi è stato “nessun contatto diretto” con i nuovi leader siriani , tuttavia, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Baghaei ha dichiarato: “Teheran ha sempre sostenuto la sovranità della Siria e continuerà a farlo. E’ una posizione di principio del Paese, così come il sostegno all’integrità territoriale della Siria”.
©Riproduzione riservata