Il 2 giugno, il Museo Archeologico di Napoli ha riaperto i battenti dopo la chiusura imposta nel marzo scorso dall’emergenza sanitaria scaturita dalla pandemia da Covid19, proponendo al pubblico la mostra: “Gli Etruschi e il MANN”,la cui inaugurazione ,già prevista per questa primavera , si è tenuta il 12 giugno, alla presenza dei curatori: il direttore del Man, Paolo Giulierini, e il direttore del Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, Valentino Nizzo. Scopo dell’esposizione dei circa 600 reperti ,risalenti ai secoli dal X° al IV° a.C., di cui 200 del tutto inediti, provenienti, parte dai depositi del Museo partenopeo ,parte dal museo romano, è quello di diffondere nella popolazione campana la consapevolezza delle proprie origini etrusche, negate fino alla fine dell’Ottocento dagli studiosi. La mostra, organizzata da Electa, con il sostegno della Regione Campania, sarà visitabile fino al 31 maggio 2021. Fino dicembre sarà poi in vigore la campagna “Campania sicura”,che permetterà ai visitatori di fruire di tutti i musei e i siti archeologici della Regione in sicurezza con prenotazione online di visita e biglietti, e l’attuazione delle misure anti-Covid19 disposte da Decreto nazionale e dalle ordinanze locali.
di Federica Marengo domenica 14 giugno 2020

Per capire quanto gli Etruschi abbiano inciso nella storia e nella cultura del nostro Paese basterebbe aprire il vocabolario della lingua italiana alla parola “Persona”, vocabolo di etimologia etrusca, assorbita dal Latino, con l’analogo significato di “maschera”, giunto poi fino a noi a indicare l’individuo umano nello svolgimento delle sue funzioni e della vita sociale.
Eppure ancora poco è ciò che sappiamo di questa popolazione , che, al pari dei Greci e dei Romani, colonizzò dall’X° al IV° secolo a.C. la nostra Penisola. Occasione per saperne di più, quindi, la mostra in programma al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 12 giugno al 31 maggio del 2021: “Gli Etruschi e il MANN”.
L’esposizione, che avrebbe dovuto aprire i battenti il 16 marzo scorso e che è stata rinviata causa lockdown determinato dall’emergenza sanitaria del Covid19, è stata curata dallo stesso Direttore del MANN, Paolo Giulierini, specializzato in Etruscologia e Antichità Italiche, in collaborazione con il Direttore del Museo Etrusco di Villa Giulia di Roma, Valentino Nizzo, organizzata da Electa con il sostegno della Regione Campania e allestita da Andrea Mandara, su progetto grafico di Francesca Pavese e coordinamento scientifico di Emanuela Santaniello.
Obiettivo della mostra, quello di far conoscere alla popolazione campana le proprie radici etrusche, (oltre quelle greche e romane ben più note), negate dagli storici e dagli studiosi fino alla fine dell’Ottocento, sebbene numerose fonti ne attestassero la presenza sul nostro territorio.
Gli Etruschi, infatti, di cui lo storico Polibio esaltava la grandezza, in quanto conquistatori di due pianure fertilissime: una , al Nord (la pianura Padana) e l’altra, al Sud (la pianura campana), già insediatisi in Toscana, Emilia Romagna e Lazio, partendo dall’Umbria, raggiunsero l’area tra Capua e Pontecagnano , dove fondarono fra il X° e il IV°secolo a.C. numerose necropoli, tra cui Nola e Nocera, e nel VI° secolo a.C.,lasciarono la loro impronta su centri già esistenti come Pompei (l’area del Foro e la sua prima squadratura, pare infatti risalire a quel periodo).
Venuti a contatto con le popolazioni locali preesistenti: gli Italici e i Greci, per motivi commerciali (il Mediterraneo, in quei secoli fu un vero e proprio coacervo di traffici e scambi), contaminarono la propria cultura con quella di questi popoli, come si evince dagli oggetti che costituivano i corredi funerari delle tombe dei personaggi più illustri o appartenenti all’”aristocrazia” etrusca. Ciò è ben visibile passando in rassegna i 600 reperti , (tutti risalenti ai secoli fra il X° e il IV° a.C), oggetto dell’esposizione, provenenti, in parte dai depositi del MANN (fra questi, circa 200 sono esposti per la prima volta) e frutto di campagne di scavi o di acquisti a partire dal XIX° secolo, e in parte, dal Museo Etrusco di Villa Giulia, sito a Roma, come il corredo funerario della Tomba Berardini di Palestrina (675-650°a.C.).
Proprio, tale corredo, insieme a quello della Tomba 104 di Artiaco di Cuma, rappresenta il cardine della mostra e testimonia il fenomeno “orientalizzante”, verificatosi fra l’VIII° e il VII° secolo a.C., quando gli Etruschi , stabilitisi a Pithecusa (Ischia) e a Cuma ,entrarono in contatto con i Greci, adottando le mode “orientali” dell’aristocrazie e i prototipi eroici dell’epica omerica.
Tra gli oggetti del corredo della Tomba 104 di Artiaco di Cuma, con ogni probabilità un eroe aristocratico, troviamo armi, anche contorte e distorte dal fuoco, vasellame (“stamnoi”, contenitori per liquido del IV° secolo a.C), strumenti legati al banchetto e al simposio , statue in bronzo e ornamenti personali, mentre nel corredo della Tomba Berardini di Palestrina, sepoltura tra le più ricche che il mondo antico abbia restituito, scorgiamo: ornamenti in oro e argento, armi da combattimento e da parata, oggetti di pregio per banchetti, tra cui una coppa fenicia d’ argento dorato , un affibbiaglio in oro con sfingi e un “lebete”, recipiente d’argento con serpenti e rilievi di guerrieri.
Notevoli, poi, tra gli altri corredi, quello di un bambino, con in dote un apparato funerario costituito da ceramiche e metalli, come pure i corredi, provenienti da Sessula (Acerra) e Calatia (Maddaloni), il primo, dotato di armi, rasoi, oggetti di ornamento in ambra del Baltico (commercio sul quale gli Etruschi esercitavano un vero e proprio monopolio) e fibule da parata con decorazioni a sbalzo, il secondo, invece, appartenente a una donna aristocratica e costituito da ornamenti in ambra e da una rara olla in lamina di bronzo dotata di un vistoso pendaglio.
Curioso poi, il corredo proveniente dalla necropoli di Cales, appartenente a un capotribù e costituito da manufatti preziosi, fibule, anelli,armille e una piccola brocca in pasta vitrea , utilizzata per versare ungenti pregiati di produzione orientale.
Vera e propria attrazione della mostra, infine, un pezzo unico e mai esposto finora, si tratta del primo reperto arrivato a Napoli, ovvero: il “Bronzetto dell’offerente dell’Elba”, ritrovato nel 1764 e donato al re Carolo III° di Borbone .
Tuttavia, la mostra , seppur iscritta nella categoria delle esposizioni temporanee ,è destinata a tramutarsi in permanente, almeno in una sua sezione, come annunciato dallo stesso Direttore Giulierini: “Gli Etruschi al MANN tornano per restare . Dopo la chiusura della mostra nel maggio 2021, una sezione permanente restituirà alla fruizione un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, “casa” dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come “custode” di eredità molto più antiche”.
Insomma, un’occasione da non perdere per saperne di più dell’ancora assai misterioso popolo etrusco, ricordando che il Muso Archeologico Nazionale di Napoli , come tutti i musei e i siti archeologici della regione. aderisce alla campagna “Campania Sicura”, che consente al visitatore di fruire dell’arte e della cultura nel pieno rispetto delle misure anti Covid19 (rilevazione della temperatura corporea con telecamera termica, con soglia limite di ingresso di 37,5° C, distanziamento fisico, dotazione di dispositivi di protezione e distribuzione in alcuni punti della struttura di dispenser con gel disinfettante) , per cui sarà possibile prenotare sul sito dello stesso visite in fasce orarie prescelte e biglietti rigorosamente digitali).
Dunque, non ci resta che augurarvi un buon ritorno al Museo, un buon ritorno al MANN.
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