Si è spento ieri, nella sua casa romana, all’età di 88 anni, il regista, autore, scrittore, attore, intellettuale, Ugo Gregoretti. Entrato in Rai, nel 1953, agli albori della TV, esordì come regista e autore di documentari, per poi approdare al Cinema. Ideatore di programmi a metà tra inchiesta e satira sociale e di sceneggiati, fece incursioni anche nel teatro di prosa e operistico, senza mai tralasciare l’impegno politico e l’associazionismo militante, sempre all’insegna dell’ironia dissacrante. I funerali saranno celebrati, questo pomeriggio alle 18:00, presso la chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo, dopo l’omaggio alla Casa del Cinema, dov’è stata allestita la camera ardente.
di Federica Marengo sabato 6 luglio 2019

Foto: dissidenzaquotidiana.it
“Ugo Gregoretti è stato un intellettuale a tutto tondo, una figura poliedrica, unica nel mondo della cultura e dello spettacolo italiano. Un uomo di grande ironia, visione e raro spirito di osservazione che ci lascia in eredità una produzione culturale variegata e di enorme valore. La cultura italiana, oggi, ha perso un grande personaggio. Di lui ricorderemo soprattutto la straordinaria capacità di essere un pioniere in tutte le attività in cui si è cimentato , dai film ai documentari, ai programmi televisivi. Ai suoi familiari esprimo tutto il mio cordoglio personale”. Così, la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha ricordato Ugo Gregoretti, regista, autore, scrittore, attore, intellettuale tra i più autorevoli del Dopoguerra, scomparso, ieri, all’età di 88 anni, dopo aver lottato contro la malattia, nella sua casa romana vicino a Piazza Navona.
Nato a Roma il 28 settembre del 1930, in una serena famiglia borghese, appena ventitreenne, nel 1953, entra in Rai come impiegato di categoria C, alla vigilia dell’accensione del segnale televisivo.
Gli esordi da documentarista del 1956, con un reportage su Piazza San Marco a Venezia, lasciano presto il passo alla prima regia del cortometraggio “La Sicilia del Gattopardo”, di cui è sia regista che autore, per il quale, nel 1960, vince il Prix Italia, l’equivalente di un Oscar TV.
E’ l’Italia ricostruita del Boom economico, seppur ancor divisa tra campagna e città, però, a suggerirgli, nel 1961, l’intuizione felice di realizzare una serie di ritratti di personaggi e situazioni in giro per il Belpaese, a metà tra l’inchiesta e la satira sociale e di costume, che trovano compimento nel programma televisivo in 8 puntate dal titolo: “Controfagotto”, anticipatore delle grandi inchieste di registi come Mario Soldati e Luigi Comencini, delle candid camera Nanni Loy e di quel giornalismo che, con Sergio Zavoli e Pier Paolo Pasolini ha portato sul piccolo schermo i volti e le espressioni della gente comune.
Un esperimento, quello per la Tv, che replica ben presto anche nel Cinema, realizzando nel 1962 “I nuovi angeli”, pellicola a episodi sull’universo degli adolescenti ye ye, distribuita nelle sale dalla Titanus e interpretata ,secondo i dettami del neorealismo, da sconosciuti, non professionisti, cui seguono, fra il 1963 e il 969: “Il pollo ruspante”, episodio del film “Ro.Go.Pa.G” ,“Omicron”, pellicola quest’ultima, presentata alla Biennale di Venezia e “Apollon”, lungometraggi nei quali aleggia lo spirito politico movimentista della sinistra, in costante dialogo con l’ideologia comunista.
Dissacrante, ironico, pronto a farsi beffe della cultura convenzionale, negli anni Settanta/Ottanta, alterna allo sceneggiato televisivo (“Il circolo Pickwick”,tratto dall’omonimo romanzo di Charles Dikens, “Le tigri di Mompracem”, “Romanzo popolare italiano” e “Uova fatali”), il documentario militante (“Vietnam , scene del dopoguerra” e “Comunisti quotidiani”).
Nella sua vita, però, non solo la passione per la politica e l’impegno militante, che lo induce a presiedere l’associazione degli autori (Anac), ma anche il teatro di prosa ( fra il 1985 e il 1989 è direttore dello Stabile di Torino, per il quale cura la regia de“Il bugiardo” di Goldoni e di una riproposizione originale della commedia “Uomo e galantuomo” di Eduardo De Filippo) e lirico (nel 1979 allestisce “Italiana in Algeri” e numerose operette di Donizetti, Verdi e Cimarosa e nel 1990 gira il documentario autobiografico “Maggio musicale”).
Amico di registi e sceneggiatori come Mario Monicelli, Giuliano Montaldo, Nanni Loy, Age&Scarpelli, Ettore Scola, Citto Maselli e Gillo Pontecorvo, con i quali condivide l’ida della satira come strumento rivoluzionario e del cinema come luogo di battaglie politiche e di impegno civile , perpetuati però attraverso l’ironia di chi non si prende troppo sul serio, come testimoniano gli ultimi fil collettivi, tra cui “Scossa” del 2011, è anche attore, senza grandi pretese, in “Amore mio aiutami” di Alberto Sordi e in “La terrazza” di Ettore Scola.
Insignito nel 2004 del titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana dal capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e premiato nel 2010 e nel 2014 con il Nastro d’Argento alla carriera e con il Bifest al Festival di Bari, si è sposato nel 1964 con Fausta Capece Minutolo da cui ha avuto i figli : Lucio, Gianlorenzo, Filippo e Orsetta.
Omaggiato da familiari e amici, riuniti quest’oggi, dalle 10:00 alle 13:00, presso la Casa del Cinema, per la Camera ardente, verrà salutato con funerali solenni che si terranno alle 18:00 presso la chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo.
“E’ stata una grande avventura. Eravamo a Frascati, in una grande villa con un ricco mobilio, carrozze e distese di prati. Quando ho girato io, era tutto coperto di neve. Ricordo il carattere di Ugo, era indimenticabile. La produzione costava molto alla Rai, la neve creava problemi e abbiamo potuto girare solo gli interni, che non mi piacevano, perché c’erano i topi, e io, con l’abito lungo, stavo spesso sopra i tavoli”, ha rievocato immagini dal set de “Il circolo Picwick”, di cui era protagonista , l’attrice Piera degli Esposti, intercettata ieri dal quotidiano Il Foglio, per un commento sulla notizia, chiosando poi: “Guardavo Gregoretti che a volte giocava con la neve: non lo dimenticherò, perché lui era così, aveva una sua filosofia, prendeva tutto con leggerezza. Di lui amavo questo: il garbo e lo humour, qualsiasi cosa accadesse lui proseguiva con naturalezza, tra attori che andavano e venivano, in un’atmosfera un poco da Fra West, sapeva dare la sicurezza di chi resta vicino al camino”.
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