di Federica Marengo lunedì 23 febbraio 2026

-Ieri mattina, domenica 22 febbraio, prima domenica di Quaresima, Papa Leone XIV, ha celebrato la Santa Messa nella Parrocchia “Sacro Cuore di Gesù” a Castro Pretorio, nei pressi della Stazione Termini, seconda tappa del ciclo di visite pastorali presso le parrocchie della Diocesi di Roma, iniziate domenica scorsa.
Prima della celebrazione, il Pontefice ha incontrato nel cortile della basilica i rappresentanti dei gruppi pastorali, i bambini, i giovani e la comunità della Parrocchia, cui ha rivolto un saluto, ringraziando per l’accoglienza.
Nel suo breve discorso, il Pontefice, si è soffermato sul nome della Parrocchia: “Sacro Cuore di Gesù”, sottolineando che esso è “simbolo di amore, di carità, di questa generosità dell’amore del Signore che non conosce limiti”, della Sua misericordia, rappresentata dalle persone di tanti Paesi del mondo lì radunati, in comunione e fratellanza.
Poi, Papa Leone XIV ha salutato anche la comunità dei Salesiani e delle Salesiane e ricordato la storia della Parrocchia, voluta da Papa Leone XIII e fatta erigere da Don Bosco e dai Salesiani, il cui carisma è connotato da : servizio, carità e lavoro con i giovani, che ha esortato a vivere con gioia la vita, “dono che il Signore ci dà”.
A seguire, il Pontefice ha presieduto in chiesa la Santa Messa e, pronunciato dopo la proclamazione del Vangelo, nell’ambito della Liturgia della Parola, la Sua omelia, in cui ,richiamando la prima Lettura del giorno, tratta dalla Genesi, ovvero il capitolo del peccato dell’uomo e il Vangelo di Matteo sulle tentazioni di Cristo durante i quaranta giorni nel deserto, ha sottolineato come tali pagine “ci aiutino a riscoprire il dono del Battesimo come grazia che incontra la nostra libertà”, per “vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù”, e a “riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature”.
Tuttavia, ha evidenziato il Santo Padre: “Per impedire tale possibilità, il serpente insinua la presunzione di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio. Satana li spinge a impossessarsi di qualcosa che , così dice , Dio vorrebbe negare loro per mantenerli sempre in uno stato di inferiorità. Questo affresco della Genesi è un capolavoro insuperato che rappresenta il dramma della libertà”.
Pertanto, ha posto in rilievo Papa Leone XIV: “Il Vangelo sembra rispondere all’antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo “sì” a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?. La scena delle tentazioni di Cristo, in fondo, affronta questo drammatico interrogativo”. Essa ci conduce a scoprire la vera umanità di Gesù che, come insegna la Costituzione conciliare “Gaudium et spes” rivela l’uomo a sé stesso: “Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”. Infatti vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo “sì” a Dio. Questa nuova umanità nasce dal fonte battesimale”.
Il Battesimo, quindi, ha spiegato il Pontefice, è un sacramento dinamico, “perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo” e “ perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà, perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo. Comprendiamo così la natura relazionale del Battesimo, che chiama a vivere l’amicizia con Gesù e, così, ad entrare nella sua comunione con il Padre. Questa relazione piena di grazia ci rende capaci di vivere anche un’autentica prossimità con gli altri, una libertà che , a differenza di quanto il diavolo propone a Gesù, non è ricerca del proprio potere, ma amore che si dona e che ci rende tutti fratelli e sorelle”.
L’unione e la prossimità, ha sottolineato il Santo Padre, si realizzano proprio nella Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, voluta da Papa Leone XIII e fatta erigere da Don Bosco, il quale aveva intuito la centralità del luogo , accanto alla Stazione Termini , “ crocevia unico della città, destinato a diventare nel tempo ancora più importante”.
Qui, infatti, ha proseguito Papa Leone XIV, “sono numerosi i giovani universitari, i pendolari che vanno e vengono per motivi di lavoro, gli immigrati in cerca di occupazione, i giovani rifugiati che hanno trovato nella sede qui a fianco, per iniziativa dei Salesiani, la possibilità di incontrare coetanei italiani e realizzare progetti di integrazione; e poi ci sono i nostri fratelli che non hanno una casa e che trovano accoglienza negli spazi della Caritas di via Marsala. In pochi metri si possono toccare le contraddizioni di questo tempo: la spensieratezza di chi parte e arriva con tutte le comodità e coloro che non hanno un tetto; le tante potenzialità di bene e una violenza dilagante; la voglia di lavorare onestamente e i commerci illeciti delle droghe e della prostituzione. La vostra parrocchia è chiamata a farsi carico di queste realtà, ad essere lievito di Vangelo nella pasta del territorio, a farsi segno di vicinanza e di carità”.
In ultimo, giunto a conclusione della Sua omelia, il Pontefice ha ringraziato i Salesiani “per l’opera instancabile che portano avanti ogni giorno”, incoraggiando tutti a “continuare ad essere proprio qui una piccola fiammella di luce e di speranza” e ha invocato il sostegno di Maria Ausiliatrice.
Al termine della celebrazione della Santa Messa, il Santo Padre, in una sala della Parrocchia del “Sacro Cuore di Gesù”, ha rivolto un saluto al Consiglio Pastorale parrocchiale e ha incontrato la Comunità dei Salesiani, per poi fare ritorno in Vaticano.
Alle 12:00, Papa Leone XIV, affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico, ha guidato la recita della preghiera dell’Angelus, dopo la quale ha rivolto un appello alla pace in Ucraina, alla vigilia del quarto anniversario del suo inizio, il 24 febbraio, affermando: “Sono passati ormai quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina. Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni. La pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace. Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.
Nel pomeriggio, invece, il Pontefice ha partecipato nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico alla prima meditazione degli Esercizi Spirituali di Quaresima con i cardinali residenti a Roma i capi dei Dicasteri della Curia Romana , predicati da S.E.R. Mons. Erik Varden, monaco dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e vescovo di Trondheim, che si concluderanno il 27 febbraio, sul tema: “Entrare in Quaresima”- “Illuminati da una gloria nascosta”.
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