di Federica Marengo venerdì 10 aprile 2026

-Nel pomeriggio di venerdì 3 aprile, venerdì Santo, Papa Leone XIV ha celebrato la Passione del Signore nella Basilica Vaticana. Dopo l’iniziale prostrazione del Pontefice davanti all’altare, la celebrazione è proseguita con la Liturgia della Parola, nella quale è stato letto il racconto della Passione secondo Giovanni e il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do Padre Roberto Pasolini ha pronunciato la Sua omelia, riflettendo sul mistero della Croce e su come i cristiani possano diventare quei servi che portano al mondo il messaggio della salvezza.
In un passaggio dell’omelia, Padre Pasolini ha sottolineato: “Davanti a questo mistero di morte e di gloria , è naturale per noi raccoglierci in silenzio e in preghiera. La croce di Cristo rischia però di rimanere incomprensibile, se la guardiamo come un fatto isolato, come un evento improvviso. In realtà, è il punto più alto di un cammino: il compimento di tutta una vita in cui Gesù ha imparato ad ascoltare e ad accogliere la voce del Padre, lasciandosi guidare giorno dopo giorno fino all’amore più grande. Per comprendere questo cammino, nei giorni della Settimana Santa, la liturgia ci ha fatto ascoltare i cosiddetti “canti del Servo del Signore”. Sono dei testi poetici in cui il profeta Isaia aveva tratteggiato la figura di un misterioso Servo attraverso cui Dio sarebbe stato capace di salvare il mondo dal male e dal peccato. La tradizione cristiana ha riconosciuto in questi canti una prefigurazione sorprendente e drammatica di quei passi che Gesù ha compiuto, identificandosi come quell’uomo “dei dolori che ben conosce il patire”, che “ha spogliato se stesso fino alla morte”, portando su di sé “il peccato di molti”.
Il Predicatore della Casa Pontificia , quindi, attraverso la figura del “misterioso servo”, ha delineato la vita di Gesù, che, realizzando la volontà del Padre, ha trasformato la crocifissione in salvezza, imparando ,nel percorso della croce, ad amare l’altro anche quando è un nemico.
Così, ha evidenziato Padre Pasolini, accade ancora oggi. Infatti, malgrado la sofferenza e la morte sembrino dominare nel mondo, senza che vi sia “una parola capace di tenere insieme il cammino dell’umanità”, esiste una “schiera silenziosa di persone che percorre la stessa strada del “Servo del Signore””, disposta ad accogliere i canti del Servo del Signore come “forma della propria vita”, come “spartito da seguire” e grazie a cui “il male non ha l’ultima parola” e il mondo viene continuamente salvato.
Al termine dell’omelia di Padre Pasolini, la Liturgia della Passione è proseguita con la Preghiera universale e l’adorazione della Santa Croce, per poi concludersi con la Santa Comunione.
In serata, Papa Leone XIV ha presieduto la Via Crucis al Colosseo, portando la croce lungo le quattordici stazioni della Passione, alla presenza di 30 mila fedeli e, ricordando il cammino di Cristo verso il Golgota, ripercorso con la preghiera e le meditazioni.
Nelle meditazioni , curate da Padre Patton, 168° custode di Terra Santa, in cui brani evangelici si sono alternati con brani dagli scritti di San Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario della sua morte, vi sono state ampie riflessioni sul mondo contemporaneo, segnato da violenze, guerre , ingiustizie e dal mancato rispetto della dignità umana e un invito all’umanità a riconoscere nel dolore di Cristo le ferite del presente e, insieme, a rinnovare la speranza nella Risurrezione.
A conclusione della processione della Via Crucis sul Colle Palatino, il Pontefice ha elevato al cielo la preghiera dell’Onnipotens, composta da San Francesco d’Assisi in chiusura della “Lettera a tutto l’Ordine”, per esortare a imitare Cristo.
Il Santo Padre, infatti, ha pregato affinché l’umanità conformi la propria volontà a quella di Dio, imitando Cristo, per giungere , attraverso la Sua grazia, all’incontro con Lui , “che vive e regna nella Trinità perfetta e nell’Unità”.
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