Ottava tappa del nostro tour attraverso il decumano maggiore del Centro storico di Napoli è : la Basilica di San Paolo Maggiore, adiacente e in parte incorporata nel Santuario di San Gaetano di Thiene, nella piazza omonima. L’edificio è stato eretto nell’area sulla quale nel I° secolo d.C. sorgeva il Tempio romano dei Dioscuri, fondato nel V° secolo a.C. dai Greci, di cui rimase in piedi, fino al terremoto del 1688, il fronte con sei colonne e un timpano completo di sculture. La struttura originaria della chiesa, risalente ai secoli VIII° e IX°, inglobava quindi la facciata del Tempio, con relativa iscrizione dedicatoria incisa sul fregio, e la decorazione del frontone. Poi, fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, la chiesa , inserita nel convento di San Gaetano di Thiene, fu ricostruita e abbellita da Francesco Grimaldi, Massimo Stanzione, Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Solimena, lasciando in facciata l’antico pronao del Tempio, che nel Settecento perse altre due colonne. Danneggiata nel 1943, durante un bombardamento degli Alleati, la Basilica fu ristrutturata nel 1962, quando furono rinvenuti resti dell’antico Tempio e un cimitero, visitabili tramite l’accesso da una porta sotto le scalinate principali della basilica.
di Federica Marengo domenica 24 novembre 2019

Foto: dissidenzaquotidiana.it
Neppure il tempo di uscire dal Santuario di San Gaetano di Thiene, e già ci troviamo dinanzi all’ingresso della Basilica di San Paolo Maggiore. Salita una delle due rampe di scale laterali che conducono all’entrata, vediamo la facciata, che ingloba i resti del Tempio romano dei Dioscuri (Castore e Polluce, figli di Zeus), databile intorno al I secolo d.C.,ma costruito su un edificio preesistente, eretto dai Greci nel V° secolo a.C.
La struttura originaria della chiesa, intitolata a San Paolo, risalente ai secoli VIII° e IX° e fondata alle spalle del pronao del Tempio, per celebrare la vittoria riportata dai napoletani sui Saraceni, comprendeva il fregio con iscrizione dedicatoria e la decorazione del frontone sorretta da sei colonne corinzie.
Poi, nel 1538 il Viceré spagnolo Pedro de Toledo diede la Basilica in concessione a Gaetano di Thiene, il quale vi si insediò con il suo nuovo ordine dei chierici regolari teatini, il quale ,nel 1580, solo dopo la morte del fondatore, guidato dal preposito, Padre Don Andrea Avellino, diede avvio alla ristrutturazione della chiesa, affidata all’architetto Francesco Grimaldi.
I primi interventi furono quelli per edificare il transetto e l’abside poligonale, cui seguirono, dopo una breve interruzione, i lavori per la costruzione delle navate,realizzate da Giovan Battista Cavagna e Giovan Giacomo di Conforto e ultimate nel 1630.
Numerosi, furono anche gli interventi decorativi e di abbellimento: nel 1642, infatti, il pittore Massimo Stanzione affrescò il soffitto della navata centrale e nel 1671 Dionisio Lazzari, in occasione delle celebrazioni per la canonizzazione di Gaetano di Thiene , realizzò una volta che collegava la facciata della chiesa e le colonne dell’antico Tempio pagano. Probabilmente, fu proprio a causa di questa modifica che la struttura dedicata ai Dioscuri, appesantita, non resistette al terremoto del 1688,perdendo quattro delle sei colonne corinzie.
Nel Settecento, tuttavia, i lavori di abbellimento proseguirono grazie all’operato di Domenico Antonio Vaccaro e Francesco Solimena , che riusarono i marmi antichi crollati con il terremoto, rilavorandoli e collocandoli all’interno, per rivestire il pavimento e le paraste (pilastri) della navata centrale, mentre Giuseppe Astarita, in vista della proclamazione a beato del Cardinale Paolo Burali d’Arezzo, eseguì altri rimaneggiamenti.
Infine, nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, un bombardamento aereo degli Alleati, danneggiò la chiesa, che riportò danni al tetto e all’area del transetto, crollati quasi del tutto, insieme a due delle quattro colonne corinzie rimanenti in facciata.
Elevata a “Basilica minore” nel 1951, da papa Pio XII°, e ,ristrutturata nel 1962, fu oggetto di interesse degli studiosi per il rinvenimento di resti dell’antico Tempio e di un cimitero a cui si accede da una porta posta sotto le scalinate principali dell’edificio, che conducono ad un altro ambiente: la chiesa del Santissimo Crocifisso, detta “la Sciabica”.
Tornando alla facciata della chiesa di San Paolo Maggiore, dobbiamo soffermarci sulla sua realizzazione, affidata all’architetto Angelo Guglielmelli, che inglobò nel progetto, lasciandole ai lati dell’ingresso principale, anche le due uniche colonne corinzie risalenti al Tempio dei Dioscuri, rimaste in piedi dopo il terremoto del 1688.
Sempre ai lati della facciata principale, ma più marginalmente, sono disposte in due nicchie, statue raffiguranti i Santi, Pietro, a sinistra e , Paolo, a destra, entrambe databili al 1671 e scolpite da Andrea Falcone.
Una volta entrati, invece, ci troviamo dinanzi un’aula con una pianta a croce latina,suddivisa in tre navate : la navata centrale e il transetto hanno una copertura ribassata a padiglione, mentre le navate minori sono coperte da cupolette ellittiche.

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Quanto al soffitto della navata centrale, danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, esso conserva i resti degli affreschi di Massimo Stanzione rappresentanti le “Storie dei Santi Pietro e Paolo” e la “Vittoria dei napoletani sui Saraceni”, eseguiti fra il 1643 e il 1644.
Sotto la volta, poi, tra i finestroni, scorgiamo le “Storie di San Gaetano di Andrea De Lione”, mentre sotto il cornicione della navata, gli affreschi su “Storie evangeliche di Santolo Cirillo”, dipinti nel 1737.
L’arco di accesso alla zona presbiteriale, invece, dipinto da Andrea Vaccaro,è affrescato con le figure dei Santi Pietro e Paolo,mentre i dipinti del soffitto del transetto e dell’abside sono andati quasi interamente perduti, conservando però alcuni stucchi. Secondo le fonti storiografiche, tali affreschi, avrebbero raffigurato la “Vita e la Passione di Cristo”, i “Santi protettori della città” e i “Dottori della chiesa greca e della chiesa latina”, tutti eseguiti da Belisario Corenzio.
Spostandoci poi sul lato sinistro della navata centrale , troviamo la statua dell’Angelo custode di Domenico Antonio Vaccaro, scolpita nel 1724 per la cappella omonima , (la terza della navata sinistra), ricostruita in seguito su progetto di Francesco Solimena e, sostituita nel XIX secolo con una statua di Cristo.
Sempre su progetto di Solimena, dopo la seconda cappella della navata di destra , una scala a doppia rampa conduce all’esterno della chiesa ed al Santuario dedicato a San Gaetano.
Presumibilmente di Alessio D’Elia,invece, gli affreschi dipinti lungo le pareti degli archi minori della navata, rappresentanti Angeli e Paesaggi.
Le navate laterali sono scandite da quattro cappelle, a cui si alternano altre cappelle più piccole che conservano cicli di affreschi , stucchi, sculture, presepi antichi e lapidi marmoree. Sei, invece, le cappelle del transetto, tre per lato, di cui : due, lungo le pareti frontali, e una posta lungo la parete presbiteriale al lato dell’abside.
Dalla seconda cappella frontale del transetto destro ,possibile poi raggiungere la Sacrestia, completamente affrescata da Francesco Solimena ,verso la fine del Seicento,con Angeli, Allegorie, Virtù e con la “Caduta di San Paolo e di Simon Mago” sulle pareti frontali.

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In ultimo, l’altare maggiore, realizzato nel 1775-1776 dal marmoraro Antonio di Lucca, con sculture di Giacomo e Angelo Viva, su disegno di Ferdinando Fuga, mentre sulla controfacciata è dipinto l’affresco di Santolo Cirillo, rappresentante la “Dedicazione del tempio di Salomone”.
Osservando più da vicino le cappelle delle navate laterali, a partire da quelle di sinistra, constatiamo che la prima cappella,(nell’aspetto attuale derivante dai lavori di ammodernamento realizzati alla fine del XVIII secolo da Giuseppe Candido) è dedicata al cardinale Santo, Carlo Borromeo. L’alto prelato è raffigurato anche sulla pala d’altare San Carlo Borromeo e San Giovanni Nepomuceno di Giuseppe Bonito.
La seconda cappella invece, è intitolata a San Giuseppe Maria Tomasi. Il Santo è ritratto insieme all’Immacolata Concezione sulla parete frontale nel dipinto di Desiderio de Angelis, mentre sulla parete laterale sinistra, vi è il Monumento funebre di Donato Tomasi e su quella destra il dipinto dedicato a Felice Tomasi, quest’ultimo committente dei due bassorilievi marmorei presenti all’esterno della cappella, rappresentanti Angela Vannucci e Annamaria Manforte.
A seguire, la cappella dei Santi Pietro e Paolo, che conserva la tavola cinquecentesca di Francesco Cicino, raffigurante la “Madonna con i Santi Pietro e Paolo”, accanto alla quale vi è il Monumento funebre con il busto del matematico Nicola Fergola.
Infine, la cappella della famiglia Flasconi o dell’Angelo Custode, nome , quest’ultimo, della scultura del Vaccaro che era ospitata in questo ambiente, e che oggi, invece, è esposta nella navata centrale della Basilica, di fronte alla cappella stessa.
Sulla parete di sinistra, poi, vi è un Monumento funebre di Angelo Viva ,databile al 1799, dedicato al Cardinale di Napoli, Giuseppe Zurlo. Le altre decorazioni, risalenti al 1772, sono opera di Giuseppe Candido.
Passati sul lato destro, la prima cappella in cui ci imbattiamo è quella intitolata al Beato Giovanni Marinoni, fondatore del Monte di Pietà, la quale custodisce un dipinto di Paolo de Majo, “Giovanni Marinoni rinuncia a diventare Vescovo di Napoli”, e due tele di Nicola Malinconico, “San Benedetto e San Paolino”.
La seconda cappella, invece, è dedicata alla “Natività”, e presenta sopra l’altare il dipinto cinquecentesco raffigurante l’ “Adorazione dei Pastori” di Giovan Angelo Crisculo, mentre alle pareti laterali sono collocati : a sinistra, un affresco e a destra, il Monumento funebre di Maria Beatrice Fierez Roediger.
La terza cappella è intitolata a San Gaetano di Thiene, fondatore dell’ordine dei teatini. Qui, i lavori interni ed esterni, quattro bassorilievi in stucco ,rappresentanti “Scene di vita di San Gaetano”, due dei quali collocati sulle pareti laterali della cappella e due, sulle colonne esterne, furono eseguiti nel 1805 da Angelo Viva, su commissione di Giuseppe Gonzaga.
Sulla parete frontale, poi, vi è un dipinto raffigurante San Gaetano , realizzato da autore anonimo della scuola di Andrea Vaccaro. Opera di Alessandro Fischetti, invece, gli affreschi della volta,databili alla seconda metà del Settecento, diversamente dai marmi, risalenti al Seicento.
La serie delle cappelle si conclude con quella della navata, chiamata : “cappella della Purità”. Quest’ultima fu costruita nel 1642 ,ma completata più tardi , con il solo scopo di ospitare la copia (l’originale è in convento) del dipinto della “Madonna della purità” di Luis de Morales, donato dal sacerdote Diego Di Bernardo y Mendoza all’ordine dei teatini nel 1641.
Alle pareti laterali, poi, gli affreschi di Massimo Stanzione “Riposo nella fuga in Egitto” e “Concezione della Vergine”, mentre nelle lunette vediamo la “Presentazione di Gesù al tempio” e la “Nascita di Maria” di Pacecco De Rosa.
Portandoci nella zona del transetto, scandita da sei cappelle per lato, sulla sinistra, vediamo la cappella dei Santi Pietro e Paolo, detta “dell’Immacolata o dei reliquiari”. L’ambiente, costruito in seguito a un ampliamento della Basilica, effettuato alla fine del XVI° secolo, infatti, presenta due reliquiari e affreschi di Nicola Maria Rossi nella volta e nelle lunette , databili intorno alla prima metà del Settecento.
La seconda cappella, anonima e senza intitolazione, lungo la parete frontale, rimaneggiata a causa di un bombardamento nel periodo bellico, conserva alcune tele dipinte da Santolo Cirillo.
L’ultima cappella, la cappella Firrao, eretta per volontà dell’omonima famiglia , è collocata lungo la parete presbiteriale, a sinistra dell’abside, e presenta rivestimenti parietali a marmi policromi realizzati nel 1640 da Dionisio Lazzari, in collaborazione con Francesco Valentino e Simone Tacca.
Sul lato destro invece, la prima cappella del transetto è quella del Beato Paolo Burali d’Arezzo. Voluta nel 1773, per consacrare l’allora cardinale arcivescovo di Napoli, presenta un ambiente realizzato da diversi esponenti vicini al Vanvitelli. Il sepolcro di marmo, che ospita il beato fu eseguito da Antonio di Lucca, mentre le pitture interne furono realizzate da Jacopo Cestaro,che dipinse il “Beato Paolo Burali d’Arezzo in orazione davanti alla Vergine” ed il ciclo di affreschi collocato sul soffitto. Sulla parete di sinistra, invece, affreschi di Paolo De Matteis.
La seconda cappella , anonima come quella del transetto sinistro, e rimaneggiata a seguito dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale,conserva alcune tele di Santolo Cirillo e sulla sinistra , presenta una porta che dà accesso alla sacrestia.
L’antisacrestia, invece, conserva dipinti e mobilia seicenteschi , tra cui una “Madonna con i Santi Caterina e Antonio” , realizzato da Giuseppe Tomajuolo. La porta ad angolo di sinistra della sala, invece, conduce alla Sacrestia di Solimena.
Ultima cappella, lungo la parete presbiteriale, a destra dell’abside,è quella di Sant’Andrea d’Avellino. L’ambiente conserva diverse donazioni fatte dai teatini nel corso degli anni e la cassa di ottone dorato dentro la quale sono conservate le spoglie del Santo, che quivi morì nel 1608.
Le decorazioni marmoree, risalenti alla fine del XVII° secolo, furono realizzate da Dionisio Lazzari e Nicola Tammaro. Lavori di ammodernamento furono poi eseguiti da Domenico Antonio Vaccaro,che realizzò i gradini dell’altare e la custodia dell’ampolla entro cui è custodito il sangue del Santo.
Le pareti laterali, invece, presentano due bassorilievi di Angelo Viva ,databili al 1805, raffiguranti “Avvenimenti della vita del Santo”, mentre la cupola presenta stucchi e affreschi di Giuseppe Marullo, rappresentanti i “Miracoli di Sant’Andrea d’Avellino”. Il dipinto posto sopra il sepolcro, raffigurante “Sant’Andrea tra gli angeli” è di Paolo Finoglio.
Adiacenti al convento annesso alla Basilica, vi sono due chiostri: quello piccolo, sul lato sinistro del complesso,caratterizzato da colonne antiche appartenenti all’originaria chiesa paleocristiana edificata sulle rovine del Tempio greco-romano dei Dioscuri e il chiostro grande, alle spalle dell’abside , il quale ospita l’Archivio Notarile di Napoli, conservando al suo interno protocolli notarili della città dal XVIII° secolo a oggi.
Terminata la nostra visita, ancora meravigliati dalla commistione di elementi artistici appartenenti a epoche diverse (classica, paleocristiana e barocca), presenti sia all’esterno che all’interno della Basilica, , usciamo dall’edificio e continuiamo il nostro tour nel centro storico di Napoli, lungo il Decumano maggiore, in via dei Tribunali.
Neppure pochi metri, e già siamo arrivati alla nostra nona tappa, che si prospetta essere un “viaggio nel viaggio”, attraverso l’arte, la religione, il mistero ,la superstizione e il folclore.
Scopriremo, infatti, qualcosa di più sulla Chiesa di Santa Maria del Purgatorio ad Arco, custode del culto antico delle “Anime del Purgatorio”, dette anche: “anime pezzentelle”.
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