di Federica Marengo sabato 20 luglio 2024

-Un nuovo ritrovamento all’interno del Parco Archeologico di Pompei, ha fornito informazioni sulla società romana di epoca imperiale. Infatti, nel corso di lavori per la realizzazione di un’intercapedine introdotta allo scopo di risanare dai danni causati dall’umidità gli ambienti sotterranei dell’edificio di San Paolino, designato come sede della biblioteca del sito, è emersa una tomba a forma di semicerchio, la cosiddetta tomba “a schola”.
Si tratta di un panchina a forma emiciclica in tufo, decorata alle estremità con zampe di leone , sul cui schienale è incisa un’iscrizione che rivela l’identità del defunto per cui è stata eretta: Numerio Agrestino, figlio di Numerio, tribuno militare, prefetto del genio militare , per due volte diumviro, (la più alta magistratura della città), che il consiglio dei decurioni , tramite decreto, decise di onorare con un monumento sul suolo pubblico.
L’iscrizione, è stata interpretata dalla Professoressa Maria Chiara Scappaticcio, ordinaria di Lingua e Letteratura Latina presso l’Università Federico II di Napoli e dal Professor Alberto Dalla Rosa , ordinario di Storia Romana all’Université Bordeaux Montaigne, e tale interpretazione ha reso possibile collocare cronologicamente il monumento funerario ai tempi del regno dell’imperatore Augusto (27°a.C.-14 d.C.).
Tuttavia, Numerio Agrestino era già noto per essere stato citato in un’altra iscrizione funeraria presso la necropoli di Porta Nocera, dove la moglie, Veia Barchilla, aveva fatto erigere una tomba di famiglia di forma cilindrica. In tale iscrizione, però, non viene citata la carica di “praefectus Autrygonum”, ovvero: “prefetto degli Autrygoni o Autorigoni”, un popolo delle regioni settentrionali dell’ Hispania (la Spagna), teatro, fra il 29 e il 19 a.C. ,delle guerre cantabriche, condotte da Augusto per completare la conquista della penisola iberica. Si tratta di una carica fino ad oggi mai attestata , che rivela l’organizzazione del potere romano nell’epoca di passaggio verso l’Impero.
A spiegarlo è il Direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel che, in merito a tale scoperta, ha detto: “Vediamo emergere qui la rete del potere che collegava le élites dell’impero, ai cui membri chiedeva l’impegno nelle aree di conflitto, con la promessa di ricompense economiche, ma soprattutto di prestigio sociale nella comunità di residenza. Aver ricoperto ben due volte la magistratura più alta di Pompei, il duumvirato, ed essere stato onorato con un monumento funerario su suolo pubblico, sono espressioni di riconoscimento e lealtà verso qualcuno che si era letteralmente battuto in prima linea per la causa dell’impero. La scoperta inattesa di questo monumento è l’ennesimo esempio di come a Pompei la tutela, la ricerca e la valorizzazione siano strettamente intrecciate tra di loro”.
Sempre al riguardo, il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, ha dichiarato: “La scoperta della tomba di Numerius Agrestinus rappresenta un ulteriore, importante risultato di un progetto connesso alla ristrutturazione degli edifici demaniali nell’area di San Paolino, che già nel 2017, nell’ambito del Grande progetto Pompei, sotto la mia direzione, ha permesso di portare in luce straordinari rinvenimenti. Questo ritrovamento, così come quello, risalente ad alcuni anni fa, nella stessa area, della tomba monumentale di Nigidius Alleius Maius, con un’iscrizione funeraria che si sviluppa per 4 metri, la più lunga mai scoperta in città, contribuisce a gettare nuova luce sulla storia e sulla società dell’antica Pompei. Si tratta di scoperte che rappresentano occasioni di conoscenza, ma anche di valorizzazione di uno straordinario patrimonio archeologico, fondamentale per preservare la memoria del passato e per trasmetterla alle generazioni future”.
Infine, il nuovo ritrovamento è stato così commentato dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano: “Con questo ritrovamento il sito di Pompei si conferma un luogo di primaria importanza per ampliare la nostra conoscenza e comprendere al meglio la società dell’epoca. Per questo motivo ho fortemente voluto che nell’ultima Legge di Bilancio ci fossero risorse per una campagna di scavo nazionale per ampliare gli scavi in diversi parchi archeologici. A Pompei, in particolare, in questo momento ci sono diversi cantieri come mai era accaduto nei decenni scorsi. Mi piace ricordare, a questo proposito, gli scavi di Civita Giuliana che ho visitato di recente, area strappata all’attività illegale dei tombaroli e recuperata grazie a un accordo tra il Parco archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Pompei sempre di più si può considerare come un modello di gestione e conservazione del patrimonio culturale italiano, certificato anche dalla Commissaria europea per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira, che ha visitato con me il sito il 4 ottobre scorso e si è complimentata per l’utilizzo dei fondi del finanziamento ‘Grande Progetto Pompei’”.
Ora, l’obiettivo dei responsabili del Parco Archeologico di Pompei è quello di ampliare lo scavo e di musealizzare, ovvero rendere visitabile al pubblico, il monumento funerario.
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