di Federica Marengo sabato 21 febbraio 2026

-Nel pomeriggio di mercoledì 18 febbraio, Papa Leone XIV ha celebrato la Santa Messa, con il Rito della benedizione e dell’imposizione delle Ceneri, presso la Basilica di Santa Sabina all’Aventino.
La Santa Messa, che ha segnato l’inizio della Quaresima, è stata preceduta da un momento di preghiera, svoltosi nella vicina chiesa di Sant’Anselmo, cui è seguita la processione penitenziale diretta verso la chiesa dei Padri Domenicani.
Presenti alla celebrazione nella forma delle “Stazioni” romane : Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, i Monaci Benedettini di Sant’Anselmo, i Padri Domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli.
Il Pontefice, proclamato il brano evangelico odierno nell’ambito della Liturgia della Parola, ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, commentando il brano biblico tratto dal Libro del Profeta Gioele, ha sottolineato come il tempo della Quaresima sia “un tempo forte di comunità”, per riscoprire “la gioia di essere Chiesa”, “comunità convocata per ascoltate la Parola di Dio” e per “radunare le persone e sentirsi popolo, non in modo nazionalistico e aggressivo, ma nella comunione in cui ognuno trova il proprio posto” e “riconosce i propri peccati, cioè che il male non viene da presunti nemici, ma ha toccato i cuori, è dentro la propria vita e va affrontato in una coraggiosa assunzione di responsabilità”, “atteggiamento controcorrente”, ma che “costituisce una vera e propria alternativa, onesta e attraente”.
Il Santo Padre, quindi, ha evidenziato come il tempo di Quaresima dia la possibilità di opporre la conversione al peccato, che “è personale”, ma che “prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso”, rimarcando come il ravvedimento sia raro negli adulti, nelle imprese, nelle istituzioni, e più frequente, invece, nei giovani, in grado di “cogliere distintamente che un modo di vivere più giusto è possibile e che esistono delle responsabilità per ciò che nella Chiesa e nel mondo non va”.
Papa Leone XIV , poi, ha ricordato che Papa San Paolo VI, a poche settimane dalla conclusione del Concilio Vaticano II, “ volle celebrare pubblicamente il Rito delle ceneri, rendendo visibile a tutti, nel corso di un’Udienza generale nella Basilica di San Pietro, il gesto che anche oggi stiamo per compiere. Ne parlò come di una “severa e impressionante cerimonia penitenziale” , che urta il senso comune e, allo stesso tempo ,intercetta le domande della cultura”; come di un “severo richiamo alla verità”, che “ci riporta alla visione giusta della nostra esistenza e del nostro destino” e, infine, come di “ una pedagogia penitenziale” , che “sorprende l’uomo moderno sotto due aspetti”: il primo, “quello della sua immensa capacità di illusione, di auto-suggestione, di inganno sistematico di sé stesso sopra la realtà della vita e dei suoi valori” e secondo aspetto, quello di “un fondamentale pessimismo”, “l’ineluttabile vanità di ogni cosa, l’immensa tristezza della vita, la metafisica dell’assurdo e del nulla”.
Da ciò, il Pontefice ha sottolineato: “Noi ,oggi ,possiamo riconoscere la profezia che queste parole contenevano, e sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura. “Dov’è il loro Dio?”, si chiedono i popoli. Sì, carissimi, ce lo chiede la storia, e prima ancora la coscienza: chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione. Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire. Allora il Triduo pasquale, che celebreremo al culmine del cammino quaresimale, sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato. Lo farà avendoci coinvolto, attraverso la penitenza, nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio”.
In ultimo, al termine della Sua omelia, il Santo Padre ha evidenziato come i martiri siano stati “pionieri del cammino verso la Pasqua”, rievocati attraverso le stationes quaresimali su cui sorgono le basiliche di Roma, che costituiscono una sollecitazione a mettersi sulle tracce “di chi ha scelto la via delle Beatitudini e ne ha portato fino in fondo le conseguenze”.
Per cui, ha concluso Papa Leone XIV: “ La Quaresima, come ci ha suggerito il Vangelo, liberandoci dal voler essere visti a tutti i costi , ci insegna a vedere piuttosto ciò che nasce, ciò che cresce, e ci sospinge a servirlo. È la sintonia profonda, che, nel segreto di chi digiuna, prega e ama, si stabilisce col Dio della vita, il Padre nostro e di tutti. A Lui, riorientiamo, con sobrietà e con gioia, tutto il nostro essere, tutto il nostro cuore”.
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