di Federica Marengo sabato 5 aprile 2025

-Nelle giornate dell’8 e del 9 marzo, si è svolto il Giubileo del mondo del Volontariato, delle onlus e delle organizzazioni no profit. Sabato 8 marzo, in mattinata, si è tenuto il pellegrinaggio alla Porta Santa della Basilica di San Pietro e, nel pomeriggio, gli incontri: “Dialoghi con la città”, nelle piazze di Roma.
Inoltre, sempre nella giornata dell’8 marzo,in occasione del 50° anniversario della fondazione del Movimento per la Vita, è stata celebrata dal segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Parolin, una messa nella Basilica di San Pietro, nella quale è stato letto un messaggio di Papa Francesco, allora, ancora ricoverato presso il Policlinico Gemelli per via di un’infezione respiratoria.
Nel Suo messaggio, datato 5 marzo e diffuso dalla sala stampa vaticana, il Pontefice, ringraziando la Presidente Marina Casini e il Direttivo, ha ricordato la storia del Movimento, nato nel 1975 ad opera di Carlo Casini, come Centro di Aiuto alla Vita, cui si sono aggiunte le Case di Accoglienza, i servizi SOS alla Vita, il Progetto Gemma e il Culle per la Vita, “per promuovere a tutti i livelli della società la cultura dell’accoglienza e dei diritti dell’uomo”.
Papa Francesco ha poi incoraggiato il Movimento a “portare avanti la tutela sociale della maternità e l’accoglienza della vita umana in ogni sua fase”, sottolineando: “In questo mezzo secolo, mentre sono diminuiti alcuni pregiudizi ideologici ed è cresciuta tra i giovani la sensibilità per la cura del creato, purtroppo si è diffusa la cultura dello scarto. Pertanto, c’è ancora e più che mai bisogno di persone di ogni età che si spendano concretamente al servizio della vita umana, soprattutto quando è più fragile e vulnerabile; perché essa è sacra, creata da Dio per un destino grande e bello; e perché una società giusta non si costruisce eliminando i nascituri indesiderati, gli anziani non più autonomi o i malati incurabili. […]. È sotto gli occhi di tutti, infatti, come oggi la società sia strutturata sulle categorie del possedere, del fare, del produrre, dell’apparire. Il vostro impegno, in armonia con quello di tutta la Chiesa, indica una progettualità diversa, che pone al centro la dignità della persona e privilegia chi è più debole. Il concepito rappresenta, per eccellenza, ogni uomo e donna che non conta, che non ha voce. Mettersi dalla sua parte significa farsi solidali con tutti gli scartati del mondo. E lo sguardo del cuore che lo riconosce come uno o una di noi è la leva che muove questa progettualità. Continuate a scommettere sulle donne, sulla loro capacità di accoglienza, di generosità e di coraggio. Le donne devono poter contare sul sostegno dell’intera comunità civile ed ecclesiale, e i Centri di Aiuto alla Vita possono diventare un punto di riferimento per tutti. Vi ringrazio per le pagine di speranza e di tenerezza che aiutate a scrivere nel libro della storia e che rimangono incancellabili: portano e porteranno tanti frutti”.
Infine, il Santo Padre ha affidato il Movimento alla Vergine Maria e all’intercessione di Santa Madre Teresa di Calcutta , presidente spirituale dei Movimenti per la Vita nel mondo.
Domenica 9 marzo, invece, prima domenica di Quaresima, il cardinale Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha celebrato in piazza San Pietro la messa per il Giubileo del mondo del Volontariato e ha letto l’omelia preparata da Papa Francesco a commento dei passi del Vangelo odierni, tratti dall’evangelista Luca (4,1-13) che raccontano delle tentazioni di Gesù nel deserto.
Papa Francesco, dunque, nella Sua omelia, ha parlato delle tentazioni di Gesù e, parallelamente, delle nostre, spiegando: “Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto. Ogni anno, il nostro cammino di Quaresima inizia seguendo il Signore in questo spazio, che Egli attraversa e trasforma per noi. Quando Gesù entra nel deserto, infatti, accade un cambiamento decisivo: il luogo del silenzio diventa ambiente dell’ascolto. Un ascolto messo alla prova, perché occorre scegliere a chi dare retta tra due voci del tutto contrarie. Proponendoci questo esercizio, il Vangelo attesta che il cammino di Gesù inizia con un atto di obbedienza: è lo Spirito Santo, la stessa forza di Dio, che lo conduce dove nulla di buono cresce dalla terra né piove dal cielo. Nel deserto, l’uomo sperimenta la propria indigenza materiale e spirituale, il bisogno di pane e di parola. Anche Gesù, vero uomo, ha fame e per quaranta giorni è tentato da una parola che non viene affatto dallo Spirito Santo, bensì da quello malvagio, dal diavolo. Appena entrati nei quaranta giorni di Quaresima, riflettiamo sul fatto che pure noi siamo tentati, ma non siamo soli: con noi c’è Gesù, che ci apre la via attraverso il deserto. Il Figlio di Dio fatto uomo non si limita a darci un modello nel combattimento contro il male. Ben di più: ci dona la forza per resistere ai suoi assalti e perseverare nel cammino”.
Poi, il Pontefice ha indicato tre caratteristiche della tentazione di Gesù: “ l’inizio, il modo, l’esito”.
Riguardo “l’inizio”, Papa Francesco ha sottolineato che: “ La tentazione di Gesù è voluta: il Signore va nel deserto non per spavalderia, per dimostrare quanto è forte, ma per la sua filiale disponibilità verso lo Spirito del Padre, alla cui guida corrisponde con prontezza. La nostra tentazione, invece, è subita: il male precede la nostra libertà, la corrompe intimamente come un’ombra interiore e un’insidia costante. Mentre chiediamo a Dio di non abbandonarci nella tentazione, ricordiamoci che Egli ha già esaudito questa preghiera mediante Gesù, il Verbo incarnato per restare con noi, sempre. Il Signore ci è vicino e si prende cura di noi soprattutto nel luogo della prova e del sospetto, cioè quando alza la voce il tentatore. Costui è padre della menzogna, corrotto e corruttore, perché conosce la parola di Dio, ma non la capisce. Anzi, la distorce: come dai tempi di Adamo, nel giardino dell’Eden, così fa ora contro il nuovo Adamo, Gesù, nel deserto”.
Quanto al “ modo col quale Cristo viene tentato, cioè nella relazione con Dio, il Padre suo”, Papa Francesco ha detto: “Il diavolo è colui che separa, il divisore, mentre Gesù è colui che unisce Dio e uomo, il mediatore. Nella sua perversione, il demonio vuole distruggere questo legame, facendo di Gesù un privilegiato: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. E ancora: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù dal pinnacolo del Tempio”. Davanti a queste tentazioni Gesù, il Figlio di Dio, decide in che modo essere figlio. Nello Spirito che lo guida, la sua scelta rivela come vuole vivere la propria relazione filiale col Padre. Ecco cosa decide il Signore: questo legame unico ed esclusivo con Dio, del quale è l’Unigenito Figlio, diventa una relazione che coinvolge tutti, senza escludere nessuno. La relazione col Padre è il dono che Gesù condivide nel mondo per la nostra salvezza, non un tesoro geloso da vantare per ottenere successo e attrarre seguaci. Anche noi veniamo tentati nella relazione con Dio, ma all’opposto. Il diavolo, infatti, sibila alle nostre orecchie che Dio non è davvero nostro Padre; che in realtà ci ha abbandonati. Satana mira a convincerci che per gli affamati non c’è pane, tanto meno dalle pietre, né gli angeli ci soccorrono nelle disgrazie. Semmai, il mondo sta in mano a potenze malvagie, che schiacciano i popoli con l’arroganza dei loro calcoli e la violenza della guerra. Proprio mentre il demonio vorrebbe far credere che il Signore è lontano da noi, portandoci alla disperazione, Dio viene ancora più vicino a noi, dando la sua vita per la redenzione del mondo”.
Terza caratteristica : “l’esito della tentazione di Gesù”, che vede il male, il diavolo respinto e sconfitto, anche se esso tornerà sul Golgota per chiedere a Gesù: “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla Croce” e per poi essere vinto definitivamente da Cristo con la Sua Pasqua di morte e di Risurrezione.
Da qui, ha evidenziato il Pontefice, “Riconosciamo che l’esito della nostra prova è diverso. Davanti alla tentazione, noi talvolta cadiamo: siamo tutti peccatori. La sconfitta, però, non è definitiva, perché Dio ci solleva da ogni caduta con il suo perdono, infinitamente grande nell’amore. La nostra prova non finisce dunque con un fallimento, perché in Cristo veniamo redenti dal male. Attraversando con Lui il deserto, percorriamo una via dove non ne era tracciata alcuna: Gesù stesso apre per noi questa strada nuova, di liberazione e di riscatto. Seguendo con fede il Signore, da vagabondi diventiamo pellegrini”.
Infine, Papa Francesco, rivolgendosi direttamente ai volontari e alle volontarie, li ha salutati e ringrazianti, in quanto, “sull’esempio di Gesù servono il prossimo senza servirsi del prossimo” e con la loro dedizione “per strada e tra le case, accanto ai malati, ai sofferenti, ai carcerati, coi giovani e con gli anziani, infondono speranza a tutta la società”, facendo sì che “ Nei deserti della povertà e della solitudine, tanti piccoli gesti di servizio gratuito” facciano “fiorire germogli di umanità nuova: quel giardino che Dio ha sognato e continua a sognare per tutti noi”.
A seguire, al termine della messa, è stato diffuso dalla sala stampa e dai media vaticani il testo dell’Angelus, preparato dal Pontefice, nel quale ,ricordando l’inizio della Quaresima, “l’itinerario penitenziale di quaranta giorni” verso la Pasqua, il Papa ha invitato i fedeli e le fedeli a impegnarsi, “ perché sia un tempo di purificazione e di rinnovamento spirituale, un cammino di crescita nella fede, nella speranza e nella carità”.
Il Pontefice ha poi ricordato il Giubileo del mondo del Volontariato appena celebrato, sottolineando: “Nelle nostre società troppo asservite alle logiche del mercato, dove tutto rischia di essere soggetto al criterio dell’interesse e alla ricerca del profitto, il volontariato è profezia e segno di speranza, perché testimonia il primato della gratuità, della solidarietà e del servizio ai più bisognosi. A quanti si impegnano in questo campo esprimo la mia gratitudine: grazie per l’offerta del vostro tempo e delle vostre capacità; grazie per la vicinanza e la tenerezza con cui vi prendete cura degli altri, risvegliando in loro la speranza”.
Ancora, Papa Francesco ha parlato del Suo “prolungato” ricovero in ospedale, affermando: “anch’io sperimento la premura del servizio e la tenerezza della cura, in particolare da parte dei medici e degli operatori sanitari, che ringrazio di cuore. E mentre sono qui, penso a tante persone che in diversi modi stanno vicino agli ammalati e sono per loro un segno della presenza del Signore. Abbiamo bisogno di questo, del “miracolo della tenerezza”, che accompagna chi è nella prova portando un po’ di luce nella notte del dolore. Vorrei ringraziare tutti coloro che mi stanno mostrando la loro vicinanza nella preghiera: grazie di cuore a tutti!. Prego anch’io per voi. E mi unisco spiritualmente a quanti nei prossimi giorni parteciperanno agli Esercizi spirituali della Curia romana”.
In ultimo, affidando tutti alla “materna intercessione della Vergine Maria”, il Santo Padre ha nuovamente invocato il dono della pace “in particolare nella martoriata Ucraina, in Palestina, in Israele, nel Libano e nel Myanmar, in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo”, evidenziando la “preoccupazione per la ripresa delle violenze in alcune zone della Siria”, auspicando che “cessino definitivamente, nel pieno rispetto di tutte le componenti etniche e religiose della società, specialmente dei civili”.
©Riproduzione riservata