di Federica Marengo lunedì 23 marzo 2026

-Domenica 15 marzo, IV° domenica di Quaresima, domenica del “Laetare” (della gioia per l’avvicinarsi della Pasqua di Risurrezione) Papa Leone XIV, si è recato in visita pastorale presso la Parrocchia del “Sacro Cuore di Gesù” a Ponte Mammolo.
Prima di presiedere la Santa Messa, il Pontefice ha incontrato bambini e bambine del Catechismo e anziani e ammalti nel Campo sportivo e nell’oratorio ,attiguo alla Parrocchia, dove ha tenuto un breve discorso nel quale ha sottolineato l’importanza dell’amore e della carità, come “espressione così grande di Dio infinito”, ringraziando la Caritas, operante presso la Parrocchia, per l’aiuto a immigrati, ammalati, persone senza lavoro e senza dimora, in quanto “segno di speranza in un mondo dove tante volte il dolore, la sofferenza, le difficoltà, sono troppo grandi”.
Poi, Papa Leone XIV ha celebrato la Santa Messa, nella quale, proclamato il Vangelo, ha pronunciato la Sua omelia, incentrata sul brano evangelico del giorno, ovvero l’episodio dell’incontro tra Gesù e il cieco nato, evidenziando come il messaggio sia che ,“al di là di qualsiasi abisso in cui l’uomo possa cadere, a causa dei suoi peccati, Cristo viene a portare un chiarore più forte, capace di liberarlo dalla cecità del male, perché inizi una vita nuova”.
Da qui, il Pontefice ha paragonato l’incontro tra Gesù e il cieco nato a “un parto, grazie al quale il cieco , come un bambino che viene alla luce, scopre un mondo nuovo, vedendo sé stesso, gli altri e la vita con gli occhi di Dio”, occhi che superano “ i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista”.
Gesù, infatti, ha continuato il Santo Padre, “non fa così: guarda il cieco con amore, non come un essere inferiore o una presenza fastidiosa, ma come una persona cara e bisognosa di aiuto. Così il loro incontro diventa un’occasione perché in tutti si manifesti l’opera di Dio”.
Quindi, ha evidenziato il Pontefice: “Nel “segno”, nel miracolo, Gesù rivela la sua potenza divina e l’uomo, quasi ripercorrendo i gesti della creazione , il fango, la saliva , torna a mostrare pienamente la sua bellezza e dignità di creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Così, recuperando la vista, diventa testimone di luce. Certo, questo, implica una fatica: deve abituarsi a tante cose prima sconosciute, imparare a distinguere i colori e le forme, reimpostare le sue relazioni, e non è facile. Anzi, l’ostilità che lo circonda cresce, lo provoca, e nemmeno i suoi genitori hanno il coraggio di difenderlo. Sembra quasi, assurdamente, che chi gli sta vicino voglia annullare quanto è accaduto. Non solo: nell’interrogatorio a cui è sottoposto il cieco che ora ci vede, chi viene processato è soprattutto Gesù, accusato d’aver violato, per guarirlo, il giorno di sabato”.
Ciò, per Papa Leone XIV, “rivela un’altra cecità, diversa e ancora più grave: quella di non vedere, proprio davanti a sé, il volto Dio, per cui barattano la possibilità di un incontro salvifico con la sterile sicurezza che dà loro l’osservanza legalistica di una disciplina formale. Di fronte a tale ottusità Gesù non si ferma, mostrando che non c’è “sabato” che possa ostacolare un atto d’amore. Del resto il senso del riposo sabbatico, per il popolo d’Israele – e per noi della domenica, giorno del Signore , è proprio quello di celebrare il mistero della vita come un dono, di fronte al quale nessuno può ignorare il grido di aiuto del fratello e della sorella che soffrono. Forse, a volte, in tal senso, ciechi possiamo esserlo anche noi, quando non ci accorgiamo degli altri e dei loro problemi. Gesù, invece, ci chiede di vivere in modo diverso, come ben aveva compreso la prima comunità cristiana, in cui i fratelli e le sorelle, costanti nella preghiera, condividevano tutto con gioia e semplicità di cuore. Non che mancassero, nemmeno a quei tempi, tribolazioni e ostacoli. Ma loro non si arrendevano: forti del dono del Battesimo, si sforzavano lo stesso di vivere come nuove creature, vivendo in comunione e in pace con tutti e trovando nella comunità una famiglia che li accompagnava e sosteneva”.
Così come accade presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, ha sottolineato Papa Leone XIV, dove da novant’anni si vive tale missione con fedeltà, “con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà”.
Infine, giunto a conclusione della Sua omelia, il Santo Padre, rivolgendosi alla comunità parrocchiale, affidata al Sacro Cuore di Gesù, ha detto: “So che aiutate tanti fratelli e sorelle, provenienti da altri Paesi, a inserirsi qui: a imparare la lingua, a trovare una casa dignitosa e a esercitare un lavoro onesto e sicuro. Non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi. Sono però al corrente di quanto tutti voi vi impegnate a far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative. Così come mi è nota la vitalità e la generosità con cui vi spendete per l’educazione dei giovani e dei ragazzi, con l’oratorio e con altre proposte formative. Sant’Agostino, parlando del volto di Dio, di cui siamo chiamati ad essere specchio nel mondo, diceva ai cristiani del suo tempo: «Quale volto ha l’amore? Quale forma, quale statura, quali piedi, quali mani?. Ha i piedi, che conducono alla Chiesa; ha le mani, che donano ai poveri; ha gli occhi, coi quali si viene a conoscere colui che è nel bisogno” e aggiungeva, riferendosi alla carità: “Tenetela, abbracciatela: niente è più dolce di essa”. Carissimi fratelli e sorelle, ecco il dono di luce che vi è affidato, perché lo facciate crescere in voi e tra voi in tutta la sua dolcezza e lo diffondiate nel mondo, con la preghiera, la frequenza ai Sacramenti e la carità. Continuate ad impegnarvi così nel vostro cammino”.
Al termine della Santa Messa e dello scambio di doni, il Pontefice ha incontrato il Consiglio Pastorale parrocchiale e ha salutato la comunità dei fedeli e delle fedeli.
Sempre domenica 15 marzo, a mezzogiorno, Papa Leone XIV, affacciato dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico, ha recitato l’Angelus ,insieme con i fedeli e le fedeli e i pellegrini in Piazza San Pietro.
Dopo la preghiera mariana, il Pontefice ha lanciato nuovamente un appello per la pace e per il cessate il fuoco in Medio Oriente e in Libano , auspicando la riapertura di percorsi di dialogo e, sottolineando come la violenza “non possa mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono”.
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