di Federica Marengo mercoledì 18 febbraio 2026

–Sono ripresi stamane, in un hotel di Ginevra, i negoziati tra le delegazioni ucraina, guidata dal segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale di Kiev, Umerov , e russa, guidata dall’assistente presidenziale, Medinsky, mediati dagli USA e, iniziati ieri.
Al termine dei colloqui, il capo-delegazione di Kiev, Umerov, ha fatto sapere che le trattative sono state “sostanziali” e che “sono state chiarite diverse questioni”, sottolineando che “vi sono stati progressi” e che “l’obiettivo dell’Ucraina rimane una pace giusta e sostenibile”.
Secondo quanto riportato da Sky News, il Presidente ucraino Zelensky, commentando l’esito dei negoziati, ha evidenziato che le parti si sono dimostrate “costruttive” riguardo l’aspetto militare dei colloqui, e che, raggiunto un accordo su quai tutto, in caso di cessate il fuoco, il monitoraggio coinvolgerà sicuramente la parte americana, mentre permangono differenze fondamentali sulla dimensione politica dei colloqui, come quella territoriale, per cui si andrà avanti con il dialogo e le discussioni.
Già ieri, finita la prima giornata di colloqui, nella quale vi erano stati anche incontri della delegazione ucraina con i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia , Italia e Germania, e con rappresentanti USA, il leader di Kiev aveva affermato che gli incontri erano stati difficili.
Sul tavolo, infatti, continua ad esservi la questione delle concessioni territoriali ucraine in cambio di solide garanzie di sicurezza occidentali. In particolare, Mosca chiede la cessione del Donbass e il ritiro delle forze di Kiev dalle aree ancora presidiate nella regione del Donetsk, richiesta respinta dall’Ucraina.
Il capodelegazione russa, Medinsky ha definito i colloqui trilaterali : “Difficili, ma professionali”, confermando che il prossimo incontro per la risoluzione del conflitto in Ucraina “avrà luogo presto”, seguito dal portavoce del Cremlino, Peskov, che ha dichiarato che il Presidente Putin riceve aggiornamenti diretti sui progressi dei colloqui sull’Ucraina e che “E’ troppo presto per esprimere valutazioni sui progressi compiuti nel secondo round dei negoziati”.
Intanto, nella consueta conferenza stampa, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Zakharova, ha respinto la possibilità di una tregua da parte di Mosca , perché la pausa servirebbe all’Ucraina per riarmarsi e ha sottolineato che i Paesi dell’Ue vogliono continuare la guerra, poiché hanno ribadito il sostegno militare a Kiev, nonostante i negoziati di pace in corso.
L’inviato speciale USA, Witkoff, presente a Ginevra, in un post social, ha fatto sapere che nei colloqui vi sono stati progressi significativi , in quanto: “Il successo del presidente Trump nel riunire le due parti di questa guerra ha portato a progressi significativi” e che “Le due parti hanno accettato di aggiornare i rispettivi leader e di continuare ad adoperarsi per raggiungere un accordo”.
Negli USA, proprio il Presidente Trump, in pressing su Kiev per una risoluzione rapida dei negoziati, ieri, ha avuto un colloquio telefonico con il Premier britannico Starmer, in cui i due leader hanno parlato di Medio Oriente , ma anche della situazione in Ucraina, con il numero uno di Dowing Street che ha ribadito “la sua condanna dei barbari attacchi di Putin contro i civili innocenti in Ucraina” e l’impegno per “garantire una pace giusta e duratura”.
A tal proposito, nelle ultime 24 ore, vi sono stati diversi attacchi russi in Ucraina. Le forze di Mosca, infatti, hanno colpito la regione di Zaporizhzhia , dove una persona è stata uccisa e due ferite; Sloviansk , dove 3 dipendenti di una centrale elettrica sono rimasti feriti in un raid; la regione di Dnipropetrovsk, dove una persona è stata uccisa e Odessa, dove 9 persone sono rimaste ferite e decine di migliaia sono rimaste senza elettricità e riscaldamento.
La difesa russa , invece, ha reso noto di aver abbattuto 150 droni ucraini in diverse regioni, tra cui la Crimea e le regioni del Mar Nero, lanciati su infrastrutture energetiche.
Nell’ambito dell’Ue, l’Ungheria ha ribadito la sua contrarietà al sostegno militare da parte di Bruxelles all’Ucraina, criticando alcune dichiarazioni del Presidente Zelensky e di diversi leader europei, con il ministro degli Esteri, Szijjarto , che in un’intervista all’emittente turca , Cnn Turk, ha dichiarato: “Il conflitto in Ucraina non è la guerra dell’Europa. E’ una grande menzogna, l’idea che Kiev stia combattendo per proteggere l’intero continente”.
Lo stesso ministro Szijjarto, poi, tramite un post social, ha annunciato che Budapest ha deciso di sospendere le forniture di gasolio all’Ucraina fino a quando non sarà ripristinato il transito di petrolio verso l’Ungheria attraverso l’oleodotto Druzhba, sottolineando: “Zelensky ha deciso di non riprendere il transito di petrolio per motivi politici, mettendo deliberatamente a rischio l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria, mentre noi svolgiamo un ruolo essenziale nella sicurezza energetica dell’Ucraina. Gran parte delle importazioni di gas, elettricità e gasolio dell’Ucraina arriva attraverso o dall’Ungheria. Non ci si può aspettare che garantiamo la sicurezza energetica di un altro Paese mentre il nostro approvvigionamento è messo a rischio. La cooperazione energetica deve essere reciproca e basata sul rispetto, non sulla pressione”.
Anche il Premier slovacco, Fico ha annunciato di aver dichiarato lo stato di emergenza in relazione alle forniture di petrolio ,il cui trasporto attraverso l’oleodotto Druzhba è interrotto da più di due settimane, e di aver deciso di utilizzare le riserve strategiche di petrolio.
Secondo il Premier Fico: “Dietro lo stop vi sono ragioni politiche, collegate alle elezioni in Ungheria. È un’enorme pressione su Viktor Orbán, perché conosciamo la chiara posizione del governo ungherese sull’adesione dell’Ucraina all’Ue. La sezione danneggiata dell’oleodotto citata dal governo ucraino è stata riparata e il petrolio russo può continuare a fluire verso la Slovacchia e oltre senza problemi. Se il nostro sospetto che si tratti di ricatto politico verrà confermato. Kiev perderà gradualmente il nostro sostegno. A gennaio di quest’anno è stata fornita all’Ucraina una quantità di elettricità pari al doppio rispetto all’intero 2025. Tuttavia, se il Presidente Zelensky riterrà che queste forniture di energia elettrica non abbiano alcun valore, che non ne abbia bisogno, potremmo decidere di ritirarci da questa cooperazione in termini di forniture di energia elettrica”.
Infine, sul fronte Nato, l’ambasciata russa in Belgio ha dichiarato al quotidiano Izvestia che Mosca insisterà affinché la Nato formalizzi per iscritto la clausola di non espansione verso est e la revoca formale delle decisioni del vertice di Bucarest del 2008, come quella di all’ingresso di Ucraina e Georgia nell’Alleanza Atlantica.
In merito, tra i Paesi Baltici, la Lettonia ha reso noto di aver approvato lo stanziamento di dieci milioni di euro a sostegno dell’Ucraina, nell’ambito del fondo CAP (Comprehensive Assistance Package) della NATO. Come sottolineato dalla Premier lettone, Silina, si tratta di fondi destinati all’acquisto di armi ed equipaggiamenti militari, nell’ambito dell’impegno di devolvere a Kiev lo 0,25% del PIL in aiuti militari, che la Lettonia intende perseguire per il terzo anno consecutivo.
Il ministro degli Esteri estone, Tsahkna, invece, in un’intervista al The Telegraph, ha dichiarato: “Qualora la Russia invadesse gli Stati Baltici, la Nato colpirebbe immediatamente in profondità il territorio russo. Il riarmo dei Paesi Baltici mira a rendere possibile questo piano, garantendo al contempo la sicurezza della regione e dell’intera Alleanza Atlantica. Tale eventualità riflette il cambiamento complessivo della strategia della NATO, volta ad abbandonare ogni forma di attendismo per assicurare una risposta istantanea. Non può esservi altro piano. Non possiamo permettere alla Russia di entrare negli Stati Baltici e solo allora iniziare a combattere”.
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