di Federica Marengo lunedì 26 gennaio 2026

-Nello scorso fine settimana, si sono tenuti ad Abu Dhabi il primo e il secondo round di negoziati trilaterali, tra Ucraina-USA e Russia.
Durante gli incontri tra le delegazioni dei rispettivi Paesi, si è discusso dei nodi principali, quali: la cessione da parte di Kiev della regione del Donbass (attualmente, controllata al 90% dalle forze russe), sollecitata da Mosca e il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzia, su cui non è stato trovato ancora un accordo tra le parti.
Al riguardo, il portavoce del Cremlino Peskov, nella consueta conferenza stampa, citato dall’agenzia Tass, ha dichiarato che i colloqui sono stati “costruttivi”, ma che “c’è ancora molto lavoro da fare”, sottolineando: “ Sarebbe un errore aspettarsi una alta efficacia dai primi contatti. È una questione molto complessa, con questioni difficili all’ordine del giorno. Ma il fatto che questi contatti siano iniziati in modo costruttivo può essere valutato positivamente. Ma c’è ancora molto lavoro da fare”.
Inoltre, Peskov ha ribadito quanto sia rilevante per Mosca la questione della cessione del territorio del Donbass: “Il Presidente Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che la Russia conquisterà con la forza l’intera regione ucraina del Donbass , di cui le forze di Mosca controllano attualmente il 90%, a meno che Kiev non la ceda in un accordo di pace. Non è un segreto che questa sia la nostra posizione coerente, la posizione del nostro presidente, secondo cui la questione territoriale, che fa parte della formula di Anchorage, è di fondamentale importanza per la parte russa”.
Secondo tale formula, concordata tra il Presidente USA, Trump e il Presidente russo Putin, in occasione del vertice in Alaska dello scorso 15 agosto, l’Ucraina dovrebbe cedere alla Russia il controllo di tutto il Donbass e congelare le linee del fronte in altre zone dell’Ucraina orientale e meridionale, come condizione per qualsiasi futuro accordo di pace.
Tuttavia, Kiev ha respinto ripetutamente tale formula, affermando che non cederà alla Russia territori che Mosca non è riuscita a conquistare sul campo di battaglia.
Lo stesso portavoce del Cremlino, Peskov ha poi dichiarato che un nuovo trilaterale tra Ucraina-Russia e USA, si terrà in settimana.
A confermare che i colloqui trilaterali proseguiranno in settimana, anche il Presidente ucraino Zelensky , che, di ritorno da Vilnius, dove si è recato per un incontro con i leader di Lituania e Polonia, nel quale ha chiesto agli alleati di fornire più munizioni antiaeree, in un post social, ha riferito: “Relazione della nostra delegazione dopo i colloqui negli Emirati con le parti americana e russa. È stato il primo dialogo trilaterale dopo molto tempo per porre fine alla guerra. Durante gli incontri sono state discusse una serie di questioni importanti, soprattutto di natura militare, necessarie per porre fine alla guerra. Si è parlato anche di questioni politiche complesse, ancora irrisolte. Sono state analizzate le posizioni chiave delle parti. È stato definito il quadro per il proseguimento del lavoro diplomatico. Ci stiamo preparando per nuovi incontri trilaterali questa settimana”.
Quanto al documento sulle garanzie di sicurezza , Zelensky ha reso noto che il testo “è pronto al 100%” e che Kiev aspetta la disponibilità dei partner, ovvero la data e il luogo della firma e che, successivamente, il documento passerà alla ratifica del Congresso degli Stati Uniti e del Parlamento ucraino, come d’intesa.
Il leader di Kiev, ha anche dichiarato che è importante che sia stabilita una data concreta per l’adesione di Kiev all’Unione Europea, evidenziando: “Puntiamo al 2027 ,ma tecnicamente l’Ucraina sarà pronta nella prima metà del 2026. Vogliamo una data specifica nel nostro trattato per la fine della guerra, in modo che tutte le parti aderiscano a questi accordi, incluso l’aggressore, in modo che nessuno possa bloccarci in seguito”.
Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul , in merito ai primi due round dei colloqui trilaterali tra Ucraina, USA e Russia e ,alle dichiarazioni del portavoce del Cremlino, Peskov, secondo cui Mosca non negozierà mai con l’Ue, definita “incompetente”, in un comunicato, diffuso alla vigilia di un viaggio in Lettonia e Svezia, ha dichiarato: “L’Europa deve sedersi al tavolo delle trattative, quando sono in gioco gli interessi di tutto il continente e la nostra sicurezza. Il primo presupposto deve essere che la Russia si mostri disposta a concludere la pace. Tuttavia, ciò che sento e leggo oggi, anche in merito ai negoziati negli Emirati Arabi Uniti, è l’ostinazione della Russia sulla questione decisiva del territorio”.
Intanto, i 27 Paesi Ue hanno dato il via libera definitivo alla tabella di marcia REPowerEu per lo stop al gas russo , che prevede un divieto totale dalla fine del 2026 per il gas naturale liquefatto e dall’autunno 2027 per il gas da gasdotto.
L’intesa , però, non è stata sostenuta dall’ Ungheria e dalla Slovacchia ,che hanno espresso voto contrario, mentre la Bulgaria si è astenuta.
Preannunciata da Bruxelles, anche una proposta legislativa per porre fine alle importazioni di petrolio russo (ad oggi ,parte del mix energetico solo di Budapest e Bratislava), entro la fine del 2027.
Da Mosca, la portavoce del ministero degli Esteri, Zakharova, ha commentato la notizia ai microfoni di Zvezda, il canale tv del ministero della Difesa , affermando: “Per ora è difficile prevedere con precisione se si tratta di felici vassalli o di infelici schiavi, il tempo lo dimostrerà. Ma in ogni caso hanno rinunciato alla libertà”.
Sia l’Ungheria che la Slovacchia hanno fatto sapere che adiranno la Corte di giustizia dell’Unione europea “non appena la decisione su REPowerEU sarà ufficialmente pubblicata” e il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó ha dichiarato: “Il piano REPowerEU si basa su un espediente giuridico, presentando una misura sanzionatoria come una decisione di politica commerciale al fine di evitare l’unanimità. Ciò, è in totale contrasto con le norme dell’Ue. I trattati sono chiari: le decisioni sul mix energetico sono di competenza nazionale. Vietare all’Ungheria di acquistare petrolio e gas dalla Russia va contro il nostro interesse nazionale e aumenterebbe in modo significativo i costi energetici per le famiglie ungheresi”, seguito dal Primo ministro slovacco Fico, che ha sottolineato che il divieto è una “assurdità ideologica”.
In merito al via libera definitivo dell’Ue allo stop al gas russo, il ministro dell’Energia dell’Ucraina, Shmyhal, ha dichiarato: “Accogliamo con favore la decisione del Consiglio dell’Ue di introdurre un divieto definitivo graduale sulle importazioni di gas dalla Russia. Il divieto totale sul GNL entrerà in vigore all’inizio del 2027, seguito dal divieto sul gas trasportato tramite gasdotti nell’autunno del 2027. Le sanzioni per le violazioni vanno da 2,5 milioni di euro per le persone fisiche a 40 milioni di euro per le società. Il regolamento entrerà in vigore all’inizio di febbraio. Grazie Ursula von der Leyen, Dan Joergensen, alla presidenza di turno danese e a quella cipriota per questa importante decisione. L’indipendenza dalle risorse energetiche della Russia è, prima di tutto, una questione di sicurezza e forza dell’Europa”.
Quanto all’adesione dell’Ucraina all’Ue, la portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nel consueto punto stampa, riguardo a una data per l’adesione nel documento sulla prosperità preparato con gli Stati Uniti, ha detto: “L’adesione dell’Ucraina all’Unione europea rappresenta di per sé una garanzia di sicurezza ed è stata discussa anche nel contesto delle garanzie di sicurezza. È un elemento di prosperità per l’Ucraina, una volta raggiunto finalmente un accordo di pace, ma non posso dare indicazioni più precise. Non c’è un riferimento a una data specifica”.
La Vice ministra per gli Affari europei di Cipro, Paese alla presidenza di turno del Consiglio Ue, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio Affari generali, in proposito, ha sottolineato: “Quanto emerso oggi nelle discussioni è stato il forte sostegno del Consiglio e della presidenza al processo di adesione dell’Ucraina. La presidenza cipriota continuerà a sostenere l’Ucraina su tutti i fronti. L’obiettivo, è accelerare le discussioni con l’intento di avanzare rapidamente quando le condizioni lo consentiranno. Nel corso della riunione odierna, la questione di una data per l’adesione non è stata sollevata. Non è una questione che è stata discussa in Consiglio. Quello che è stato ribadito è che l’allargamento è un processo basato sul merito, fondato sui progressi compiuti dai Paesi candidati. L’Ucraina, nonostante stia affrontando una continua aggressione russa, ha portato avanti riforme impressionanti in circostanze eccezionalmente difficili. Quanto al piano di prosperità per l’Ucraina, il tema cioè dei fondi a sostegno della ricostruzione post-bellica del Paese, questa questione non è ancora arrivata in Consiglio”.
La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, riguardo il prestito di 90 miliardi di Ue da parte dell’Ue, ha dichiarato: “Senza i 90 miliardi di euro dell’Unione europea per l’Ucraina non potremmo avere un programma del Fondo monetario internazionale. Senza il programma è molto difficile mantenere l’economia dell’Ucraina funzionante. Ringrazio ognuno e ciascuno degli europei, non solo i decisori politici, ma le persone d’Europa per aver reso possibile il pacchetto. Abbiamo piena fiducia nell’Europa. L’Europa è ricca e può mobilitare risorse attraverso il ricorso al debito.
L’Ucraina ha guadagnato ogni centesimo ricevuto, con entrate fiscali arrivati al 36% del Pil” anche in condizioni di guerra”.
A tal proposito, il segretario generale della NATO, Rutte, in Audizione alla Commissione sicurezza e difesa al Parlamento europeo di Bruxelles, ha detto: “I Paesi dell’Ue dovrebbero mostrare flessibilità su come l’Ucraina può utilizzare il prestito di 90 miliardi di euro (106,80 miliardi di dollari) concesso dall’UE per acquistare armi e finanziare il proprio bilancio. L’UE non dovrebbe imporre a tutti i costi l’obbligo di acquistare UE. Vi esorto vivamente a garantire flessibilità nell’utilizzo di questi fondi e a non essere eccessivamente restrittivi con le clausole “Acquista UE”. L’Europa sta ora costruendo la sua industria della difesa e questo è fondamentale, ma al momento non è in grado di fornire quasi nulla di ciò di cui l’Ucraina ha bisogno per difendersi oggi e per scoraggiare domani”.
Il segretario generale dell’Alleanza Atlantica , Rutte, ha poi esortato gli alleati ad investire in difesa il 5% del Pil, rapidamente: “Con la diminuzione dei fondi statunitensi all’Ucraina, è necessario un maggiore impegno da parte dei Paesi europei. Per garantire un aiuto efficace l’Unione europea non deve porre ostacoli e i limiti imposti agli aiuti devono essere flessibili. Per il 2026 i bisogni militari dell’Ucraina richiederanno una spesa di più di 60 miliardi di dollari. Sappiamo che il 5% del Pil è tanto, ma dobbiamo farlo e rapidamente. Gli Usa non si prendono più onere della nostra sicurezza, ora deve farlo l’Europa”.
In ultimo, in merito al partenariato tra Nato e Paesi terzi, come Australia e Giappone, Rutte ha evidenziato: “Iran, Russia e Corea del Nord si uniscono sempre di più, ma Ue e Nato sono più sviluppate grazie alla loro collaborazione con partner esterni”.
Infine, la Commissione europea ha approvato un secondo gruppo di piani nazionali di difesa nell’ambito dell’iniziativa “Azione per la sicurezza in Europa” (Safe). A seguito di ciò, la Commissione Ue ha presentato al Consiglio una proposta di approvazione dell’assistenza finanziaria a favore di Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia, che, in virtù di ciò, avranno diritto a circa 74 miliardi di euro dopo la firma degli accordi di prestito.
Si tratta di prestiti a basso costo e a lungo termine da erogare, consentendo a questi Paesi di aumentare urgentemente la loro prontezza militare e di acquisire le moderne attrezzature di difesa necessarie.
Il Consiglio , quindi, dovrà adottare le decisioni di esecuzione entro quattro settimane e, una volta approvati i piani, la Commissione, che nel frattempo proseguirà la valutazione dei piani per gli altri Stati membri, finalizzerà gli accordi di prestito con i primi pagamenti a partire da marzo 2026
Nel frattempo, sul campo, proseguono gli attacchi russi sull’Ucraina. Nelle scorse ore, infatti, le forze di Mosca hanno effettuato raid sulla regione di Donetsk , uccidendo una persona e ferendone 3, sulla regione di Sumy, dove 4 persone sono state ferite e su Kharkiv.
Il Ministero dell’Energia ucraino ha fatto sapere che, per via degli attacchi russi su impianti energetici ucraini, durante la notte, gli abitanti delle regioni di Kharkiv e Donetsk sono rimasti senza elettricità e che “La situazione rimane critica, con interruzioni di emergenza in atto”.
In merito a tale situazione , il Presidente ucraino Zelensky, al termine di una riunione speciale, ha dichiarato: “Kiev e la regione di Kiev, Kharkiv e la sua regione, le regioni di Chernihiv, Sumy, Dnipro e Zaporizhzhia sono le regioni che più stanno soffrendo la crisi energetica dovuta agli attacchi russi. La maggiore attenzione e il maggior tempo della discussione sono stati dedicati a Kiev. Le circostanze sono estremamente difficili: oltre 1.200 edifici residenziali plurifamiliari in città sono tuttora senza riscaldamento. Abbiamo discusso con i responsabili locali e con i rappresentanti del governo come fornire aiuti nel modo più rapido possibile. Al momento, tutte le scadenze di cui si è parlato non possono essere considerate soddisfacenti: è necessario agire più velocemente”.
Per aiutare la popolazione ucraina, la Repubblica Ceca ha fatto sapere di aver raccolto più di 6 milioni di dollari in soli cinque giorni grazie a una raccolta fondi popolare per acquistare generatori, stufe e batterie per Kiev.
Colpito e danneggiato da un attacco russo, anche il monastero delle Grotte di Kiev, un complesso con numerosi monumenti architettonici, inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco.
Sul fronte russo, il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che le forze ucraine hanno attaccato una centrale termoelettrica a Belgorod, causando danni alle infrastrutture energetiche e una raffineria a Krasnodar.
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