di Federica Marengo mercoledì 1 aprile 2026

-Nella trentatreesima giornata di guerra tra Israele , gli USA e l’Iran sono proseguiti gli attacchi incrociati tra le parti.
L’esercito israeliano ha dichiarato , infatti, di aver effettuato “attacchi su vasta scala contro siti infrastrutturali del regime terroristico iraniano a Teheran”.
Inoltre, le forze di Tel Aviv hanno continuato ad attaccare il sud di Beirut, in Libano, effettuando due raid separati, uno dei quali ha causato la morte di 7 persone e il ferimento di 24, e l’altro l’uccisione del comandante del fronte meridionale di Hezbollah e di un altro combattente “di alto rango”.
Al riguardo, dopo il ritiro da alcuni villaggi al confine con Israele, l’esercito libanese ha fatto sapere che “l’escalation dell’aggressione israeliana ha costretto a riposizionare e ridispiegare alcune unità”.
A sua volta, però, Israele ha subito un attacco missilistico dagli Houthi yemeniti, entrati anch’essi in guerra ,congiuntamente con l’ alleato iraniano ed Hezbollah.
Le forze di Teheran, poi, hanno colpito anche obiettivi in Bahrein, in Qatar, dove un missile da crociera iraniano ha colpito una petroliera, noleggiata dalla compagnia statale qatarina QatarEnergy (secondo le Guardie Rivoluzionarie israeliane, appartenente a Israele ) e in Kuwait.
Intanto, il Presidente USA Trump , in un’intervista a Nbc, ha dichiarato che “La guerra contro l’Iran sta giungendo al termine” e che si concluderà fra due-tre settimane, sottolineando che l’Iran , che non ha più l’arma nucleare, e che ha un nuovo leader del regime “meno radicalizzato e più intelligente”, “vuole l’accordo più di quanto lo vogliano gli Stati Uniti” e che , quando la guerra in Iran sarà finita, i prezzi della benzina caleranno.
Il numero uno della Casa Bianca, poi, in un’intervista al Telegraph, rispondendo alla domanda, se avrebbe riconsiderato l’appartenenza degli Usa all’Alleanza atlantica dopo il conflitto in corso con l’Iran, ha detto che sta considerando seriamente il ritiro dalla Nato, evidenziando: “Non sono mai stato convinto dalla Nato. Ho sempre saputo che erano una tigre di carta”.
Poi, in merito alla riluttanza di altri Paesi membri dell’Alleanza Atlantica a intervenire per garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha dichiarato: “Oltre a non esserci stati, è stato davvero difficile da credere. E non è che abbia fatto una grande campagna di persuasione. Ho solo detto: ‘Ehi’, non ho insistito troppo. Penso solo che dovrebbe essere automatico. Gli Usa sono stati automaticamente presenti per questioni come quella ucraina. L’Ucraina non era un nostro problema. Era un test, e noi ci siamo stati per loro, e ci saremmo sempre stati. Ma loro non ci sono stati per noi”.
A tal proposito, secondo i media britannici , si svolgerà domani , in videoconferenza, la riunione annunciata oggi dal Premier britannico, Starmer fra i rappresentanti di 35 Paesi, europei e non, aderenti alla ‘Coalizione per Hormuz’, per contribuire ad assicurare la riapertura dello Stretto e la libera navigazione commerciale nel passaggio chiuso dall’Iran al traffico petrolifero e di altri prodotti, in risposta agli attacchi di Usa e Israele.
Il Premier Starmer ha precisato che la riunione sarà presieduta dalla ministra degli Esteri britannica, Cooper, e che in essa si darà luogo a una valutazione condivisa tra alleati e partner di “misure politiche e diplomatiche sostenibili per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto e per la ripresa del transito di merci vitali” e che tali ipotetiche misure “potranno entrare in vigore solo dopo la cessazione delle ostilità attuali in Medio Oriente”.
I media britannici hanno precisato , citando fonti governative, che i Paesi partecipanti , parte da remoto e parte in presenza , saranno i 35 firmatari della “Dichiarazione di Londra su Hormuz”, sottoscritta da sei Paesi : Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone, per poi ottenere l’adesione di una trentina di ulteriori Stati, inclusi alcuni arabi del Golfo.
In merito, secondo il Wall Street Journal, che cita funzionari arabi, gli Emirati Arabi Uniti si starebbero preparando ad aiutare gli Stati Uniti e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz e starebbero esercitando pressioni sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ,affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione.
Riguardo al possibile disimpegno USA dalla Nato , il segretario di Stato americano, Rubio ha dichiarato in un’intervista a Fox News che “Non c’è dubbio che gli Stati Uniti debbano riesaminare il proprio ruolo nella NATO una volta concluso il conflitto in Iran”, dopo che alleati chiave si sono rifiutati di consentire alle forze americane di utilizzare basi e spazio aereo durante l’Operazione Epic Fury e che “spetterà al Presidente Trump stabilire se la NATO stia ancora svolgendo una funzione e consentendo all’America di difendere i propri interessi, o se è diventata ormai una strada a senso unico in cui l’America è semplicemente in grado di difendere l’Europa?”.
Nel frattempo, in campo per una mediazione tra Israele , USA e Iran che porti alla fine del conflitto, vi sono anche Pakistan e Cina che, a seguito di colloqui a Pechino tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vicepremier e ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar, hanno lanciato un’iniziativa in cinque punti per favorire pace e stabilità nel Golfo e in Medio Oriente.
Il piano prevede: l’immediata cessazione delle ostilità, l’avvio , il prima possibile , di colloqui di pace, la garanzia della sicurezza degli obiettivi non militari, la sicurezza delle rotte marittime e il rispetto del ruolo primario della Carta delle Nazioni unite.
Pechino, sottolineando che il conflitto in Iran, in corso da un mese, minaccia energia, commercio e crescita globale, ha precisato che l’iniziativa è aperta a tutti i Paesi per una de-escalation condivisa.
Quest’oggi, il Presidente Trump, che alle 21:00 (le 03:00 in Italia) terrà un discorso Tv sulla situazione in Iran, in un post sul suo social network, ha annunciato : “L’Iran ha chiesto agli Usa un cessate il fuoco. Ci penseremo quando lo stretto di Hormuz sarà aperto e libero”, aggiungendo che gli attacchi, intanto, continueranno.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane, in una dichiarazione trasmessa dalla TV di Stato, hanno ribadito che “Lo stretto di Hormuz rimarrà chiuso ai nemici del Paese” e che la situazione nello Stretto di Hormuz è saldamente e pienamente sotto il controllo delle loro forze navali.
Successivamente , i media iraniani, che citano la televisione di Stato dell’Iran, hanno riportato le dichiarazioni del portavoce del ministero degli Esteri iraniano , secondo cui l’affermazione del Presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Teheran avrebbe richiesto un cessate il fuoco, “è falsa e infondata”.
Il ministro degli Esteri iraniano , Araghchi , in queste ore, ha confermato di aver ricevuto messaggi diretti dall’inviato USA per il Medioriente, Witkoff, ma ha smentito che vi siano in corso trattive, sottolineando: “Non abbiamo alcuna fiducia che i negoziati con gli Stati Uniti porteranno a risultati. Il livello di fiducia è pari a zero. Quanto a una possibile operazione di terra americana, li stiamo aspettando. Siamo completamente pronti ad affrontare qualsiasi tipo di attacco di terra. Speriamo che non commettano un simile errore”.
Ciò, mentre la Guida Suprema dell’Iran ,Mojtaba Khamenei, in un messaggio al segretario generale di Hezbollah libanese, ha promesso di continuare a sostenere il gruppo contro Stati Uniti e Israele.
In Italia, riguardo la notizia del no all’uso della base siciliana di Sigonella a bombardieri americani, diretti in Medio Oriente, perché non previsto dagli accordi, il ministro della Difesa, Crosetto, in un post social, ha precisato: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.
Sempre in merito, Palazzo Chigi, in una nota ,ha ribadito: “In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere. La linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il Governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del Governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale”.
Dal Pentagono, un funzionario USA, sentito dall’Ansa, ha dichiarato: “Il governo italiano fornisce attualmente sostegno garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo alle forze statunitensi”, e ha risposto “Sì”, alla domanda se l’Italia rispetti i trattati con gli Stati Uniti sull’uso delle basi, aggiungendo: “Il ministro italiano della Difesa ha pubblicato un post su X in questo senso e anche la presidenza del consiglio ha diffuso una dichiarazione”.
Il Governo, poi, alla luce del protrarsi del conflitto e della conseguente crisi energetica, è al lavoro per prolungare il taglio delle accise sui carburanti, in scadenza il 7 aprile, senza pesare sui conti pubblici e il provvedimento dovrebbe approdare nel prossimo Consiglio dei Ministri.
Sempre in merito alla questione energetica, la Camera ha dato il via libera con 157 voti favorevoli e 93 contrari, al ddl recante misure urgenti per la riduzione del costo dell’energia elettrica e del gas in favore delle famiglie e delle imprese.
Critiche le opposizioni ,che chiedono interventi urgenti e strutturali e misure capaci di contrastare il costo della vita e sostenere i redditi più fragili, quali: la riduzione della pressione fiscale, il contenimento delle tariffe e un rafforzamento delle politiche sociali per le fasce più vulnerabili della popolazione.
Tuttavia, il Commissario Ue all’Energia ,Dan Jørgensen, ha invitato i Paesi membri a prepararsi a eventuali interruzioni prolungate nel commercio internazionale di petrolio e derivati, in quanto, le forniture restano al momento garantite, ma la situazione potrebbe cambiare rapidamente, rendendo necessarie misure preventive per evitare contraccolpi più gravi.
Bruxelles , quindi , ha suggerito una serie di interventi per ridurre i consumi energetici, come : l’incentivazione dello smart working, la limitazione dei voli non indispensabili e una maggiore promozione del trasporto pubblico, ma anche la riduzione dei i limiti di velocità in autostrada e il car sharing, per contenere l’uso dei mezzi privati, in linea con il piano elaborato dall’Agenzia internazionale dell’energia, che già nelle scorse settimane aveva fornito una serie di raccomandazioni per affrontare una possibile emergenza energetica.
Nelle ultime ore, sia il costo del petrolio che quello del gas, però, hanno registrato un calo, a fronte delle dichiarazioni del Presidente USA Trump sulla possibile fine a breve della guerra all’Iran.
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