di Federica Marengo venerdì 27 marzo 2026

-Nella ventottesima giornata della guerra di Israele e degli USA all’Iran, il Presidente Trump ha annunciato , tramite un post sul suo social network, la decisione di prolungare fino al 6 aprile, alle ore 20:00 (ora di Washington) lo stop agli attacchi agli impianti energetici iraniani, aggiungendo che “i negoziati stanno andando molto bene”.
Tuttavia, lo stesso Trump, non ha escluso di prendere il controllo del petrolio greggio iraniano e , a margine di una riunione di Gabinetto con i suoi funzionari, sottolineando la distruzione degli apparati militari e delle capacità offensive e difensive dell’Iran e la delusione per il mancato supporto degli alleati della Nato, ha affermato di voler concludere il conflitto entro 4-6 settimane, che Teheran vorrebbe siglare un’intesa e che Teheran ha fatto un regalo agli USA: consentire il passaggio di 8 navi petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz.
Secondo il Wall Street Journal, gli Usa starebbero valutando l’invio di altri 10mila militari in Medio Oriente per un’operazione militare.
Per Axios, che cita due funzionari USA e fonti informate, il Pentagono starebbe lavorando a diverse opzioni per un “colpo finale” in Iran, in cui sarebbero coinvolte forze di terra, indiscrezione, smentita, però, dal segretario di Stato USA Rubio, secondo cui tale operazione non sarà necessaria.
Sempre secondo Axios, gli USA potrebbero: 1) “Invadere o bloccare l’isola di Kharg, il principale hub di esportazione di petrolio dell’Iran” oppure l’isola di Larak, fondamentale per il controllo dello stretto di Hormuz, “avamposto strategico che ospita bunker iraniani, imbarcazioni d’attacco in grado di far saltare in aria navi da carico e radar che monitorano i movimenti nello stretto”; 2) prendere il controllo dell’isola “di Abu Musa e di due isole minori, che si trovano vicino all’ingresso occidentale dello stretto” di Hormuz contese tra Iran ed Emirati Arabi Uniti; 3)bloccare o sequestrare navi che stanno esportando petrolio iraniano sul lato orientale dello stretto di Hormuz”.
Quest’oggi, la guerra contro l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz sono stati temi al centro del G7 dei ministri degli Esteri, in corso da ieri in Francia, al quale ha partecipato il segretario di Stato USA Rubio.
I ministri degli Esteri di Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Canada e Giappone hanno chiesto la de-escalation diplomatica in Iran, sottolineando le gravissime ripercussioni economiche globali causate dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Il segretario di Stato USA, Rubio, invece, smentendo l’intenzione di effettuare un’operazione di terra, ha ribadito la linea del Presidente Trump, ovvero, la necessità di un supporto da parte dei partner per riaprire forzatamente lo Stretto, nell’interesse di tutti i Paesi del G7.
Inoltre, Rubio ha dichiarato che Teheran non avrà mai armi nucleari, che Washington prevede di concludere l’operazione in Iran entro “settimane, non mesi”, che l’Iran potrebbe decidere di istituire un sistema di pedaggi per lo stretto di Hormuz, cosa “ illegale, inaccettabile e pericolosa per il mondo” e ha confermato che gli USA hanno avuto “uno scambio di messaggi e indicazioni da parte del sistema iraniano (quel che ne resta ) riguardo alla disponibilità a discutere di determinate questioni”.
La ministra degli Esteri britannica, Yvette Cooper ,ha chiesto una “rapida risoluzione” della guerra in Medioriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz, sottolineando che : “Non si può permettere all’Iran di tenere in ostaggio l’economia globale a causa di uno Stretto vitale per le rotte marittime internazionali e la libertà di navigazione”, mentre il ministro degli Esteri tedesco ha dichiarato che gli Stati Uniti e l’Iran potrebbero presto tenere colloqui diretti in Pakistan, dopo contatti indiretti.
Per l’Italia, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e Vicepremier, Tajani, in un post social, in merito alla riunione con gli omologhi del G7, ha scritto: “L’Italia vuole porre fine alla crisi in Medio Oriente, una guerra che oltre a destabilizzare l’intera regione ha serie ripercussioni sulla nostra economia. Abbiamo ribadito l’impegno per una de-escalation e per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Per questo siamo in prima linea nella missione ASPIDES nel Mar Rosso e in ATALANTA nell’Oceano Indiano. Contribuiremo con ogni sforzo a garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto per proteggere le nostre rotte commerciali. Sul fronte europeo lavoreremo insieme per la ricostruzione dell’Ucraina per riparare la centrale di Chernobyl e per rafforzare il nostro sostegno a Kyiv in tutti i settori. In ultimo abbiamo rilanciato l’azione del G7 su minerali critici, sicurezza marittima, contrasto ai traffici di droga e per rendere più efficiente la macchina degli aiuti umanitari. Anche questa volta l’Italia ha svolto un ruolo da protagonista, senza alcuna subalternità. Con questo Governo, autorevole e politicamente stabile, siamo al centro di ogni iniziativa di dialogo e per la pace. Interlocutori credibili per tutti i nostri partner”.
Al termine della riunione, i ministri degli Esteri del G7 hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, nella quale si legge: “Noi, Ministri degli Esteri G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America, insieme all’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, ci siamo riuniti sotto la Presidenza francese del G7 presso l’Abbazia di Vaux-de-Cernay, in Francia, dal 26 al 27 marzo 2026. Abbiamo discusso della situazione in Iran e nella regione. Abbiamo sottolineato l’importanza di ridurre al minimo l’impatto del conflitto sui partner regionali, sulle popolazioni civili e sulle infrastrutture critiche, nonché la necessità di coordinare gli sforzi per l’assistenza umanitaria. Chiediamo la cessazione immediata degli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili. Non esiste alcuna giustificazione per il deliberato bersagliamento dei civili in situazioni di conflitto armato, né per gli attacchi alle strutture diplomatiche. Abbiamo evidenziato il valore di partenariati diversificati, del coordinamento e delle iniziative di sostegno, anche per mitigare gli shock economici globali quali le interruzioni delle catene di approvvigionamento economiche, energetiche, dei fertilizzanti e commerciali, che hanno un impatto diretto sui nostri cittadini. Abbiamo ribadito l’assoluta necessità di ripristinare in modo permanente la libertà di navigazione sicura e senza pedaggi nello Stretto di Hormuz, in linea con la risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con il diritto del mare”.
L’Iran , che ha respinto il piano USA in 15 punti per la fine della guerra, ricevuto grazie alla mediazione del Pakistan, tra i Paesi mediatori insieme con Egitto e Turchia , ha risposto alla proposta degli Stati Uniti, sottolineando in un comunicato: “Gli atti di assassinio aggressivi del nemico devono finire, dovrebbero essere stabilite condizioni concrete per assicurare che non vi sia più una guerra, devono essere garantiti un risarcimento e le riparazioni di guerra, e che si devono chiudere tutti i fronti e il conflitto con tutti i gruppi di resistenza” nella regione, come Hezbollah in Libano.
Teheran poi ha rimarcato che “la sovranità sullo stretto di Hormuz è un diritto naturale e legale e continuerà ad esserlo, ed è anche una garanzia dell’attuazione degli impegni dell’altra parte, dunque, deve essere riconosciuta”.
I Pasdaran , poi, hanno ribadito che alle navi degli alleati degli Stati Uniti e di Israele è vietato il transito nello Stretto di Hormuz e hanno avvertito che verranno adottate “misure severe” qualora tentassero di attraversarlo.
Intanto, sul campo, l’esercito israeliano, che nelle scorse ore ha annunciato di aver eliminato il capo dell’intelligence della Marina iraniana e altri vertici con un attacco aereo notturno dell’Aeronautica, ha dichiarato di aver condotto una serie di raid “nel cuore di Teheran” e sul Libano, dove i funzionari israeliani hanno detto di voler assumere il controllo dell’intera area a sud del fiume Litani, circa 20 miglia (circa 30 chilometri) a nord del confine.
Secondo quanto riportato dai media legati alle Guardie Rivoluzionarie islamiche, attacchi statunitensi e israeliani hanno colpito impianti siderurgici nel Khuzestan e a Mobarakeh, nella provincia di Isfahn e Israele ha fatto sapere di aver colpito il principale sito iraniano di produzione di missili e mine navali a Yazd, impianto chiave per lo sviluppo di armi marittime e un impianto di acqua pesante ad Arak , nell’Iran centrale, sito chiave per la produzione di plutonio destinato alle armi nucleari.
L’Iran, a sua volta ha lanciato ondate di missilistiche contro Israele , che ha fatto sapere che contrattaccherà.
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, confermando che Israele ha colpito “Due delle più grandi acciaierie dell’Iran, una centrale elettrica e siti nucleari civili, in coordinamento con gli Stati Uniti , ha sottolineato che ciò “contraddice la pausa di 10 giorni annunciata dal Presidente Trump sugli attacchi alle centrali elettriche iraniane” e che “L’Iran esigerà un prezzo salato”.
In seguito a tali dichiarazioni, i prezzi del petrolio statunitense sono nuovamente schizzati sopra i 100 dollari al barile.
Quanto alle forniture di gas liquido, il Qatar ha dichiarato forza maggiore sui contratti di GNL fino a maggio 2026, annullando gli obblighi verso i clienti in Italia, Belgio, Corea del Sud e Cina. Il Qatar, tra i più grandi fornitori mondiali di GNL, rappresenta il 20% della produzione globale di GNL.
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