di Federica Marengo mercoledì 25 marzo 2026

-Nella ventiseiesima giornata di guerra degli USA e di Israele all’Iran, proseguono gli attacchi incrociati tra le parti.
Nelle ultime 24 ore, infatti, le forze israelo-americane hanno attaccato Teheran e le forze iraniane, Israele e i Paesi del Golfo. Continuano, poi, anche i raid di Tel Aviv sul Libano e sui siti degli Hezbollah, che, a loro volta, hanno condotto attacchi su Israele.
Tuttavia, il Presidente USA Trump ha fatto sapere di aver inviato a Teheran un piano in 15 punti per un’intesa che ponga fine alla guerra e che l’Iran ha tempo fino a sabato per accettare o le forze di USA e di Tel Aviv colpiranno le infrastrutture energetiche iraniane.
L’intesa , secondo i media, si avvale della mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia, che farebbero da tramite tra i due Paesi per l’accordo e spingerebbero per un incontro tra delegati delle parti entro 48 ore.
In particolare, il Premier pachistano, Sharif, si è detto pronto ad ospitare i colloqui in Pakistan.
Secondo quanto riportato dall’emittente israeliana , Channel 12, il piano USA prevederebbe, tra i 15 punti: lo smantellamento delle capacità nucleari esistenti che sono già state accumulate, un impegno da parte dell’Iran a non perseguire mai lo sviluppo di armi nucleari, nessun materiale arricchito sul suolo iraniano, ma anche, come beneficio, la revoca delle sanzioni.
Il Wall Street Journal, che cita un funzionario USA, invece, ha reso noto che le richieste da parte delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran sarebbero: la chiusura di tutte le basi americane in Medioriente; il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran; un “nuovo regime” nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran potrebbe riscuotere pedaggi dalle navi che transitano attraverso la strategica via navigabile, “come fa l’Egitto nel Canale di Suez”; garanzie che la guerra non riprenderà; la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran; e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano, opponendosi del tutto a qualsiasi negoziato su questa possibilità.
Ma il portavoce del quartier generale centrale dell’esercito iraniano , il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, in un video pubblicato dalla Tv di Teheran ,ha deriso la proposta USA di un’intesa, affermando: “Il potere strategico di cui parlavate si è trasformato in un fallimento strategico. Chi si proclama superpotenza globale sarebbe già uscito da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta da accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine. La nostra prima e ultima parola è sempre stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: non scenderemo mai a compromessi con persone come voi. Né ora, né mai. La stabilità nella regione è garantita dalla mano ferma delle nostre forze armate. Stabilità attraverso la forza. Finché non lo decideremo noi, nulla tornerà come prima. Ciò accadrà solo quando il solo pensiero di agire contro la nazione iraniana sarà completamente estirpato dalle vostre menti corrotte”.
Inoltre, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato a India Today che “non ci sono colloqui o negoziati tra Iran e Stati Uniti in corso”, sottolineando: “Abbiamo avuto un’esperienza davvero catastrofica, direi, con la diplomazia statunitense. Siamo stati attaccati due volte nell’arco di nove mesi, mentre eravamo nel bel mezzo di un processo negoziale per risolvere la questione nucleare. Quindi questo è stato un tradimento della diplomazia”.
Poi, l’agenzia iraniana Tasnim citando il portale Al-Mayadeen, ha confermato che l’Iran , che ha ricevuto la proposta USA in 15 punti per porre fine alla guerra, ha informato il Pakistan, Paese mediatore, che ritiene quest’ultima inaccettabile.
L’agenzia Fars, ripresa dalla Cnn, citando una fonte a conoscenza delle attività diplomatiche, ha aggiunto che: “L’Iran non accetterà un cessate il fuoco e ritiene che non sarebbe logico avviare colloqui con gli Stati Uniti, poiché hanno violato gli accordi”.
Dagli USA, però, la portavoce della Casa Bianca, Leavitt, annunciando che la visita del Presidente USA Trump a Pechino per incontrare il Presidente Xi Jinping, slittata per via delle operazioni militari degli USA in Iran, si terrà il 14 e 15 maggio, nel corso della consueta conferenza stampa, facendo il punto della situazione, ha dichiarato: “L’esercito degli Stati Uniti continua a devastare le capacità offensive e difensive del regime terroristico iraniano. Appena oltre 3 settimane, è abbondantemente chiaro che l’Operazione Epic Fury è stata un trionfo militare schiacciante. Stiamo smantellando sistematicamente la base industriale della difesa iraniana, il che impedirà future minacce alla regione. I nostri sforzi militari diventano sempre più efficaci con il passare di ogni giorno, degradando costantemente la capacità dell’Iran di terrorizzare le navi mercantili. Il regime iraniano sta venendo sgretolato e la loro capacità di minacciare gli Stati Uniti e i nostri alleati sta venendo significativamente indebolita. Le loro ambizioni di costruire un’arma nucleare sono state anch’esse annientate. Ecco perché state iniziando a vedere il regime cercare una via d’uscita. L’Iran riconosce di essere schiacciato. A seguito della potente minaccia del Presidente Trump sabato sera, è stato chiarito agli Stati Uniti che l’Iran voleva parlare. Il Presidente Trump è disposto ad ascoltare. Il Presidente Trump sta facendo questo per il popolo americano, in modo che non siamo più minacciati da un regime terroristico fuorilegge in Medio Oriente che cerca di uccidere i coraggiosi uomini e donne che servono il nostro Paese in Medio Oriente. La preferenza del Presidente è sempre la pace, ma se l’Iran non accetta di essere stato sconfitto militarmente e di continuare a esserlo, si assicurerà che vengano colpiti più duramente che mai. Il Presidente Trump non bluffa. Come ho detto ripetutamente, penso che il Presidente creda ovviamente che gli Stati Uniti vogliano avere qualcuno in una posizione di leadership nel regime iraniano che sia disposto a lavorare con gli Stati Uniti e che non canti più “Morte all’America””.
Intanto, mentre secondo i media USA, 1000/2000 Parà sono diretti in Iran per unirsi ai Marine, il Premier israeliano Netanyahu, durante una riunione in video con le autorità dell’area di confine settentrionale, ha dichiarato : “ La campagna contro l’Iran continua a pieno ritmo, nonostante quanto riportato dai media”, evidenziando che: “La minaccia di un’invasione del nord di Israele da parte di Hezbollah non esiste più; ora, l’attenzione è rivolta allo smantellamento di Hezbollah. Siamo determinati a fare tutto il possibile per cambiare radicalmente la situazione in Libano”, per poi annunciare che l’impegno di Israele a proteggere i drusi in Siria “rimane in vigore”.
Proprio a proposito del Libano, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, parlando alla stampa, ha detto: “ Il Libano non deve diventare la prossima Gaza. I combattimenti tra Israele e Hezbollah non devono condannare il Libano allo stesso destino di Gaza. “Il modello di Gaza non deve essere replicato in Libano”, esortando Hezbollah a cessare gli attacchi contro Israele e a porre fine alle operazioni militari israeliane in Libano.
Guterres ha anche sottolineato che “La guerra in Medio Oriente è fuori controllo” e che , Subito dopo l’inizio degli attacchi israelo-americani contro l’Iran aveva avvertito che i combattimenti rischiavano di innescare una reazione a catena che nessuno avrebbe potuto controllare”.
Sempre in ambito Onu, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione in cui condanna gli “attacchi atroci” dell’Iran contro Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, chiedendo risarcimenti “completi, efficaci e rapidi” per tutte le vittime e per i danni causati.
Riguardo alla questione energetica, tra alti e bassi ,il costo del petrolio (Brent) ha chiuso quest’oggi sui 98 dollari al barile e l’Agenzia internazionale dell’Energia Atomica, ha fatto sapere che, se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse protarsi , è pronta a rilasciare nuove scorte di petrolio, se e quando sarà necessario.
In merito al gas, invece, ieri, il Qatar ha annunciato di non poter rispettare le forniture di gas naturale previste e di aver interrotto quelle di una serie di Paesi , tra cui l’Italia, finché non si stabilizzeranno i prezzi dei carburanti, che continuano a salire.
Per l’Italia, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Pichetto Fratin ha affermato che il governo valuterà la possibilità di prorogare il taglio delle accise oltre i 20 giorni già decisi e tuttora in corso fino al 7 aprile, sottolineando che la valutazione verrà fatta anche sulla base della rilevazione dei prezzi e di un rapporto in merito.
La Presidente del Consiglio, Meloni, quest’oggi , si è recata in visita presso la Repubblica Democratica Popolare di Algeria, per un incontro bilaterale con il Presidente Abdelmadjid Tebboune, con il quale ha rilasciato dichiarazioni congiunte alla stampa.
La Premier , nel suo intervento, ha evidenziato la cooperazione tra Italia e Algeria nel settore energetico, dichiarando: “Con il Presidente Tebboune, abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima collaborazione , che è una collaborazione che coinvolge anche i nostri due campioni nazionali, ENI e Sonatrach, anche lavorando su nuovi fronti come lo shale gas, come l’esplorazione offshore. E questo chiaramente consentirà anche, in prospettiva, di rafforzare il flusso della fornitura di gas dall’Algeria all’Italia. Ma, come sapete, la nostra cooperazione non si esaurisce a questo aspetto. Ne sta esplorando da tempo molti: mi riferisco al tema dello sviluppo delle energie rinnovabili, alla realizzazione di infrastrutture strategiche, che sono sempre più capaci di unire le due sponde del Mediterraneo, aumentando l’interconnessione e quindi anche la sicurezza energetica. Con il Trans-Med, il famoso “gasdotto Mattei”, che dagli anni Ottanta collega Italia e Algeria, siamo stati dei pionieri e l’idea e che lo si possa essere ancora. Un lavoro, questo, che rientra in una visione più ampia che considera l’energia come un’opportunità e come uno strumento per generare sviluppo condiviso, sia per le Nazioni che producono energia e beneficiano delle risorse che ne derivano per la propria prosperità, sia per le Nazioni che consumano e che possono così contare su catene di approvvigionamento più vicine e più resistenti agli shock esterni”.
Quindi , riguardo alla guerra in Medio Oriente , tema anch’esso al centro dei colloqui bilaterali, la Presidente Meloni ha sottolineato che si tratta di una crisi che “coinvolge tutti e che, se dovesse prolungarsi nel tempo, potrebbe causare conseguenze economiche e sociali che finirebbero per colpire più di altre le Nazioni più vulnerabili, a partire proprio dal Continente africano” e che “ l’ipotesi di colloqui in corso tra Stati Uniti ed Iran costituirebbe un’ottima notizia”, ribadendo l’impegno dell’Italia, “anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le Nazioni del Golfo”, a sostenere “ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area”.
Infine, la Premier Meloni e il Presidente algerino Tebboune, hanno parlato anche della situazione in Libano, condividendo: “la preoccupazione per l’escalation militare, che deve cessare immediatamente”; di Gaza, dove la situazione “rimane estremamente difficile per la popolazione civile, soprattutto sotto il profilo umanitario”, e del “lavoro complesso che la comunità internazionale deve continuare a fare per stabilizzare la regione e per arrivare alla soluzione dei due Stati”.
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