di Federica Marengo venerdì 20 marzo 2026

-Nella ventunesima giornata della guerra di Israele e degli USA a Teheran, sono proseguiti gli attacchi incrociati tra le parti.
Nelle ultime 24 ore, le forze israeliane hanno effettuato raid su diverse città dell’Iran, che ha risposto con lanci di missili e droni su Tel Aviv e Gerusalemme, ma anche su Paesi del Golfo, come gli Emirati Arabi Uniti, (dove sono state arrestate 5 persone legate all’Iran e ad Hezbollah) , Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait, dove è stata colpita la raffineria di petrolio di Mina Al-Ahmadi e una raffineria appartenente alla compagnia petrolifera nazionale.
Restando nei Paesi del Golfo, la missione della Nato, in Iraq ,si è temporaneamente ritirata dal Paese, per motivi di sicurezza.
Le forze di Tel Aviv, poi, hanno proseguito i loro attacchi sulle città meridionali del Libano, ai quali Hezbollah ha risposto colpendo 5 tra villaggi e città nel nord d’Israele, ma hanno anche esteso i raid a obiettivi militari del regime siriano, nel sud della Siria, come rappresaglia per gli attacchi ai civili drusi.
Ciò, mentre, il primo giorno dell’Eid al-Fitr, la festività musulmana che segna la fine del Ramadan, il complesso della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme è stato chiuso per la preghiera dell’Eid, per la prima volta da decenni. Proprio Gerusalemme e , in particolare, la parte vecchia della città, vicino al Monte del Tempio, al Muro Occidentale e alla Moschea di Al Aqsa , è stata colpita da frammenti di missili lanciati dalle forze di Teheran.
A Teheran , invece, è iniziata la celebrazione del Capodanno ( Nowruz).
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno fatto sapere che il nuovo capo dell’Intelligence dei Basij, appena succeduto a Gholamreza Soleimani, è stato ucciso in un raid, notizia confermata dall’esercito israeliano.
Intanto, secondo il Wall Street Journal, il Pentagono starebbe inviando 3 navi da guerra e 2.200-2.500 marines verso il US Central Comand, responsabile per le forze armate in Medio Oriente.
A tal proposito, secondo Axios, che cita quattro fonti informate, l’amministrazione USA “starebbe valutando di occupare o bloccare” l’isola iraniana di Kharg , l’isola a 42 chilometri dalle coste iraniane, da cui transita il 90% del petrolio greggio esportato dall’Iran, per esercitare pressioni su Teheran e farle riaprire lo Stretto di Hormuz.
La Casa Bianca ha commentato, dichiarando che : “Le Forze Armate statunitensi possono neutralizzare l’isola di Kharg in qualsiasi momento , se il Presidente dà l’ordine. Grazie a un processo di pianificazione dettagliato, l’intera amministrazione è stata ed è tuttora preparata a qualsiasi potenziale azione intrapresa dal regime terroristico iraniano. Il Presidente Trump sapeva benissimo che l’Iran avrebbe cercato di bloccare la libertà di navigazione e il libero flusso di energia, e ha già agito per distruggere oltre 40 navi posamine”.
Il Presidente USA, Trump, in un post sul suo social network, tornando sulla difesa dello Stretto di Hormuz, ha avvertito gli alleati: “Senza gli Stati Uniti, la NATO è una tigre di carta!”. Gli alleati, non hanno voluto unirsi alla lotta per fermare un Iran dotato di armi nucleari. Ora che quella lotta è stata vinta militarmente, con pochissimi rischi per loro, si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare, ma non vogliono contribuire all’apertura dello Stretto di Hormuz, una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio. Così facile per loro, con così pochi rischi. Codardi. E noi lo ricorderemo”.
Poi, in un’intervista a Ms Now, facendo il punto della situazione sul campo, ha detto: “All’Iran serviranno fino a 10 anni per ricostruire il Paese dopo tre settimane di offensiva militare condotta da Stati Uniti e Israele. Penso che potrei andarmene adesso e ci vorrebbero 10 anni per ricostruire. Ma non credo che sia una situazione accettabile. Se restiamo più a lungo, non ricostruiranno mai”.
Dall’Italia, il ministro della Difesa Crosetto, intervenuto nel programma ’10 minuti’ su Retequattro, ha replicato al Presidente USA Trump, dichiarando: “Ho letto che Trump ha dato dei codardi agli alleati della Nato, non ho capito per quale motivo, però, perché non mi sembra ci sia stato nessun atto di codardia da parte di nessuno. Anzi, penso che l’atteggiamento tenuto da molti alleati della Nato aiuti gli americani, per uscire da una situazione complessa come quella di Hormuz, perché la decisione presa ieri da alcuni Paesi alleati degli Stati Uniti di utilizzare un’alleanza internazionale molto più ampia di quella europea o della Nato proprio per intervenire su Hormuz aiuta Trump in questo momento”.
Tuttavia, dall’Iran, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno fatto sapere che la produzione di missili continua , nonostante il conflitto in corso, aggiungendo che non vi sono carenze nelle scorte e la guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, in un messaggio scritto al Presidente Pezeshkian, ha minacciato: “Dobbiamo negare la sicurezza ai nostri nemici, sia in patria che all’estero”.
Sempre la neo guida suprema, nel messaggio scritto per il Capodanno persiano, ha sottolineato: “Questa guerra è avvenuta dopo che il nemico, disperando di ottenere un grande movimento popolare a proprio favore, si è illuso che martirizzando il vertice del sistema e un certo numero di figure militari influenti avrebbe generato in voi, nostro caro popolo, paura e disperazione, inducendovi a lasciare il campo, e così avrebbe realizzato il sogno di dominare l’Iran e poi smembrarlo. Ma voi, in questo mese benedetto, avete unito il digiuno al jihad e avete creato una vasta linea di difesa in tutto il Paese, con trincee salde in numero pari ai luoghi di lotta, ai quartieri e alle moschee, infliggendo così al nemico un colpo tanto sconcertante da spingerlo a pronunciare parole contraddittorie e farneticazioni molteplici, segni di mancanza di lucidità e di debolezza cognitiva”.
Infine, ha negato che Teheran abbia attaccato la Turchia e l’Oman, sostenendo che si tratti di un “piano di Israele”.
Al contempo, il ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, ha nuovamente criticato gli Stati Uniti “per avere iniziato una guerra mentre era in corso un negoziato sul programma nucleare di Teheran” e ha minacciato nuove risposte dure, così come l’esercito iraniano ha minacciato “di dare la caccia a funzionari e comandanti militari provenienti dagli Stati Uniti e da Israele, anche mentre sono in vacanza o si trovano in luoghi di svago”, seguito dal Presidente Pezeshkian, che, in occasione del Capodanno persiano, ha proposto di “formare una struttura di sicurezza regionale composta da Paesi islamici per garantire la pace e la stabilità nella regione”, sottolineando come “non vi sia bisogno della presenza di estranei nella regione”, “anche perché l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, guida suprema dell’Iran, ha dichiarato che le armi nucleari sono proibite dalla religione e che nessun funzionario è autorizzato a perseguire piani per ottenerle”.
Dalla Turchia, il Presidente Erdogan , che ha auspicato la distruzione di Israele, ha affermato: “Il terrorismo di Netanyahu minaccia la pace nel mondo. Netanyahu è l’ artefice della distruzione e violenza che affligge tutto il Medio Oriente.
Come Paesi islamici stiamo cercando di superare un momento pieno di trappole. A Gaza continua la distruzione, in Libano ci sono mille morti e un milione di sfollati. La moschea di Al Aqsa è stata chiusa e gli insediamenti illegali aumentano. Il terrorismo di Netanyahu continua a minacciare la pace nel mondo”.
Proprio ieri, il Premier israeliano, Netanyahu, in un discorso, sottolineando i risultati positivi della guerra israelo-americana contro l’Iran, aveva sottolineato come Tel Aviv e Washington stiano proteggendo il mondo, smentendo che Israele abbia trascinato gli USA nel conflitto.
Nel frattempo, a Bruxelles, nel corso del Consiglio Ue, nel quale tra i dossier affrontati si è discusso della situazione in Medio Oriente, il Regno Unito ha annunciato che , oltre alla stessa Gran Bretagna, 6 Paesi (talia, Francia, Germania, Olanda e Giappone) si sono dichiarati pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele.
In merito, a margine del vertice Ue, la Premier Meloni ha spiegato che “Non si tratta di una missione militare per forzare il blocco dello stretto di Hormuz, ma della disponibilità ad aiutare per difendere la libertà di navigazione, una volta terminato il conflitto” , sottolineando: “Voglio essere chiara: nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco. Quando dovessero esserci le condizioni, ragionevolmente in una fase post conflitto, si tratta di come offrire un contributo, in accordo con le parti, per difendere la libertà di navigazione. Legato all’Iran c’è il tema di una possibile crisi migratoria: su questo l’Italia ha chiesto e ottenuto che nelle conclusioni ci fosse un riferimento molto chiaro sul fatto che l’Europa, anche imparando dal 2015, debba prevenire una possibile crisi migratoria rafforzando i propri confini esterni”.
Nelle Conclusioni del Consiglio Ue, nella parte riguardante il Medio Oriente, i 27 leader, chiedendo una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e idriche, hanno evidenziato: “Gli sviluppi in Iran e nella regione in generale minacciano la sicurezza regionale e globale. Il Consiglio europeo chiede una de-escalation e la massima moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e il pieno rispetto del diritto internazionale da parte di tutte le parti, compresi i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale umanitario. A tale riguardo, chiede una moratoria sugli attacchi contro le infrastrutture energetiche e idriche. Il Consiglio europeo deplora la perdita di vite civili e sta monitorando attentamente le conseguenze di vasta portata delle ostilità, anche sulla stabilità economica”.
Poi, sulla situazione in Libano, il Consiglio Ue si è detto: “Profondamente preoccupato per l’intensificarsi delle ostilità in Libano e per il suo grave impatto sulla popolazione civile, compresi gli sfollamenti su larga scala, le sofferenze e le perdite di vite umane” e ha chiesto “ una de-escalation, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili, nonché il rispetto del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario”, assicurando che “L’Unione europea continuerà a sostenere il Libano, le sue autorità e il suo popolo e attingerà alle proprie riserve di emergenza per assistere la popolazione civile colpita” e che “ Continuerà inoltre a sostenere la sovranità dello Stato libanese, l’integrità territoriale e gli sforzi di costruzione dello Stato”.
Quest’oggi, da Londra, al termine di una riunione dell’esecutivo, è stato annunciato il via libera agli Stati Uniti per l’utilizzo delle proprie basi militari al fine di lanciare attacchi contro obiettivi iraniani che minacciano lo Stretto di Hormuz. In precedenza Londra aveva autorizzato l’uso delle basi solo per operazioni difensive, finalizzato a impedire il lancio di missili contro interessi o vite britanniche.
Tale annuncio è stato così commentato , in un post social, dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: “La stragrande maggioranza dei cittadini britannici non vuole prendere parte alla guerra intrapresa da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran. Ignorando il proprio popolo, il signor Starmer sta mettendo in pericolo vite britanniche, permettendo che le basi del Regno Unito vengano utilizzate per aggressioni contro l’Iran. L’Iran eserciterà il suo diritto all’autodifesa”.
Il Consiglio federale svizzero, invece, ha deciso di non autorizzare più le esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti a causa della partecipazione del Paese al conflitto con l’Iran. Nessuna nuova richiesta è stata approvata dall’escalation del conflitto il 28 febbraio.
Il governo svizzero, dopo la discussione sull’applicabilità del principio di neutralità e le decisioni riguardo le domande di sorvolo della Svizzera da parte degli Usa, in una nota, ha precisato di aver esaminato oggi la questione dell’esportazione di beni verso i Paesi implicati nella guerra, ossia Stati Uniti, Israele e Iran, sottolineando : “Attualmente non è possibile autorizzare esportazioni di materiale bellico verso gli Stati Uniti, in virtù della loro implicazione in un conflitto armato internazionale secondo la legge sul materiale bellico. Per quanto riguarda Israele, già da anni non vengono più concesse autorizzazioni definitive per l’esportazione di materiale bellico. Lo stesso vale per l’Iran. Per quel che concerne le autorizzazioni già approvate, il Consiglio federale precisa che queste “non presentano rilevanza bellica”, possono pertanto continuare a essere utilizzate”.
Infine, il Presidente ucraino, Zelensky ha fatto sapere in un post social: “Rustem Umerov ha riferito sugli esiti degli incontri e delle negoziazioni in Medio Oriente e nella regione del Golfo. Stiamo conducendo discussioni dettagliate con i partner a tutti i livelli necessari. Le nostre squadre stanno già lavorando con cinque paesi per contrastare i droni “shahed” – abbiamo fornito valutazioni di esperti e stiamo aiutando a costruire un sistema di difesa. Sono state ricevute ulteriori richieste da altri Stati. Ci sono anche richieste dalla parte statunitense riguardo al supporto esperto per il loro personale militare in due aree della regione. Stiamo inoltre esaminando richieste da parte di partner europei le cui forze sono stanziate nella regione. L’Ucraina è impegnata per una rapida e affidabile stabilizzazione intorno all’Iran, che ha un’importanza globale per i mercati del petrolio e del gas e quindi per la determinazione dei prezzi, in particolare in Europa e in Ucraina. Prendiamo anche una posizione di principio sull’inaccettabilità di qualsiasi successo della campagna terroristica del regime iraniano – un complice di lunga data della Russia. In nessun posto al mondo si può permettere ai terroristi di determinare il destino di persone e paesi. Abbiamo inoltre discusso opportunità di cooperazione internazionale per ripristinare la sicurezza nello Stretto di Hormuz. Ho incaricato Rustem Umerov di coinvolgere il Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina e le nostre forze armate per valutare le iniziative internazionali esistenti riguardanti lo Stretto di Hormuz e la reale disponibilità dei paesi a partecipare a missioni di stabilizzazione. Mi aspetto dati specifici da questa valutazione nel prossimo futuro. È importante sottolineare che tutti i nostri partner riconoscono il ruolo globale dell’Ucraina nel garantire la sicurezza e l’elevata qualità dell’expertise di sicurezza ucraina per la protezione della vita. Gloria all’Ucraina!”.
©Riproduzione riservata