di Federica Marengo mercoledì 18 marzo 2026

-Nella diciannovesima giornata della guerra di Israele e degli USA all’Iran, proseguono gli attacchi incrociati tra le parti.
Dopo l’eliminazione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale di Teheran, Larijani e del comandante dell’unità Basij ,Soleimani, l’Iran ha avviato la sua rappresaglia, lanciando bombe a grappolo su Tel Aviv e Israele, causando la morte di 2 persone e il ferimento di 5 e missili sui Paesi del Golfo, tra cui Baghdad, dove è stata colpita l’ambasciata USA, il Kuwait, l’Arabia Saudita, Doha e Dubai.
Continuano , poi, anche i raid israeliani sul Libano, contro obiettivi di Hezbollah, in particolare nel centro di Beirut, nei quali sono state uccise 12 persone e 24 sono rimaste ferite, ma anche su Teheran, dove le forze armate israeliane hanno colpito centri di comando, siti di lancio di missili balistici e altre infrastrutture dei Guardiani della Rivoluzione islamica.
Il ministro della Difesa israeliano, Katz ha reso noto che l’esercito ha colpito e distrutto diversi ponti sul fiume Litani in Libano, “utilizzati dal gruppo Hezbollah per contrabbandare armi verso sud”.
Riguardo alla situazione in Libano, stamane, il Presidente della Repubblica libanese, Joseph Aoun ha presieduto a Baabda, ad est di Beirut, una riunione di sicurezza per discutere della “situazione nel Paese, alla luce del persistere delle aggressioni israeliane e delle loro conseguenze”, della situazione al confine libano-siriano e del coordinamento in atto con le autorità della vicina Siria per “garantire la stabilità”, nonché della presenza dei siriani in Libano e delle misure adottate dalla Sicurezza generale per favorirne il rientro, cui hanno partecipato, i ministri della Difesa e dell’Interno, il comandante dell’esercito libanese e i responsabili delle principali agenzie di sicurezza e intelligence.
Come riportato dalla nota della presidenza libanese, nella riunione, il Presidente Aoun, ha sottolineato la “piena prontezza” delle forze armate e delle istituzioni di sicurezza, invitando “all’unità nazionale e al rifiuto delle divisioni comunitarie e delle provocazioni”, richiamando anche il ruolo dei media e dei social network nel “contenere tensioni”.
Infine, Aoun ha chiesto a governatori, prefetti e municipalità di “coordinarsi con le istituzioni di sicurezza per rafforzare la gestione dell’emergenza, in particolare garantendo nuovi centri di accoglienza per gli sfollati e monitorando prezzi e speculazioni sul mercato”.
Fra la scorsa notte e la mattinata di oggi, l’Idf ha ucciso il ministro dell’intelligence della Repubblica Islamica , il comandante della milizia ‘Imam Hussein, come confermato anche dal ministro della Difesa israeliano, Katz, il comandante del dipartimento rifornimenti e logistica di Hamas e , insieme con lo Shin Bet, un alto funzionario di Hamas, responsabile della raccolta fondi in Libano.
Inoltre, le forze israelo-americane, hanno attaccato un impianto di gas iraniano nel Golfo, condiviso con il Qatar, provocando un incendi: si tratta della raffineria strategica di South Pars, situata nella città portuale di Kanga, mentre l’aviazione israeliana ha attaccato per la prima volta un impianto petrolchimico nel sud dell’Iran, Asaluyeh e South Pars, nella provincia di Bashehr, nell’area dello Stretto di Hormuz.
Teheran ha poi fatto sapere che nessuna fuoriuscita di sostanze tossiche è stata registrata dopo gli attacchi agli impianti e che il fumo nero visibile nell’area sarebbe dovuto alla combustione di materiali petroliferi, avvertendo che, in conseguenza di tali attacchi, prenderà di mira le infrastrutture energetiche dei suoi vicini del Golfo : Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, in quanto “obiettivi diretti e legittimi”.
Il portavoce del ministro degli Esteri del Qatar ,Majed al-Ansari, ha dichiarato: “Il fatto che Israele prenda di mira le infrastrutture legate al giacimento di gas iraniano di South Pars, che rappresenta un’estensione del giacimento di North Field del Qatar, è un passo pericoloso e irresponsabile nel contesto dell’attuale escalation militare nella regione”.
Secondo Reuters, che cita un alto funzionario iracheno, proprio a seguito di un attacco al giacimento di gas iraniano di Pars, le forniture di gas iraniano all’Iraq sarebbero state interrotte.
Secondo il Times of Israel, che cita Reuters, gli impianti di Gnl di Ras Laffan, in Qatar, sarebbero in fase di evacuazione, a seguito dell’avviso emesso dall’Iran per diverse infrastrutture petrolifere in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, nel quale di avvertiva che sarebbero state colpite da attacchi “nelle prossime ore”.
Restando in tema crisi energetica, l’Iraq ha ripreso le esportazioni di petrolio greggio dai giacimenti di Kirkuk, nella Repubblica autonoma del Kurdistan, verso il porto turco di Ceyhan, con l’obiettivo di decongestionare la rotta meridionale, bloccata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, per via della guerra.
L’ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia, Tom Barrack, ha espresso soddisfazione per l’intesa tra Erbil e Baghdad, definendola un passo fondamentale per migliorare la prosperità della regione in un momento di crisi internazionale che ha destabilizzato i mercati energetici, le rotte marittime e l’aviazione civile.
Tale notizia ha influenzato immediatamente le quotazioni petrolifere: il Brent è sceso a 101,16 dollari al barile, mentre il greggio USA, Wti, ha registrato un calo superiore al 3%, attestandosi intorno a 92,2 dollari.
Tuttavia, il prezzo del petrolio è nuovamente schizzato a 108 dollari al barile, dopo l’attacco israelo-americano agli impianti di gas dell’Iran e all’annunciata rappresaglia di Teheran sugli impianti dei Paesi del Golfo.
Quanto alla Turchia, la Difesa di Ankara ha fatto sapere di aver schierato nuovi missili Patriot nella base militare di Incirlik, nel sud-est, nella provincia di Adana, dopo gli attacchi da parte dell’Iran della scorsa settimana.
Intanto, mentre dall’Iran arrivano minacce di ritorsione e di vendetta nei riguardi di USA e di Israele, dopo le uccisioni di diversi leader , non ultimo l’avvertimento della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, in un messaggio di condoglianze per l’uccisione di Ali Larijani, il Presidente degli USA, Trump, dopo aver attaccato gli alleati della Nato per il no all’aiuto per riaprire in sicurezza lo Stretto di Hormuz, in un post sul suo social network, ha scritto: “Mi chiedo cosa succederebbe se ‘mettessimo fine’ a ciò che resta dello Stato terrorista iraniano e lasciassimo che fossero i Paesi che lo usano- noi no- ad assumersi la responsabilità del cosiddetto ‘Stretto’. Questo spingerebbe alcuni dei nostri ‘alleati’ poco collaborativi a darsi da fare, e in fretta!!!”.
In merito, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un’intervista a Fox, ha sottolineato: “La riapertura dello Stretto di Hormuz aiuta più i Paesi della Nato che gli Stati Uniti”.
La stessa portavoce, Leavitt, ha annunciato che il Presidente Trump ha deciso una deroga di 60 giorni al Jones Act, una legge del 1920 che impone che le merci trasportate tra i porti statunitensi siano movimentate su navi battenti bandiera Usa, pensata in origine per proteggere il settore marittimo americano, evidenziando: “La deroga rappresenta solo un ulteriore passo volto ad attenuare le perturbazioni a breve termine del mercato petrolifero, mentre le forze armate statunitensi continuano a perseguire gli obiettivi dell’operazione Epic Fury. Questa misura consentirà a risorse vitali quali petrolio, gas naturale, fertilizzanti e carbone di affluire liberamente nei porti statunitensi per sessanta giorni, e l’amministrazione rimane impegnata a rafforzare ulteriormente le nostre catene di approvvigionamento critiche”.
Gli USA , poi, hanno allentato le sanzioni sul petrolio del Venezuela per favorire il flusso del greggio durante la guerra in Iran. Il Tesoro USA ha infatti emesso un’autorizzazione che consente di vendere direttamente petrolio venezuelano alle società americane e sui mercati globali.
Il segretario generale della Nato , Rutte, tornando sulla questione Stretto di Hormuz, nel corso della sua visita in Norvegia, ha dichiarato: “Ho avuto contatti con molti alleati. Siamo tutti d’accordo, ovviamente, sul fatto che lo stretto di Hormuz debba riaprirsi. E quello che so è che gli alleati stanno collaborando, discutendo su come farlo e su quale sia il modo migliore per farlo. Ci stanno lavorando insieme per trovare una via d’uscita”.
Il cancelliere tedesco Merz, parlando al Bundestag, ha detto: “L’Europa ha interesse a una rapida fine della guerra, a prevenire un’ulteriore escalation regionale e a evitare la disgregazione dello Stato iraniano. Un simile collasso, comprometterebbe gravemente la nostra sicurezza, avrebbe ripercussioni negative sul nostro approvvigionamento energetico e potrebbe potenzialmente innescare massicci flussi migratori. Washington non ci ha chiesto consiglio. Noi avremmo sconsigliato di intraprendere questa strada, e quindi non parteciperemo. Su questo mancano un piano e un mandato dell’Onu e della Nato. Questo non esclude che si possa velocemente arrivare alla della guerra con mezzi diplomatici. Sono quotidianamente in contatto con Macron, Starmer e Meloni. Questa guerra ci danneggia tutti, anche gli Usa e nessuno si può permettere la crisi che comporta la guerra in Iran”.
Per l’Italia, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Tajani,
nell’ambito del forum sull’Iran promosso ieri da Il Tempo, in un’ intervista al direttore del quotidiano, Daniele Capezzone, ha dichiarato: “L’Iran si preparava a questa guerra ormai da anni, perché non volendo rinunciare al programma atomico, era prevedibile che prima o poi i negoziati sarebbero falliti e che ci sarebbe stato un attacco da parte israeliana, magari con il sostegno americano. Il punto è che l’Iran ha una struttura militare solida, missili, droni, lanciatori di missili; quindi, nonostante le distruzioni che hanno inferto certamente un duro colpo alle loro forze armate, può ancora resistere. Noi siamo sempre stati fuori da questa guerra. Andare a intervenire nello stretto di Hormuz significa entrare di fatto in guerra; ed entrare in guerra comporta delle conseguenze. Noi abbiamo deciso, come europei, di rinforzare la missione militare difensiva e di protezione del traffico mercantile marittimo lungo il Mar Rosso e attraverso Suez, insieme a quella contro la pirateria più a oriente. Su questo noi andremo avanti, come continueremo a difendere Cipro, perché è stato attaccato come paese dell’Unione Europea e tra di noi c’è un vincolo di solidarietà. Entrare in guerra per noi è complicato. Credo che il nostro impegno non sia quello, ma sia piuttosto quello di cercare stabilità in Medio Oriente, trovare un accordo. Andare a infilarsi in una guerra nello stretto di Hormuz, anche da un punto di vista militare, non so quanto sia giusto. Ricordiamoci poi che i persiani hanno perso contro gli antichi greci a Salamina perché si sono infilati in mezzo alle isole e i greci, che erano molto più agili di loro, li hanno sconfitti. Ecco, non facciamo una Salamina all’incontrario”.
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, invece, in un’ intervista a Mattino 5 ,su Canale 5, ha sottolineato: “La decisione della partecipazione alla missione è del Parlamento, non del Ministro e neanche del Governo, ma se ci fosse una missione sotto egida Onu vorrebbe dire che coinvolge e mette d’accordo tutti i Paesi del mondo, dall’India alla Cina agli Stati Uniti a tutti i Paesi arabi e africani, il che vorrebbe dire agire in una cornice di totale sicurezza, perché il mondo avrebbe deciso che è un bene mondiale quello di garantire il passaggio da Hormuz. Il vantaggio sarebbe quello che, immediatamente dopo, i prezzi, che sono aumentati in modo vertiginoso, si sgonfierebbero”.
Sul fronte caro energia, nel pomeriggio di oggi, si è tenuto il Consiglio dei Ministri nel quale è stato approvato un decreto legge per ridurre il prezzo dei carburanti, che prevede un taglio delle accise sui carburanti per 20 giorni di 25 centesimi al litro e un meccanismo di credito d’imposta per gli autotrasportatori”.
Il provvedimento , di cui tutti saranno beneficiari, ‘assorbe’ il rafforzamento della social card che avrebbe invece riguardato solo i redditi bassi e contiene anche aiuti all’autotrasporto, alla pesca e un potenziamento dei poteri di Mr Prezzi, con controlli severi ai distributori e per i loro fornitori.
Nel frattempo, negli USA, all’indomani delle dimissioni del capo del centro antiterrorismo, Kent, atteso giovedì alla Camera per una seconda audizione, il quale, in una lettera ha sostenuto che l’Iran non rappresentava “una minaccia imminente per gli Stati Uniti”, si è tenuta l’audizione dei vertici dell’intelligence USA davanti alla Commissione Intelligence del Senato, per dei chiarimenti sulle informazioni fornite all’amministrazione Donald Trump prima dell’avvio della guerra all’Iran.
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