di Federica Marengo giovedì 26 febbraio 2026

-L’attuazione della seconda fase del piano di pace USA per Gaza, annunciato a gennaio, è in fase di stallo, per via del rifiuto di Hamas di disarmarsi.
La seconda fase del piano , infatti, prevede: il disarmo di Hamas, il ritiro delle forze israeliane dalla Striscia e l’insediamento a Gaza di un’amministrazione palestinese ad interim, sostenuta da una forza di polizia locale e da una forza internazionale di stabilizzazione.
Israele, insiste affinché il disarmo totale e completo sia il primo passo verso il passaggio alla nuova fase del piano di pace, minacciando, in caso contrario, la ripresa della guerra su vasta scala.
Secondo la testata Israel Hayom, il Comitato tecnico palestinese dovrebbe presentare a marzo un piano di disarmo semestrale che dovrebbe iniziare dalle armi pesanti per concludersi con quelle leggere e , in fase iniziale, Hamas dovrebbe consegnare un inventario degli armamenti pesanti e una mappa dei tunnel sotterranei.
Tuttavia, secondo diversi analisti, Hamas respingerà la proposta di consegnare le armi senza garanzie sul ritiro israeliano o sul disarmo delle altre milizie, mentre potrebbe accettare solo il congelamento e la dismissione delle armi offensive, mantenendo quelle leggere per autodifesa ,in caso di ripresa delle operazioni militari.
Altrettante incertezze, poi, vi sono riguardo la forza internazionale di stabilizzazione di circa 20.000 uomini ,con contributi da vari Paesi, che non ha ancora un mandato definito e che vede i Paesi potenziali partecipanti non intenzionati a incaricare i propri soldati della confisca forzata delle armi.
In merito al mancato disarmo di Hamas, il ministro delle Finanze israeliano, Smotrich ha dichiarato che, in caso di mancato di disarmo, Israele potrebbe procedere all’occupazione completa della Striscia, dove istituirà un governo militare e stabilirà insediamenti ebraici.
Intanto, mentre il Premier israeliano Netanyahu, parlando alla Knesset (il Parlamento israeliano), in occasione della visita del Premier indiano Narendra Modi, ha siglato con l’India e con altri Stati “un’alleanza di ferro” contro l’Islam estremo, proseguono, nonostante il cessate il fuoco, gli attacchi mirati delle forze israeliane nella Striscia.
Secondo l’agenzia Wafa, due palestinesi sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti in un bombardamento israeliano a est di Gaza city, nel parco Al Mahatta, nel quartiere di Al Tuffah.
Il portavoce dell’Idf, ha fatto sapere che le forze armate israeliane hanno eliminato un uomo armato, individuato mentre si avvicinava alle posizioni militari israeliane, nel tentativo di attraversare la Linea gialla nel sud della Striscia.
Inoltre, il portavoce dell’Idf ha reso noto che le forze di Tel Aviv, durante operazioni condotte a est della Linea gialla, hanno individuato e smantellato percorsi di tunnel sotterranei lunghi 5 chilometri nell’area di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza e che, all’interno di un tunnel ,è stato individuato un deposito di armi con ordigni esplosivi, munizioni, granate, lanciatori, fucili e razzi Rpg.
Nella zona di Ash Shamis, a nord est di Gerusalemme, invece, coloni israeliani hanno incendiato strutture agricole di proprietà palestinese , provocando ingenti danni materiali.
In merito agli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania, l’ambasciata USA a Gerusalemme , in un post social, ha annunciato di voler fornire servizi consolari in loco in due insediamenti israeliani di Tel Aviv. Funzionari palestinesi hanno criticato tale decisione come “una chiara violazione del diritto internazionale”.
Sempre a Gerusalemme , vi sono stati scontri mentre i manifestanti ultraortodossi (Haredi) protestavano contro il servizio militare obbligatorio e la polizia è intervenuta per disperdere la folla.
Quanto al dossier Terhan, è in corso a Ginevra il terzo round di negoziati indiretti, con mediazione dell’Oman , e diretti, tra i rappresentanti degli USA e dell’Iran.
Al centro dei colloqui, cui ha partecipato come osservatore il Direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Grossi, la questione del programma nucleare, che Teheran vorrebbe portare avanti per scopi civili, ma che secondo gli Stati Uniti è una minaccia, ma anche il programma missilistico iraniano e le nuove sanzioni USA a Teheran su petrolio e armi.
Il Presidente USA Trump, nel corso del suo discorso sullo stato dell’Unione, riguardo ai rapporti con l’Iran, ha dichiarato: “Preferisco risolvere la questione con la diplomazia, ma una cosa è certa: non permetterò mai all’Iran di avere l’arma nucleare. Teheran ha già sviluppato missili che possono colpire l’Europa e gli Stati Uniti”.
Immediata la replica del portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, che ha parlato di “Grandi bugie”, così come il Presidente iraniano, Pezeshkian e la Guida suprema Khamenei, secondo cui Teheran non svilupperà armi nucleari , poiché nel 2003 fu proprio la stessa Guida suprema ad annunciare un decreto religioso(fatwa), che ha vietato lo sviluppo di armi nucleari da parte della Repubblica islamica.
A rimarcare ciò, un alto funzionario iraniano, vicino alla Guida suprema Khamenei, secondo cui un accordo sul dossier nucleare con gli Usa “è a portata di mano” e può essere trovato subito, se la richiesta di Washington all’Iran è non sviluppare la bomba atomica, perché questo punto è già parte della dottrina difensiva iraniana e di una decisione dello stesso Khamenei.
Ieri, però, il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito che l’Iran risponderà con forza, se gli Stati Uniti interverranno militarmente durante i negoziati in corso.
Tornando al terzo round dei negoziati a Ginevra, in svolgimento, secondo un’indiscrezione del Wall Street Journal, che cita fonti ufficiali, gli inviati a capo della delegazione USA, Witkoff e Kushner, avrebbero posto delle condizioni all’Iran tra cui lo smantellamento di tre siti nucleari : Fordow, Natanz e Isfahan e la consegna agli USA di tutto l’uranio arricchito rimanente.
Sempre secondo le fonti, gli USA avrebbero chiesto che l’accordo duri a tempo indeterminato, insistendo sulla questione dell’arricchimento zero, sebbene il loro team negoziale potrebbe anche consentire all’Iran, la cui delegazione è guidata dal ministro degli Esteri, Araghchi, di riavviare un reattore nucleare a Teheran in grado di garantire un arricchimento molto basso per scopi sanitari, in cambio di “un minimo passo indietro sulle sanzioni”.
Tuttavia, secondo Axios, che cita una fonte informata, i colloqui a Ginevra tra le delegazioni di Iran e Stati Uniti si sarebbero svolti sia in forma indiretta, con la mediazione del ministro degli Esteri omanita, Badr al-Busaidi, incaricato di scambiare messaggi tra le parti, sia in forma di contatti diretti tra i negoziatori americani e iraniani.
Axios, ha poi confermato che gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Iran di accettare un eventuale accordo sul nucleare di durata illimitata, chiedendo ,però, a Teheran di rinunciare a circa 10 tonnellate di uranio arricchito e ,che Washington avrebbe aperto alla richiesta iraniana di mantenere il diritto ad arricchire l’uranio, ma solo a condizione che Teheran dimostri in modo convincente di non perseguire in alcun modo la costruzione di un’arma nucleare.
Secondo Al Jazeera, che cita fonti governative di Teheran, invece, l’Iran avrebbe proposto agli Stati Uniti un congelamento temporaneo delle attività di arricchimento dell’uranio, per creare fiducia e intraprendere ulteriori passi avanti. Ma non si tratterebbe di una concessione gratuita, perché “in cambio dovrebbe ottenere diverse concessioni, soprattutto per quanto riguarda la revoca delle sanzioni”.
Teheran avrebbe rifiutato qualsiasi ipotesi di smantellamento dei propri siti nucleari e di trasferimento all’estero delle riserve di uranio arricchito.
Infine, fonti diplomatiche occidentali avrebbero riferito all’emittente libanese Al Mayadeen che, nell’ambito dei negoziati, si starebbe discutendo di un patto di non aggressione.
Nel frattempo, oltre 300 velivoli USA sono giunti in Medio Oriente, tra cui 12 caccia F22 Raptor e la portaerei Ford ha lasciato la base navale a Creta.
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