di Federica Marengo giovedì 12 febbraio 2026

-Nella giornata di ieri, il Premier israeliano Netanyahu ha incontrato a Washington il Presidente USA Trump, per discutere dei negoziati con l’Iran e della situazione in Medio Oriente.
L’incontro, il settimo, avvenuto per la prima volta senza telecamere, è stato preceduto dai colloqui del Premier Netanyahu con l’inviato speciale USA Witkoff e con Kushner e dalla firma ufficiale con il segretario di Stato USA, Rubio, dell’atto di ingresso di Israele nel Board of Peace, creato dal numero uno della Cassa Bianca.
A tal proposito, Mosca, tramite la portavoce del ministero degli Esteri russo, Zakharova, ha fatto sapere che la Russia non invierà delegati alla prima riunione inaugurale del Board of Peace, che dovrebbe tenersi il 19 febbraio, in quanto “il lavoro per formulare la posizione di Mosca riguardo al Board of Peace è ancora in corso”.
Presente , invece, alla prima riunione del Board per Gaza, il Premier del Pakistan, Sharif, insieme con il ministro degli Esteri pachistano, Ishaq Dar.
Tornando al colloquio tra il Premier Netanyahu e il Presidente Trump, in merito alla questione Iran, il Presidente Trump ha ribadito l’intenzione di proseguire i negoziati con Teheran sul nucleare, allontanando , quindi, la prospettiva di un attacco, anche se, il Pentagono ha chiesto l’invio in Medio Oriente di una seconda portaerei, (come reso noto dal Wall Street Journal e , confermato dal numero uno della Casa Bianca)e la guida suprema dell’Iran, Khamenei, in un videomessaggio, citato da Iran International, in cui ha ringraziato i sostenitori per la partecipazione alle manifestazioni di ieri in occasione del 47° anniversario della Rivoluzione del 1979, ha sottolineato che le manifestazioni “hanno deluso i nemici che cercano di costringere la nazione iraniana alla sottomissione”.
Secondo uno dei Paesi mediatori tra USA e Iran, la Turchia e il suo ministro degli Esteri Fidan, Teheran sarebbe pronta a raggiungere un compromesso sul nucleare , che sostiene di usare solo per scopi civili , e sui limiti nell’arricchimento di uranio, ma Washington dovrà evitare la pretesa di un blocco del programma missilistico balistico (cui l’Iran non intende rinunciare), perché altrimenti non verrà siglata alcuna intesa, ma, anzi, potrebbe avere inizio un nuovo conflitto nella regione.
Prima del suo ritorno in Israele, secondo quanto riportato dal Times of Israel, il Premier israeliano Netanyahu ,in merito al possibile raggiungimento di un accordo tra gli USA e l’Iran, ha dichiarato: “Il Presidente Trump ritiene che gli iraniani abbiano già capito con chi hanno a che fare. Penso che le condizioni che sta ponendo, unite alla loro consapevolezza di aver commesso un errore l’ultima volta, non raggiungendo un accordo, potrebbero portarli ad accettare condizioni che consentirebbero di raggiungere un buon accordo. Ho chiarito alla Casa Bianca che qualsiasi accordo deve includere componenti che sono importanti per noi e, a mio avviso, anche per l’intera comunità internazionale. Ovvero, non solo la questione nucleare, ma anche i missili balistici e i ‘delegati regionali’ dell’Iran”.
Inoltre, alla vigilia dell’incontro con il leader di Tel Aviv, il Presidente Trump aveva espresso la sua contrarietà all’annessione da parte di Israele della Cisgiordania, a seguito della decisione di Israele di estendere il controllo in Cisgiordania ad aree che, secondo quanto stabilito dagli accordi di Oslo, dovrebbero essere sotto il controllo totale o parziale dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Secondo fonti della Casa Bianca, infatti, una “Cisgiordania stabile mantiene Israele sicura ed è in linea con l’obiettivo dell’amministrazione di raggiungere la pace nella regione”.
La stretta del governo Netanyahu sulla Cisgiordania è stata poi condannata con forza anche dal Regno Unito, poiché, ha sottolineato il Governo Starmer: “Ogni tentativo unilaterale di alterare la geografia o la demografia della Palestina è totalmente inaccettabile e sarebbe in contrasto con il diritto internazionale”.
In merito, il capo dei diritti umani dell’Onu, Volker Turk, commentando la recente approvazione da parte di Israele di misure per consentire agli ebrei israeliani di acquisire più facilmente terreni nella Cisgiordania occupata per estendere il controllo israeliano su vaste aree del territorio , tra cui siti culturali e religiosi, ha dichiarato: “Israele sta adottando misure rapide per modificare la demografia della Cisgiordania. Se queste decisioni saranno attuate, accelereranno senza dubbio l’espropriazione dei palestinesi e il loro trasferimento forzato, e porteranno alla creazione di altri insediamenti israeliani illegali. Ciò priverà ulteriormente i palestinesi delle loro risorse naturali e limiterà il loro godimento di altri diritti umani. Il mondo sta “assistendo a rapidi passi per cambiare in modo permanente la demografia del territorio palestinese occupato, privando la sua popolazione delle sue terre e costringendola ad andarsene. Ciò è sostenuto dalla retorica e dalle azioni degli alti funzionari israeliani e viola l’obbligo di Israele, in quanto potenza occupante, di preservare l’ordine giuridico e il tessuto sociale esistenti. Queste decisioni devono essere revocate”.
Intanto, secondo il New York Times, che cita funzionari e persone informate, gli USA avrebbero preparato un piano nel quale chiedono che Hamas consegni tutte le armi capaci di colpire Israele, ma consentirebbero loro , almeno nella fase inziale, di conservare alcune armi leggere.
Sempre secondo il New York Times, gli USA avrebbero intenzione di condividere il documento con Hamas entro poche settimane, al fine di attuare la smilitarizzazione del gruppo , punto chiave del piano di Pace per Gaza del Presidente Trump.
Hamas, però, tramite un esponente del suo ufficio politico, ha respinto la bozza di costituzione pubblicata nei giorni scorsi dall’Autorità Nazionale Palestinese, impegnatasi a realizzare le riforme necessarie per prendere il controllo di Gaza, come previsto dal piano di pace USA.
L’esponente dell’ufficio politico di Hamas ha dichiarato: “Il documento è stato redatto in circostanze inaccettabili. La costituzione deve essere respinta sia nella forma sia nei contenuti, perché le persone sotto occupazione non scrivono costituzioni su misura per l’occupante. Non scriveremo norme per regolamentare la vita in prigione. Il documento è stato scritto in stanze chiuse sotto supervisione francese, basandosi sulla disastrosa e antipatriottica Dichiarazione di New York del luglio scorso”.
Tale dichiarazione, diffusa da una conferenza internazionale ospitata da Francia e Arabia Saudita con il via libera del Presidente dell’Autorità nazionale palestinese ,Mahmoud Abbas, chiedeva ad Hamas di disarmarsi, condannava il massacro del 7 ottobre 2023 in Israele, sollecitava riforme nell’Anp e sosteneva una soluzione a due Stati.
La fazione dominante dell’Autorità Nazionale Palestinese, Fatah, ha replicato ad Hamas che la bozza di costituzione è stata redatta “con mente, mano e volontà puramente palestinesi” e che Hamas “deve scusarsi con il nostro popolo palestinese per aver creato uno stato di divisione e disastro”, sollecitando Hamas a “contribuire a superare le conseguenze catastrofiche del 7 ottobre” e a “mettersi in linea con la comunità internazionale, riconoscendo l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina come unico rappresentante legittimo della popolazione palestinese”.
Nel frattempo, l’Idf ha fatto sapere in una nota di aver ucciso nella Striscia di Gaza il comandante dei cecchini di Hamas e che l’operazione è stata condotta “in risposta alla flagrante violazione dell’accordo sul cessare il fuoco all’inizio di questa settimana” e , che il “miliziano ha partecipato alla pianificazione di numerosi attacchi terroristici contro i soldati israeliani nel nord della Striscia di Gaza”.
Dal portavoce dell’Onu, Dujarric, è poi arrivata l’esortazione a Israele a consentire ai giornalisti e alle giornaliste internazionali l’ingresso a Gaza, non ancora autorizzato.
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