di Federica Marengo giovedì 29 gennaio 2026

-Dopo la consegna di Hamas a Tel Aviv del corpo dell’ultimo ostaggio rimasto a Gaza e, la consegna da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa al ministero della Salute di Hamas dei corpi di 15 palestinesi detenuti da Israele, si lavora all’attuazione della seconda fase del Piano di pace del Presidente USA, Trump.
A tal proposito, una delegazione israeliana è arrivata stamane al Cairo per fare il punto della situazione nella Striscia con i mediatori egiziani e discutere della seconda fase del Piano di Pace USA per Gaza, delle procedure per l’apertura del valico di frontiera di Rafah, del meccanismo per la distribuzione di aiuti umanitari e di soccorso ai residenti della Striscia e del coordinamento necessario per assistere nello svolgimento dei suoi compiti il comitato tecnico palestinese, che si occuperà dell’amministrazione quotidiana della Striscia.
Inoltre, la seconda fase del Piano di pace USA prevede il ritiro completo dell’esercito di Israele dalla Striscia e la smilitarizzazione della Striscia e il disarmo di Hamas.
Tuttavia, il Premier Netanyahu, che ha ottenuto alla Knesset il via libera in via preliminare al progetto di bilancio dello Stato per il 2026, che dovrà essere approvato entro la fine di marzo, evitando la prospettiva immediata di elezioni anticipate, ha dichiarato che Israele manterrà il controllo della sicurezza su tutta l’area che va dal Giordano al Mar Mediterraneo, ribadendo che Tel Aviv non permetterà la creazione di uno Stato palestinese e , “certamente non a Gaza”.
Per Hamas, invece, un alto funzionario, intervistato da Al Jazeera, ha affermato che un accordo sul disarmo dell’organizzazione terroristica non c’è mai stato, sottolineando: “Non abbiamo ancora discusso delle armi, nessuno ce ne ha parlato direttamente. Non abbiamo parlato con la parte americana o con i mediatori su questo tema, quindi , non possiamo parlare di cosa significhi o quale sia l’obiettivo. Un accordo di Hamas per la consegna delle armi, non è mai avvenuto, non abbiamo mai parlato per un solo istante della consegna delle armi, o di una qualsiasi formula sulla distruzione, la resa o il disarmo. Se Israele, gli Stati Uniti e l’Occidente non sono riusciti a disarmare Hamas in due anni di guerra, come potranno ottenerlo attraverso i negoziati?”.
Lo stesso funzionario di Hamas, poi, ha sottolineato che è Hamas a governare Gaza e che “Il movimento ha riportato l’ordine nella Striscia di Gaza per servire il popolo palestinese e preservarne la sicurezza”.
Intanto, una decina di Paesi, quali: Belgio, Canada, Danimarca, Spagna, Francia, Irlanda, Islanda, Giappone, Norvegia, Portogallo e Regno Unito hanno esortato Israele a consentire l’ingresso “senza ostacoli” degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, alla luce della situazione umanitaria disastrosa.
I suddetti Paesi hanno ricordato a Tel Aviv di “aver siglato il piano di pace in 20 punti del Presidente Trump”, che includeva l’impegno a far entrare e distribuire nella Striscia di Gaza, senza ingerenze, gli aiuti umanitari coordinati dalle Nazioni Unite e dalla Mezzaluna Rossa, chiedendo di adottare “con urgenza le misure essenziali”, tra cui garantire alle Ong internazionali la possibilità di operare a Gaza, revocare i rigidi requisiti di registrazione e riaprire tutti i punti di passaggio, compreso il valico di Rafah in entrambe le direzioni.
Gli stessi Paesi hanno anche condannato la demolizione da parte di Israele della sede dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (Unrwa) a Gerusalemme Est, avvenuta il 20 gennaio ed effettuata in quanto le autorità israeliane sostengono che alcuni dipendenti dell’Unrwa avrebbero partecipato all’attacco del 7 ottobre 2023 , sottolineando: “Questo atto senza precedenti, compiuto da uno Stato membro delle Nazioni Unite contro un’istituzione delle Nazioni Unite, costituisce un ulteriore e inaccettabile tentativo di minare la capacità operativa dell’agenzia”.
Anche la Cina, mediante il suo rappresentante permanente, nell’ambito di un dibattito aperto del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite sul Medio Oriente, ha esortato Israele a revocare le restrizioni all’accesso umanitario a Gaza, chiedendo di promuovere un cessate il fuoco completo e duraturo nella regione , di rispettare il principio secondo cui “i palestinesi governano la Palestina” e di tenere conto delle legittime preoccupazioni dei Paesi del Medio Oriente ed essere in linea con la soluzione dei due Stati.
L’Egitto, ha fatto sapere che, stamane, nell’ambito degli sforzi continui portati avanti dal Cairo per coordinare e garantire l’arrivo dell’assistenza umanitaria alla popolazione di Gaza, è partito dal lato egiziano del valico di Rafah il 127° convoglio di aiuti umanitari diretto verso la Striscia di Gaza, con ingresso attraverso il valico di Kerem Shalom, nel sud-est dell’enclave. Il convoglio è composto da camion carichi di aiuti umanitari urgenti, tra cui generi alimentari, forniture mediche e materiali di soccorso.
Quanto all’invito rivolto dal Presidente USA Trump a Papa Leone XIV di far parte del Board of Peace per Gaza, il segretario di Stato Vaticano, card. Pietro Parolin, ha dichiarato che vi sono punti critici che devono essere presi in considerazione e che “La risposta ancora non c’è , ma non si possono dimenticare le criticità del piano”.
El Salvador, invece, come reso noto dal suo Presidente, Nayib Bukele, è stato ufficialmente incorporato come membro fondatore del Board of Peace.
Ciò, mentre proseguono gli attacchi di Israele sulla Striscia, nonostante il cessate il fuoco in vigore da ottobre. Nelle scorse ore, infatti, 4 persone sono state uccise e 3 sono rimaste ferite in un attacco delle forze israeliane nel quartiere orientale di Tuffah, a Gaza City.
L’Idf , poi, ha anche attaccato la zona del villaggio di Mihamas, a nord di Gerusalemme.
Riguardo alla situazione in Iran, secondo la Cnn, in seguito al fallimento dei colloqui sul programma nucleare di Teheran (l’Iran continuerebbe a respingere le richieste della Casa Bianca) , il Presidente degli Stati Uniti Trump starebbe valutando l’opzione di lanciare attacchi militari di vasta portata contro l’Iran, con la portaerei degli Stati Uniti a propulsione nucleare USS che si trova già da lunedì in Medio Oriente, con il suo gruppo navale di attacco, cui si sono aggiunte altre navi.
Sempre secondo la Cnn, fermo restando che il Presidente USA Trump non ha preso ancora alcuna decisione definitiva sulla linea di azione, tra le opzioni al vaglio di Washington, vi sarebbero: raid aerei contro dirigenti iraniani e responsabili della sicurezza o possibili attacchi contro impianti nucleari e strutture governative.
Immediata la reazione di Teheran, il cui esercito ha annunciato l’entrata in servizio di “mille droni strategici” destinati alle quattro forze armate del Paese, che, secondo il comandante in capo delle suddette forze, in caso di un attacco USA, sarebbero “pronti per una risposta schiacciante”.
Nel frattempo sia dalla Cina che dalla Russia sono arrivati inviti alla moderazione e il portavoce del Cremlino Peskov ha avvertito che: “Eventuali azioni di forza rischiano di creare il caos nella regione”, evidenziando come “le possibilità di una soluzione diplomatica non siano esaurite”.
A mediare, infatti, per scongiurare un attacco, che anche gli USA, secondo il segretario di Stato Rubio, vorrebbero evitare, Paesi quali: Turchia, Arabia Saudita , Egitto, e Qatar.
A tal proposito, in queste ore , vi sarebbe stato un colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e il ministro degli Esteri turco, Fidan, alla vigilia di un incontro ad Ankara, e il Presidente turco Erdogan avrebbe proposto al Presidente USA Trump un incontro trilaterale con l’Iran.
A Bruxelles, invece, nell’ambito del Consiglio Affari Esteri, l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, commentando la decisioni di introdurre nuove sanzioni a Teheran (nella lista delle misure restrittive, che includono il divieto di ingresso nel territorio europeo e il congelamento dei beni ,entrano 21 soggetti, tra individui ed entità, coinvolti nella violenta repressione delle proteste nel Paese e 10 soggetti legati alla fornitura di armi da parte di Teheran alla Russia per la guerra contro l’Ucraina) e la convergenza sulla proposta di inserire nelle liste relative alle organizzazioni terroristiche la Guardia Rivoluzionaria Iraniana , ha detto: “È chiaro ciò che vediamo: il bilancio delle vittime e le proteste in Iran, e i mezzi adottati dal regime sono davvero, davvero severi. Ecco perché stiamo anche inviando un messaggio chiaro: se si reprime qualcuno, si paga un prezzo, e si verrà sanzionati per questo. Adotteremo nuove sanzioni all’Iran e mi aspetto anche che concorderemo sull’inserimento della Guardia Rivoluzionaria Iraniana nella lista dei terroristi. Questo li metterà sullo stesso piano di al-Qaeda, Hamas e Daesh. Se agisci come terrorista, dovresti anche essere trattato come terrorista”.
Presente per l’Italia al Consiglio Affari Esteri, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e Vicepremier , Tajani, che, tra i sostenitori della proposta di inserire la Guardia Rivoluzionaria Iraniana tra le organizzazioni terroristiche, a margine della riunione con gli omologhi a Bruxelles, ha dichiarato: “Si sta andando verso un accordo politico per inserire i pasdaran nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. Oggi ,ci sarà una decisione politica, poi, quella concreta nelle prossime settimane. Ma mi pare ci sia una grande convergenza da parte di tutti i Paesi dopo quello che è accaduto nelle scorse settimane”.
Il ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, ha definito “Un grave errore strategico” tale decisione da parte di Bruxelles.
Israele ha invece definito la decisione presa a Bruxelles come “decisione importante e storica”.
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