di Federica Marengo venerdì 23 gennaio 2026

-Ieri, nel corso del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il Presidente USA Trump ha tenuto il suo discorso di presentazione del Board of Peace, organismo che supervisionerà la transizione e la ricostruzione della Striscia, e ha firmato il trattato istituivo con i leader e i Capi di Stato di una ventina di Paesi, tra cui: Egitto, Arabia Saudita, Argentina, Repubbliche ex sovietiche ,come l’Azerbijan, Giordania, Israele, per cui era presente il Presidente Herzog.
Invitato a far parte del Consiglio di Pace per Gaza, anche il Presidente russo Putin, che non ha escluso l’adesione, a condizione che il miliardo di dollari necessario per diventare membro permanente dell’organismo sia prelevato dai beni russi congelati negli USA.
Ritirato ,invece, da Trump l’invito a far parte del Board al Premier canadese Carney, con cui vi è già una tensione causata dai dazi e dalle mire espansionistiche di Washington, volte a fare del Canada il 51° Stato americano, per via delle dichiarazioni del Primo Ministro di Ottawa nel suo intervento al Forum di Davos, nel quale ha parlato di un’era “di rivalità fra le grandi potenze”, di un “ordine basato sulle regole che sta svanendo” e dei “forti che possono fare quello che vogliono a scapito dei deboli”, invitando le potenze di mezzo ad “agire insieme, perché, se non siamo presenti al tavolo delle trattative, finiremo per essere nel menu”.
Immediata la reazione del Presidente Trump , che ha ricordato al Premier Carney che “Il Canada esiste grazie agli Stati Uniti”; affermazione a cui il Premier canadese ha replicato sottolineando che “Il Canada non esiste grazie agli Stati Uniti” e che “può dimostrare come la diversità possa essere un punto di forza, non una debolezza” e che “un’altra via è possibile, che l’arco della storia non è destinato a deviare verso l’autoritarismo e l’esclusione, ma può ancora piegarsi verso il progresso e la giustizia”.
Per l’Ue, unico Paese firmatario, l’Ungheria, con il Premier Orban, mentre per l’Italia, la Premier Meloni ha dichiarato di essere disponibile e interessata all’iniziativa , ma che vi sono dei problemi di carattere costituzionale , per cui ha chiesto al Presidente Trump di “riaprire la configurazione dell’organismo”.
Infatti, l’ostacolo, per l’Italia, è rappresentato dall’articolo 11 della Costituzione, secondo cui un accordo internazionale può essere siglato solo sulla base di un’equiparazione dei poteri, che l’articolo 9 dello Statuto del Board non prevede.
Sulla stessa linea dell’Italia, la Polonia, mentre il Premier spagnolo Sanchez ha declinato l’invito del Presidente USA Trump a far parte del Board of Peace per Gaza, in nome della “coerenza con l’ordine multilaterale, con il sistema delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”, evidenziando inoltre che il Consiglio “non include l’Autorità palestinese”.
Per la Repubblica Ceca, il ministero degli Esteri ha reso noto che il governo di Praga valuterà per lunedì l’eventuale adesione al Consiglio di Pace.
Per l’Ue, il Presidente del Consiglio Ue, Costa, ha dichiarato: “Nutriamo seri dubbi su una serie di elementi contenuti nello statuto del Consiglio di Pace (Board of Peace) relativi al suo ambito di competenza, alla sua governance e alla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite. Siamo pronti a collaborare con gli Stati Uniti all’attuazione del piano di pace globale per Gaza, con un Consiglio di Pace che svolga la sua missione di amministrazione transitoria, in conformità con la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Consiglio ha già deciso la settimana scorsa non solo di autorizzare la Commissione a firmare l’accordo con il Mercosur, ma anche di procedere all’applicazione provvisoria dell’accordo. Questa è la posizione del Consiglio. Invito quindi la Commissione ad avvalersi di questa decisione e ad attuare l’accordo provvisorio”.
Secondo un funzionario europeo: “L’Unione europea non aspetterà l’istituzione o un mandato chiaro del Board of Peace su Gaza per fornire sostegno alla Striscia” e giovedì 29 gennaio si riunirà a Bruxelles il Consiglio Affari Esteri, per discutere anche della situazione in Medio Oriente, precisando che l’Ue ha già avviato contatti con Nikolai Mladenov, indicato come Alto rappresentante del Board e gli ha presentato “tutto ciò che l’Ue sta già facendo e può fare di più” e alcune priorità, come: “l’addestramento della polizia palestinese, il monitoraggio dei valichi di Gaza e di Rafah, e possibilmente di altri valichi, oltre al sostegno finanziario, politico, riformatore e umanitario, ambito in cui l’Ue è il principale contributore”.
Inoltre, il funzionario Ue ha sottolineato che: “Tutti stanno studiando l’iniziativa”, che “ L’Ue è stata presa di sorpresa da termini di riferimento che vanno ben oltre quanto ci si aspettava sulla base delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza” e che “Non è un’area facile da analizzare dal punto di vista giuridico; si tratta più di una decisione politica che legale”.
Intanto, proseguono i raid israeliani sulla Striscia. Nei giorni scorsi, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 11 palestinesi, tra cui tre giornalisti , tra l’area del campo profughi di Bureij e l’area di Netzarim.
Quest’oggi, invece, l’IDF ha annunciato di aver concluso un raid antiterrorismo ,durato quattro giorni nel quartiere di Jabal Joha, nella città di Hebron, in Cisgiordania, durante il quale sono stati arrestati 14 palestinesi ricercati, evidenziando che l’operazione puntava a “sventare infrastrutture terroristiche, rimuovere il possesso illegale di armi e rafforzare la sicurezza nell’area”.
Quanto alla notizia della riapertura del valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, una fonte della sicurezza israeliana ha smentito, dichiarando ai media di Tel Aviv che “Il valico di Rafah non sarà aperto fino a che Hamas non restituirà il corpo dell’ultimo ostaggio rimasto a Gaza”.
In merito alla situazione in Siria, il 18 gennaio, dopo diversi giorni di scontri tra le forze governative siriane e le Forze Democratiche Curdo-Siriane, il Presidente ad interim della Siria, Sharaa ha annunciato un accordo in 14 punti con le Forze Democratiche curdo-siriane, per stabilire un cessate-il-fuoco immediato e integrare i combattenti delle suddette Forze nelle forze militari e di sicurezza governative e per attuare il passaggio di Raqqa e Deir Ezzor sotto il controllo statale.
Il Governo di Damasco, poi, in base a tale intesa, si occuperà anche dei sospetti e delle famiglie detenuti nei campi della zona con legami con lo Stato Islamico.
Secondo il Wall Street Journal, Washington starebbe valutando un ritiro completo delle truppe statunitensi, a fronte delle iniziative del presidente siriano al Sharaa per assumere il controllo della milizia curda ,sostenuta dagli Stati Uniti nel nordest del Paese, in quanto, qualora le Forze Democratiche Curdo- Siriane si sciogliessero completamente, i funzionari USA non vedrebbero la necessità di mantenere truppe sul posto.
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), ha reso noto che, per via degli scontri e delle recenti avanzate delle forze di Damasco nelle aree di Aleppo, Raqqa e Deir az Zor, che hanno costretto le forze curdo-siriane a ripiegare verso Hasake, loro principale roccaforte, sono oltre 134 mila le persone sfollate nel nord-est della Siria negli ultimi giorni.
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