di Federica Marengo sabato 30 agosto 2025

-Ieri, l’esercito israeliano, sospesa la pausa tattica locale nell’attività militare, ha annunciato di aver avviato le operazioni preliminari di un attacco a Gaza City e che sta operando con gran forza nella periferia.
Secondo il Times of Israel, che cita l’Associated Press, contemporaneamente all’espansione dell’offensiva sul capoluogo della Striscia, Israele rallenterà o interromperà presto l’ingresso di aiuti umanitari in alcune parti del nord di Gaza.
Il ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, ha dichiarato che nelle ultime 24 ore sono state uccise almeno 66 persone e decine sono state ferite, mentre il bilancio complessivo delle vittime dall’inizio della guerra è di 63.000.
Dall’inizio della giornata di oggi, invece, almeno 44 persone sono state uccise nei raid israeliani sulla Striscia, di cui 4 in attesa aiuti e 20 a Gaza City. Inoltre, 11 persone sono state uccise in un raid israeliano su un panificio nel quartiere di al-Nasr, a ovest di Gaza City.
Questo pomeriggio, poi, l’Idf ha effettuato un attacco sempre a Gaza city , con l’obiettivo di colpire il portavoce di Hamas . Secondo fonti palestinesi, nel raid sono state uccise 7 persone che si trovavano nell’edificio Al-Bassoo ,colpito da un missile.
Intanto, l’Idf ha ordinato a quasi un milione di palestinesi di spostarsi verso sud e, secondo i funzionari di sicurezza israeliani, citati da Channel 12, l’evacuazione procede molto più lentamente del previsto: finora solo 10mila residenti sono usciti dalla principale città al nord di Gaza, dichiarata “zona di combattimento”, dove rimangono 1 milione di persone.
Per la presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa internazionale, “E’ impossibile effettuare un’evacuazione di massa della città di Gaza in modo sicuro nelle condizioni attuali”, definendo tale idea “incomprensibile”.
Il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, ha dichiarato: “Noi e i nostri partner restiamo a Gaza City per fornire supporto salvavita, con l’impegno di servire le persone ovunque esse si trovino. Ci aspettiamo che il nostro lavoro sia pienamente facilitato e ricordiamo alle parti che i civili, compresi gli operatori umanitari, devono essere protetti in ogni momento. Le strutture umanitarie e le altre infrastrutture civili devono essere ugualmente salvaguardate. La decisione di Israele di interrompere le pause tattiche giornaliere a Gaza City, ora dichiarata “zona di combattimento pericolosa”, minaccia sia la vita delle persone che la capacità degli operatori umanitari di operare. L’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha sottolineato che le operazioni di soccorso salvavita devono essere rese possibili, non annullate. Costringere le persone a spostarsi più a sud rischia di essere la ricetta per il disastro e potrebbe equivalere a un trasferimento forzato. Le Nazioni Unite si aspettano che il loro lavoro venga facilitato, ricordando alle parti che i civili e le strutture umanitarie devono essere protetti in ogni momento”.
Riguardo l’offensiva militare israeliana a Gaza City, il portavoce dell’ala militare di Hamas ,citato da Al Jazeera, ha detto: “I piani di Israele di occupare Gaza saranno un disastro per la sua leadership politica e militare. Questo aumenterà le possibilità di catturare nuovi soldati. I nostri combattenti sono in stato di allerta, preparati e con il morale alto”.
Quanto alla sorte degli ostaggi israeliani a Gaza, sempre il portavoce dell’ala militare di Hamas, ha affermato : “Li proteggeranno per quanto possibile”, spiegando: “Saranno con i nostri combattenti nei luoghi di scontro, nelle stesse condizioni di pericolo e di vita. Annunceremo ogni prigioniero ucciso negli atti di aggressione, fornendo il suo nome, la sua foto e la prova della sua morte”.
Proprio in merito agli ostaggi israeliani , (48 ancora prigionieri di Hamas, di cui 20 ancora in vita) nelle scorse ore, due corpi sono stati ritrovati nella Striscia.
Sul fronte dello Yemen, l’esercito israeliano, nel corso di un raid in risposta ai lanci di missili da parte degli Houthi verso Israele, ha ucciso il primo ministro di questi ultimi.
Nel frattempo, gli USA, in vista degli incontri previsti il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a New York, hanno revocato i visti al Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas e ai funzionari dell’Autorità Palestinese e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (il Dipartimento di Stato, però, non ha precisato quali funzionari siano stati colpiti dalla revoca dei visti), in quanto le iniziative portate avanti dall’Autorità Palestinese “hanno contribuito in modo significativo al rifiuto di Hamas di liberare i propri ostaggi e al fallimento dei colloqui per il cessate il fuoco a Gaza”.
Al riguardo, l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio informale Esteri Gymnich, svoltosi stamane a Copenaghen e, nel quale si è parlato di Medio Oriente e delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ha dichiarato: “Sul mancato rilascio dei visti Usa alla delegazione palestinese e Abu Mazen per partecipare all’assemblea Onu, “dobbiamo chiarire i fatti. Ne discuteremo sicuramente oggi. E poi, naturalmente, sosteniamo i principi secondo cui le Nazioni Unite sono un luogo per tutte le nazioni che hanno uno status. Quindi ne discuteremo sicuramente, ma prima dobbiamo chiarire i fatti”.
Poi, riguardo alla mancanza di unità sui provvedimenti da prendere nei confronti di Israele, l’Alta rappresentante Ue Kallas ha sottolineato: “Non sono molto ottimista, persino la nostra proposta su Horizon, molto indulgente, non ha raccolto la maggioranza necessaria, lancia un messaggio che siamo divisi e se non abbiamo una voce unica su questo non abbiamo voce sulla scena globale”.
Infine, nella conferenza al termine del Consiglio informale Esteri a Copenaghen, Kallas ha sottolineato: “L’annuncio di Israele che Gaza City è ora zona di combattimento minaccia di peggiorare la situazione umanitaria. Se fosse possibile una soluzione militare, la guerra sarebbe già finita. Gaza ha bisogno di meno guerra, non di più”.
Il Ministro degli Esteri norvegese, Espen Barth Eide, ha detto: “Se vogliamo avere credibilità per la nostra denuncia contro la Russia in Ucraina dobbiamo opporci alle enormi atrocità commesse da Israele a Gaza, durante la guerra, ma anche nell’occupazione illegale della Palestina, compresa la Cisgiordania. Le parole non sono state abbastanza per cambiare il loro approccio e dobbiamo introdurre sanzioni economiche. Incoraggiamo inoltre gli Stati Uniti a dare i visti alla delegazione palestinese alle Nazioni Unite. Credo sia un grosso peccato che non abbiamo la stessa coesione sul supporto alla Palestina e la critica contro Israele come il supporto all’Ucraina e la critica contro la Russia. Chiaramente sono due casi diversi ,ma entrambi sono gravi esempi di mancato rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani. Se dobbiamo avere un minimo di credibilità nel sud del mondo, dove vive la maggior parte della popolazione globale, dobbiamo far vedere che siamo consistenti contro gli abusi russi e israeliani”.
Per l’Italia, presente al Consiglio informale Esteri a Copenaghen, il Vicepremier e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani , che, in un punto stampa, rispondendo alla domanda di un cronista sull’ipotesi di sanzioni ai ministri israeliani, ha risposto: “Cominciamo con sanzionare i coloni, più coloni e maniera più dura, poi vediamo. Questa è la prima tappa, poi se non serve a molto se ne possono studiare altre. Decidere le sanzioni ai coloni è già un messaggio forte in direzione della difesa delle fondamenta di uno Stato palestinese perché se la Cisgiordania viene annessa, vuol dire che finisce l’ipotesi di uno Stato palestinese nel quale noi crediamo. Non c’è oggi, però , dobbiamo lavorare per costruirlo. Quindi cominciamo con i coloni poi vediamo. Noi preferiamo intervenire piuttosto sulle sanzioni. Ne stiamo parlando con i nostri interlocutori, in modo particolare con la Germania. Credo che ci sarà una posizione comune, Italia e Germania, su questo argomento. Ma, ripeto, secondo me, bisogna incidere attraverso le sanzioni in modo particolare ai coloni più violenti”.
Infine, il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen, il cui Paese detiene la presidenza di turno dell’Unione europea e , che , precedentemente, aveva affermato che la Danimarca è pronta a imporre sanzioni ai ministri del governo israeliano e a sospendere il pilastro commerciale dell’accordo di associazione dell’Ue con Israele, al termine della riunione informale Esteri a Copenaghen ha evidenziato: “Con le sua azioni a Gaza, Israele sta minando la soluzione dei due Stati”.
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