di Federica Marengo venerdì 20 febbraio 2026

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-Si è svolta ieri, a Washington, la prima riunione del Board of Peace per Gaza, conclusasi con la firma di una risoluzione e con la promessa di stanziare fondi e di inviare truppe nella Striscia.
Riguardo al contributo economico stanziato per finanziare l’organismo, il Presidente USA Trump ha annunciato che gli Stati Uniti erogheranno un contributo di 10 miliardi di dollari, cui si aggiungeranno 7 miliardi promessi da nove Paesi, tra i quali: Kazakistan, Azerbaigian, Emirati, Marocco, Bahrein, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait.
In merito all’aspetto militare, il Generale Jasper Jeffers, al comando della futura Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) , approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma ancora da istituire, ha affermato che: Indonesia, Marocco, Kazakistan, Kosovo e Albania si sono impegnate a inviare i propri militari, mentre Jakarta indicherà il vice comandante Isf e, l’ Egitto e la Giordania addestreranno la forza di polizia.
Il Generale Jeffers, nel suo intervento ha evidenziato: “Il nostro piano prevede che la Forza venga assegnata a cinque settori diversi, ognuno dei quali riceverà una brigata. A breve termine, prevediamo di dispiegare la prima nel settore di Rafah, oltre all’addestramento della polizia; a medio termine, il piano prevede di continuare a espanderci settore per settore, per poi passare al nostro piano a lungo termine, che prevede 12.000 poliziotti e 20.000 soldati della Forza internazionale di stabilizzazione”.
Inoltre, secondo la Cnn, nel corso della prima riunione del Board of Peace , la maggior parte dei Paesi mediorientali ha ribadito di sostenere la soluzione a due Stati ,con Gerusalemme Est come capitale palestinese, con l’eccezione di Israele.
ll ministro degli Esteri israeliano Giden Sa’ar , nel suo intervento, ricordando la strage del 7 ottobre 2023, ha chiesto il disarmo di Hamas e della Jihad Islamica, la smilitarizzazione della Striscia di Gaza e la de-radicalizzazione della società palestinese.
Il Presidente Trump, nel suo discorso, ha sottolineato: “Quasi tutti hanno accettato l’invito nel Board of Peace e, quelli che non l’hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno facendo un po’ i furbi. Mi piacerebbe che entrassero anche Cina e Russia. La guerra a Gaza è finita, ci sono piccole vampate, piccole. Il cessate il fuoco è stato mantenuto e tutti gli ostaggi rimasti, vivi e morti, sono stati riportati a casa. Hamas verrà trattato duramente, se non consegnerà le armi come promesso”.
Presente alla prima riunione del Board of Peace per Gaza, il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e, Vicepremier ,Tajani, che , tornando sulla partecipazione dell’Italia in veste di Paese osservatore, in un punto stampa a margine del summit, ha dichiarato: “Abbiamo parlato in maniera molto approfondita di come arrivare alla stabilizzazione della Palestina con un governo palestinese, ma prima bisogna mettere in sicurezza il territorio e questa prima fase sarà importante. Si è parlato di ricostruzione solo alla fine ma per il resto ci sono state proposte molto serie. Crediamo fortemente nel ruolo delle Nazioni Unite, quindi se c’è la possibilità di rinforzare la presenza internazionale portatrice di pace con le Nazioni Unite e con il Board of Peace, mi pare che sia un fatto positivo. Nessuno vuole escludere nessuno e le parole di Trump vanno nella giusta direzione, almeno per quanto pensiamo noi. Mi pare che sia una proposta interessante da seguire e da valutare insieme agli altri Paesi europei, se sarà il caso ne parleremo anche al prossimo Consiglio degli Affari Esteri a Bruxelles, io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l’Italia, io ho ricevuto un mandato parlamentare per essere qui. Se siamo d’accordo, diciamo che siamo d’accordo. Se non siamo d’accordo, non siamo d’accordo. Su alcune cose abbiamo dato un giudizio positivo, sulla vicenda della Groenlandia abbiamo dato un giudizio diverso, quindi nessuno pensi che siamo a scodinzolare a casa di qualcuno. Anche tutte le polemiche fatte dalla sinistra in questi giorni si sono dimostrate assolutamente infondate, perché dicevano che ‘siete isolati in Europa. Quando la maggioranza dei Paesi europei partecipa all’evento di oggi vuol dire che avevamo ragione noi, saremmo stati isolati se non ci fossimo andati. Se la Germania, che è la prima manifattura d’Europa partecipa, se l’Italia che è la seconda manifattura partecipa, partecipa Cipro, che è il paese che ha la guida dell’Unione Europea in questo semestre, vuol dire che abbiamo fatto la scelta giusta e siamo in sintonia con la maggioranza dei paesi dell’Unione Europea. Qualcuno può non essere d’accordo, ma questa è la verità. Non siamo né isolati né scodinzoliamo attorno a nessuno. C’era Tony Blair, che è stato uno degli oratori di oggi e sappiamo anche che ci sono i partiti dell’opposizione e hanno ottimi rapporti con Tony Blair”.
La Presidente del Consiglio Meloni, poi, in un’intervista a SkyTg24, ha detto: “Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione, anche diversi altri attori mondiali. Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia. Ragion per cui ho ritenuto che fosse fondamentale per l’Italia esserci. “Ho parlato con Tajani, mi ha riferito che la riunione è stata molto concreta, costruita per implementare i vari punti del piano di pace”, ha detto la premier. Chiaramente noi sappiamo che la tregua è una tregua fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate il fuoco, la pace e costruire la prospettiva dei due Stati, e quindi una stabilizzazione definitiva per il Medio Oriente, è particolarmente complesso. Sull’impegno per Gaza ,l’Italia sta offrendo la propria disponibilitàsu diversi fronti. Lo abbiamo già detto in passato, uno di questi sul quale sicuramente noi facciamo la differenza è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi. Ci è stato chiesto anche in questi mesi, con i nostri carabinieri, un lavoro che noi già facciamo. Sul training delle forze di polizia e di sicurezza , l’Italia può fare la differenza, lo fa già in parte. E quindi su questo c’è assolutamente da parte mia e da parte nostra una disponibilità che tra l’altro è condivisa una volta tanto, mi pare, trasversalmente in Parlamento. Stiamo continuando il nostro aiuto, il nostro sostegno con gli aiuti umanitari, e poi si vedranno quali sono le altre forme di partecipazione richieste”.
Presenti alla prima riunione del Board of Peace, anche molti Paesi Ue e la Commissione Europea, in qualità di osservatore, rappresentata dalla Commissaria per il Mediterraneo, Suica, che ,in un post social, ha scritto: “Con Gideon Sàar all’evento inaugurale del Board of Peace, abbiamo discusso di questioni chiave per la stabilità e la sicurezza in Medio Oriente. Ricostruire Gaza e garantirne la stabilità socioeconomica richiede un forte impegno internazionale e il sostegno di Israele è essenziale. I prossimi passi includono il disarmo di Hamas, l’accesso senza restrizioni agli aiuti umanitari e agli operatori umanitari, nonché una rapida ripresa e ricostruzione. Hamas non avrà alcun ruolo nella futura governance di Gaza. Collaborare con l’Autorità Palestinese per attuare le riforme e garantire la sostenibilità finanziaria richiede anche un’azione collettiva, anche da parte di Israele”.
La portavoce della Commissione europea, Paula Pinho, nella consueta conferenza stampa, rispondendo proprio a una domanda sulla partecipazione al Board of Peace della Commissaria europea per il Mediterraneo e alle critiche ricevute da alcuni Stati membri per non aver preso la decisione di partecipare nel corso del Consiglio dell’Ue, informando così i Paesi Ue, ha sottolineato: “Rientra nelle competenze della Commissione europea, in qualità di rappresentante esterno dell’Unione, accettare inviti di questo tipo per una questione di cortesia internazionale. Vogliamo essere molto chiari, con la partecipazione della commissaria Suica, non vi è alcun sostegno al Consiglio per la pace. Ciò che c’è , è un chiaro segno del nostro impegno per la Palestina, per Gaza e per la ricostruzione di Gaza. E’ in questo contesto che deve essere valutato. Inoltre, questo è stato sollevato nel contesto della riunione degli ambasciatori degli Stati Ue, il cosiddetto coreper, in cui gli Stati membri sono stati informati che la commissario Suica avrebbe rappresentato la Commissione. Informeremo di nuovo gli ambasciatori con un resoconto della riunione di ieri a Washington”.
Sulla riunione del Board of Peace, un portavoce del ministero degli Esteri tedesco, nel corso della conferenza stampa, ha dichiarato: “L’incontro di ieri ha anche dimostrato che ci sono ancora molti punti importanti da chiarire su tutte queste questioni. Pertanto, posso affermare a nome del Governo Federale , che rimaniamo pronti a partecipare all’attuazione di questo piano in 20 punti alle condizioni stabilite, in particolare sulla base della risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Dal nostro punto di vista, abbiamo bisogno di un miglioramento della situazione umanitaria ancora molto difficile. Abbiamo bisogno di strutture di sicurezza e amministrative sostenibili sotto la responsabilità e la responsabilità palestinese, e di un piano realistico per il disarmo di Hamas. Questo è il quadro generale e, a tale riguardo, accogliamo con favore il fatto che molti Stati, durante questo incontro, abbiano sostenuto il loro impegno con promesse finanziarie per la ricostruzione”.
Intanto, mentre l’Idf ha fatto sapere di “aver eliminato un terrorista di Hamas nella zona cuscinetto a Gaza,” il Premier israeliano Netanyahu ha dichiarato che il passaggio alla seconda fase del Piano di Pace è subordinato al disarmo totale di Hamas e, in merito al dossier Iran, ha sottolineato di aver chiarito al Presidente Trump “i principi che Israele ritiene debbano guidare i negoziati con Teheran” e che ,“se gli ayatollah attaccassero, avrebbero una risposta che non possono nemmeno immaginare”.
Al riguardo, il ministro della Difesa israeliano, Katz ha affermato che Israele agirà contro “ogni minaccia, vicina e lontana”.
Hamas, invece, all’indomani della prima riunione del Board of Peace per Gaza, ha dichiarato: “Qualsiasi processo politico o accordo discusso riguardante la Striscia di Gaza e il futuro del nostro popolo palestinese deve iniziare con una completa cessazione dell’aggressione (israeliana), la revoca del blocco e la garanzia dei legittimi diritti nazionali del nostro popolo, primo tra tutti il diritto alla libertà e all’autodeterminazione”.
Secondo la Bbc, che cita un alto funzionario palestinese , Hamas starebbe tenendo elezioni per eleggere un nuovo leader ad interim, che rimarrebbe in carica per un anno. Secondo la fonte, le votazioni sarebbero in corso a Gaza, nella Cisgiordania occupata e tra i membri di Hamas altrove e la popolazione di Gaza avrebbe già espresso il proprio voto in segreto.
In merito al dossier Iran, il Presidente USA Trump, dopo i negoziati di lunedì a Ginevra , al termine dei quali le posizioni tra le due potenze sono rimaste distanti sia sul monitoraggio più stretto delle attività di arricchimento dell’uranio, chiesto dagli USA, che sulle limitazioni ai missili balistici, (condizione che Teheran continua a rifiutare categoricamente) e, dopo aver affermato ieri, nel corso della prima riunione del Board of Peace per Gaza, che avrebbe deciso su un eventuale attacco a Teheran entro 10-15 giorni, nelle ultime ore, in conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha affermato di “considerare un attacco limitato contro l’Iran”, confermando quanto riportato dal Wall Street Journal, secondo cui l’attacco , volto a costringere Teheran ad accettare la richiesta Usa per un accordo sul nucleare, avrebbe come obiettivi siti militari o del governo.
Sempre secondo il quotidiano americano, nel caso in cui Teheran dovesse continuare a respingere la richiesta della Casa Bianca per lo stop al programma di arricchimento dell’uranio, gli Stati Uniti estenderebbero la portata degli attacchi, per includere obiettivi del regime, con il possibile scopo di destituirlo.
Ciò, mentre la più grande portaerei del mondo, la USS Gerald R. Ford, è entrata nel Mar Mediterraneo, dove sono già presenti la portaerei USS Abraham Lincoln e diverse navi da guerra.
Per Teheran, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, intervistato da Msnbc, ha dichiarato: “Il prossimo step per me è presentare una bozza di un possibile accordo alle mie controparti negli Usa, credo che nei prossimi 2 o 3 giorni sarà pronta e, dopo la conferma finale da parte dei miei superiori, questa verrà consegnata a Steve Witkoff. Forse avremo bisogno di un’altra sessione per parlare di questo e poi cominciare a lavorare su questa bozza per, si spera, una buona conclusione. Questa è la roadmap davanti a me e non penso ci vorrà molto, forse nell’arco di una settimana o qualcosa del genere possiamo cominciare un vero negoziato serio sul testo e arrivare a una conclusione. Non esiste una soluzione militare per il programma nucleare iraniano, e ciò è stato dimostrato l’anno scorso. C’è stato un enorme attacco alle nostre strutture, hanno assassinato i nostri scienziati, ma non sono riusciti a distruggere il nostro programma nucleare. Perché ? Perché è stato sviluppato da noi stessi, dai nostri scienziati. Questa è una tecnologia sviluppata da noi. Ci appartiene e non può essere distrutta dai bombardamenti, militarmente”.
Tuttavia, Teheran sta conducendo nel Golfo dell’Oman e nell’Oceano Indiano, insieme con la Russia, un’esercitazione congiunta, potendo contare anche sul sostegno della Cina, sebbene entrambe sostengano i negoziati con gli USA.
La missione permanente di Teheran, in una lettera al segretario generale dell’Onu, Guterres, che si è detto preoccupato per il dispiegamento militare USA in Medio Oriente, ha sottolineato: “La retorica del presidente americano Donald Trump nei confronti dell’Iran, segnala un rischio reale di aggressione militare. L’Iran non vuole una guerra. La Repubblica islamica, risponderà con decisione, se sottoposto a un’aggressione militare e considererà basi, strutture e risorse della “forza ostile” nella regione come obiettivi legittimi”.
Preoccupata per il possibile attacco , anche la Commissione Ue, con la portavoce per gli Affari Esteri, El Anouni, che, in conferenza stampa, ha dichiarato: “Un eventuale attacco degli Stati Uniti contro l’Iran avrebbe pesantissime ripercussioni sulla stabilità del Medio Oriente. E’ necessario dare una possibilità alla diplomazia per risolvere l’annosa controversia tra Washington e Teheran riguardante il programma nucleare iraniano”.
Infine, secondo The Times, il Regno Unito avrebbe negato agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare le proprie basi militari per eventuali attacchi contro l’Iran, in risposta alla scelta del presidente Trump di revocare il sostegno statunitense al piano britannico di rinuncia alla sovranità sulle isole Chagos.
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