di Federica Marengo lunedì 15 dicembre 2025

-La giornata del 29 novembre, terza del primo Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV in Turchia e Libano, è iniziata con la visita del Pontefice alla Moschea di Sultan Ahmed I o Moschea Blu di Istanbul, completata nel 1617 su parte del sito del Grande Palazzo di Costantinopoli.
Come sottolineato da una nota dell’Ufficio Stampa della Santa Sede: “Il Papa ha vissuto la visita alla Moschea nel silenzio, in uno spirito di raccoglimento e di ascolto attento, con profondo rispetto per il luogo e per la fede di coloro che vi si radunano in preghiera”.
A seguire, il Santo Padre, si è recato presso la chiesa ortodossa siriaca di Mor Ephrem, dove ha tenuto un colloquio a porte chiuse con i capi e i rappresentanti delle comunità cristiane, nel corso del quale, parlando del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, ha evidenziato come la divisione tra cristiani sia un ostacolo alla loro testimonianza e ha auspicato la realizzazione di altri incontri e un cammino comune verso il Giubileo della Redenzione, che si terrà nel 2033, da intendere come possibile ritorno a Gerusalemme, nel cenacolo dell’Ultima Cena di Gesù.
Inoltre, Papa Leone XIV ha osservato una placca apposta per commemorare la sua visita e la preghiera ecumenica con i leader delle Chiese Cristiane e ha firmato il Libro d’Onore della chiesa di Mor Epherem, nel quale ha scritto il seguente messaggio: “In questa storica occasione in cui celebriamo 1.700 anni dal Concilio Ecumenico di Nicea, ci riuniamo per rinnovare la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, celebrando la fede che condividiamo insieme. Auguro molte benedizioni a tutti coloro che si sono riuniti qui e a tutte le comunità che rappresentano”.
Nel primo pomeriggio, invece, il Pontefice si è recato in automobile presso la Chiesa Patriarcale di San Giorgio, sede del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, dove, accolto dal Patriarca Bartolomeo I, dopo aver acceso ciascuno una candela e pregato insieme e, dopo aver ascoltato il discorso di saluto del Patriarca Bartolomeo I, ha tenuto il Suo discorso.
Il Santo Padre, ringraziando per l’accoglienza il Patriarca Bartolomeo I , i Membri del Santo Sinodo, il clero e i fedeli presenti, si è detto emozionato e consapevole di seguire le orme dei Suoi predecessori: San Papa Paolo VI, San Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, che avevano incontrato il Patriarca Bartolomeo I , sviluppando con loro “un’amicizia sincera e fraterna, basata sulla fede condivisa e su una visione comune di molte delle principali sfide che la Chiesa e il mondo devono affrontare” e ha detto di essere certo che tale amicizia, iniziata con la Sua elezione a Vescovo di Roma e con la celebrazione della santa Eucaristia, si rafforzerà.
Quindi, Papa Leone XIV, ricordando l’incontro ecumenico di Preghiera avuto il giorno prima presso gli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito e la festa del Santo Patrono del Patriarcato Ecumenico, Sant’Andrea , ha sottolineato: “ Ieri, e di nuovo questa mattina, abbiamo vissuto momenti straordinari di grazia commemorando, insieme ai nostri fratelli e sorelle nella fede, il 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea. Ricordando quell’evento così significativo e ispirati dalla preghiera di Gesù perché tutti i suoi discepoli siano una cosa sola , siamo incoraggiati nel nostro impegno a ricercare il ripristino della piena comunione tra tutti i Cristiani, compito che intraprendiamo con l’aiuto di Dio. Spinti da questo desiderio di unità, ci prepariamo anche a celebrare la memoria dell’Apostolo Andrea, Patrono del Patriarcato Ecumenico. Nella preghiera di questa sera, il diacono ha rivolto a Dio la supplica “per la stabilità delle Sante Chiese e per l’unità di tutti”. Questa stessa invocazione risuonerà anche nella Divina Liturgia di domani. Che Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, abbia misericordia di noi ed esaudisca codesta orazione”.
Successivamente, terminata la Doxologia, il Pontefice e il Patriarca Bartolomeo I , recatisi presso il Palazzo Patriarcale, presentate le rispettive Delegazioni, hanno firmato una Dichiarazione Congiunta, nella quale hanno ribadito l’impegno per il cammino verso la piena unità dei cristiani e una data comune della Pasqua e hanno lanciato un appello affinché “la tragedia della guerra cessi immediatamente”, per poi procedere allo scambio di doni.
In serata, invece, il Santo Padre si è recato presso la Volkswagen Arena di Istanbul per presiedere la Messa, nella quale, al termine della Liturgia della Parola e della proclamazione del Vangelo, ha pronunciato la Sua omelia, nella quale ha rilanciato il Suo appello alla pace, all’unità e alla riconciliazione anche all’interno della Chiesa, evidenziando: “Vogliamo camminare insieme, valorizzando ciò che ci unisce, demolendo i muri del preconcetto e della sfiducia, favorendo la conoscenza e la stima reciproca, per dare a tutti un forte messaggio di speranza e un invito a farsi operatori di pace”, alla luce dell’uso della religione per “giustificare guerre e atrocità”.
Pertanto, Papa Leone XIV ha sottolineato: “All’interno di questa Chiesa sono presenti ben quattro diverse tradizioni liturgiche , latina, armena, caldea e sira , ciascuna apportatrice di una propria ricchezza a livello spirituale, storico e di vissuto ecclesiale. La condivisione di tali differenze può mostrare in modo eminente uno dei tratti più belli del volto della Sposa di Cristo: quello della cattolicità che congiunge. L’unità che si cementa attorno all’Altare è dono di Dio, e come tale è forte e invincibile, perché è opera della sua grazia. Al tempo stesso, però, la sua realizzazione nella storia è affidata a noi, ai nostri sforzi. Per questo, come i ponti sul Bosforo, ha bisogno di cura, di attenzione, di “manutenzione”, perché il tempo e le vicissitudini non ne indeboliscano le strutture e perché le fondamenta restino salde. Con gli occhi rivolti al monte della promessa, immagine della Gerusalemme del Cielo, che è nostra meta e madre ,mettiamo allora ogni impegno a favorire e rafforzare i legami che ci uniscono, per arricchirci reciprocamente ed essere davanti al mondo segno credibile dell’amore universale e infinito del Signore. Un secondo vincolo di comunione che questa liturgia ci suggerisce è quello ecumenico. Lo attesta anche la partecipazione dei Rappresentanti di altre Confessioni, che saluto con viva riconoscenza. La stessa fede nel Salvatore, infatti, ci unisce non solo tra noi, ma con tutti i fratelli e le sorelle appartenenti ad altre Chiese e Comunità cristiane. Lo abbiamo sperimentato ieri, nella preghiera a İznik. Anche questa è una via lungo la quale da tempo camminiamo insieme, e di cui fu grande promotore e testimone San Giovanni XXIII, legato a questa terra da vincoli intensi di affetto reciproco. Perciò, mentre chiediamo, con le parole di Papa Giovanni che “si compia il grande mistero di quell’unità che Cristo Gesù con ardentissime preghiere ha chiesto al Padre Celeste nell’imminenza del suo sacrificio”, rinnoviamo, oggi, il nostro “sì” all’unità, «perché tutti siano una sola cosa” “ut unum sint”. Un terzo legame a cui ci richiama la Parola di Dio è quello con gli appartenenti a comunità non cristiane. Viviamo in un mondo in cui troppo spesso la religione è usata per giustificare guerre e atrocità. Noi però sappiamo che, come afferma il Concilio Vaticano II, “l’atteggiamento dell’uomo verso Dio Padre e quello dell’uomo verso gli altri uomini suoi fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: “Chi non ama, non conosce Dio”. Perciò ,vogliamo camminare insieme, valorizzando ciò che ci unisce, demolendo i muri del preconcetto e della sfiducia, favorendo la conoscenza e la stima reciproca, per dare a tutti un forte messaggio di speranza e un invito a farsi «operatori di pace”.
Infine, a conclusione della Sua omelia, il Pontefice ha così esortato i fedeli e le comunità cristiane : “Carissimi, facciamo di questi valori i propositi per il tempo di Avvento e ancor più per la nostra vita, sia personale che comunitaria. I nostri passi si muovono come su un ponte che unisce la terra al Cielo e che il Signore ha steso per noi. Teniamo sempre gli occhi fissi sulle sue sponde, per amare con tutto il cuore Dio e i fratelli, per camminare insieme e per poterci ritrovare, un giorno, tutti, nella casa del Padre”.
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