di Federica Marengo sabato 29 novembre 2025

-La mattina del 27 novembre, ha avuto inizio il primo Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV in Turchia e Libano, con pellegrinaggio a Iznik, in occasione del 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea del 325 d.C, che definì la dottrina della divinità di Cristo, stabilendo che il Figlio è “consustanziale” al Padre, ovvero della stessa sostanza, cui il Pontefice ha dedicato la Lettera Apostolica “In Unitate fidei”, di recente pubblicazione.
Arrivato alle 7:00 all’aeroporto internazionale di Fiumicino, il Pontefice è partito per Ankara, alle 7:58. Tuttavia, prima di partire, il Santo Padre ha fatto pervenire al Presidente della Repubblica Mattarella un telegramma di saluto e auspici per l’Italia.
Il capo dello Stato, a sua volta, nel messaggio inviato a Papa Leone XIV per la missione pastorale ha auspicato che la Sua presenza in Turchia e Libano rinvigorisca “le ragioni dell’unità e della fratellanza umana”.
Durante il volo, il Santo Padre, che, nel sorvolare la Croazia, la Bosnia ed Erzegovina, il Montenegro, la Serbia e la Bulgaria, ha inviato dei telegrammi anche ai rispettivi Capi di Stato, ha rivolto un saluto ai giornalisti e alle giornaliste a bordo (oltre ottanta, provenienti da 15 Paesi), da cui ha ricevuto anche dei doni, tra cui una icona bizantina, e con cui ha ricordato il Giorno del Ringraziamento, che si celebra negli USA proprio il 27 novembre.
Quindi, al Suo arrivo all’aeroporto di Ankara-Esenboğa alle 12:22, (ora locale), il Pontefice è stato accolto da un ministro e da due bambini vestiti in abito tradizionale, che Gli hanno donato dei fiori.
In seguito, presentate le rispettive Delegazioni e, proceduto alla Guardia d’Onore, il Santo Padre ha avuto un breve incontro con il ministro nella State Gust House, al termine del quale il Pontefice si è diretto in auto al Mausoleo di Atatürk.
Qui, dove è arrivato alle 13:00 (ora locale), all’inizio della Lion’s Road, il viale che conduce al Mausoleo, Papa Leone XIV è stato accolto dal Ministro, il Vicegovernatore di Ankara, il Comandante della guarnigione di Ankara, il Vicesindaco di Ankara, il Comandante del Mausoleo e il Direttore Generale del Protocollo e , successivamente, ha deposto ivi una ghirlanda.
Poi, dopo la foto di gruppo con la Delegazione, il Pontefice , si è recato alla Torre Misak-ı Millî , dove ha firmato il Libro d’Onore, lasciando un pensiero in lingua inglese: “Rendo grazie a Dio per avermi concesso di visitare la Turchia e invoco su questo Paese e sul suo popolo pace e prosperità in abbondanza”.
Alle 14:00, dopo aver visitato il Museo dedicato ad Atatürk e alla storia della Repubblica di Turchia, il Santo Padre si è spostato in auto al Palazzo Presidenziale dove, scortato dalla cavalleria fino all’ingresso principale, è stato accolto dal Presidente della Repubblica turca, Erdogan, con cui ha raggiunto il podio.
Terminata la cerimonia di accoglienza, articolata nell’esecuzione degli Inni, nei 21 colpi di cannone, nell’Onore alle bandiere, nella Guardia d’Onore, nella presentazione delle rispettive Delegazioni e nella foto ufficiale all’ingresso del Palazzo Presidenziale, Papa Leone XIV è entrato con il Presidente turco Erdogan nel Palazzo Presidenziale , dove , effettuata la foto di gruppo delle rispettive Delegazioni, ha avuto un incontro privato con il Presidente Erdogan nel suo ufficio, seguito dalla presentazione della famiglia di quest’ultimo e da una foto.
Il Pontefice, si è quindi diretto alla Nation’s Library, dove , arrivato alle 15:30 (ora locale), ha incontrato le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico.
Accolto ancora una volta dal Presidente turco Erdogan, il Santo Padre ha raggiunto il palco per tenere il Suo discorso, nel quale , ringraziando le autorità per l’accoglienza ricevuta , dicendosi lieto per aver iniziato dalla Turchia i viaggi apostolici del suo pontificato, “dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze”, ed, evidenziando il ruolo unico della Turchia come ponte tra popoli, culture e religioni, ha detto: “L’immagine del ponte sullo Stretto dei Dardanelli, scelta come emblema di questo mio viaggio, esprime con efficacia il ruolo speciale del vostro Paese. Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano”.
Poi, Papa Leone XIV ha parlato di famiglia umana e di necessità di stabilire “un collegamento, ancora una volta un ponte , fra i destini di tutti e l’esperienza di ciascuno”, evidenziando: “Per ognuno di noi, infatti, la famiglia è stata il primo nucleo della vita sociale, in cui sperimentare che senza l’altro non c’è “io”. Più che in altri Paesi, la famiglia conserva nella cultura turca una grande importanza e non mancano iniziative per sostenerne la centralità. Al suo interno, infatti, maturano atteggiamenti essenziali per la convivenza civile e una prima, fondamentale sensibilità verso il bene comune. Certo, ogni famiglia può anche chiudersi in sé stessa, coltivare inimicizie, o impedire a qualcuno dei suoi membri di esprimersi, fino a ostacolare lo sviluppo dei suoi talenti. Tuttavia, non è da una cultura individualistica, né dal disprezzo del matrimonio e della fecondità, che le persone possono ottenere maggiori opportunità di vita e di felicità. A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi. Solo nell’amore diventa profonda la nostra interiorità e forte la nostra identità. Chi disprezza i legami fondamentali e non impara a sostenerne persino i limiti e le fragilità, più facilmente diventa intollerante e incapace di interagire con un mondo complesso. Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale”.
Infine, assicurando che all’unità della Turchia intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca e ricordando il legame con la Turchia e il suo popolo di Papa San Giovanni XXIII e dei Suoi predecessori, Papa Francesco e Papa Benedetto XVI, il Pontefice ha auspicato che la Turchia possa essere fattore di stabilità e avvicinamento fra i popoli, invitando le autorità del Paese a valorizzare le diversità e il contributo dei cristiani all’unità, a onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio, in quanto : “Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che Papa Francesco chiamava “terza guerra mondiale a pezzi”. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva! Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato”.
Pertanto, ha concluso il Suo discorso il Santo Padre: “La Santa Sede, con la sua sola forza, che è quella spirituale e morale, desidera cooperare con tutte le Nazioni che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini e le donne. Camminiamo insieme, allora, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio”.
A seguire, lasciata la Nation’s Library, Papa Leone XIV ha visitato la Presidenza degli Affari Religiosi della Turchia, (Diyanet) , istituita nel 1924, dove ha incontrato il capo di tale amministrazione, il professor Safi Arpaguş.
Terminato l’incontro, il Pontefice ha raggiunto l’aeroporto Internazionale di Ankara/Esenboğa ed è partito per Istanbul dove, al suo arrivo all’aeroporto, accolto da alcune autorità locali, si è diretto in auto alla Delegazione Apostolica.
All’indomani , venerdì 28 novembre, in mattinata, il Santo Padre si è recato alla Cattedrale dello Spirito Santo per l’incontro di Preghiera con i Vescovi , i Sacerdoti, i Consacrati e le Consacrate e gli Operatori pastorali ; ha visitato la casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri e, nel primo pomeriggio, ha raggiunto in elicottero Iznik per partecipare all’Incontro Ecumenico di Preghiera nei pressi degli scavi archeologici dell’antica Basilica di San Neofito.
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