di Federica Marengo giovedì 28 marzo 2024

-Stamane, giovedì Santo, Papa Francesco ha dato inizio al Triduo pasquale, ovvero la tre giorni di riti che precedono la Pasqua, celebrando insieme con il cardinale vicario Angelo De Donatis, la Messa Cresimale nella Basilica di San Pietro, alla presenza di 4 mila fedeli, di cui 1500 sacerdoti, che hanno rinnovato le promesse fatte al momento della sacra Ordinazione.
A seguire, il Santo Padre ha impartito la benedizione dell’olio degli infermi, dell’olio dei catecumeni e del Crisma.
Poi, al termine della proclamazione del Vangelo, ha pronunciato l’Omelia, rivolta in particolare proprio ai sacerdoti, iniziandola con la rievocazione di due passi del Vangelo: uno, tratto da Luca (4,20-4,28) in cui Gesù, smascherate le false aspettative dei suoi compaesani, fu cacciato da questi ultimi dalla sinagoga e dalla città e l’altro, tratto da Marco(14,30), in cui viene rievocato lo scambio di sguardi tra Pietro e Gesù, che per tre volte fu rinnegato, momento dopo il quale, l’apostolo fuggito via, pianse amaramente, poiché comprese di aver sbagliato, proprio come i compaesani, nell’aver pensato a Gesù come Messia politico potente , conosciuto invece nella fragilità, nella debolezza della sua condizione di arrestato e di rinnegato.
Dalle lacrime di Pietro, manifestazione della guarigione del suo cuore, ha preso le mosse la riflessione del Pontefice intorno alla parola “compunzione”, da Lui definita “desueta”.
Tale parola per Papa Bergoglio evoca il “pungere”, in quanto la compunzione non è che “una puntura sul cuore”, una “trafittura” che lo ferisce , facendo “sgorgare da esso le lacrime del pentimento”.
Non si tratta , dunque, di un “senso di colpa che butta a terra”, che “paralizza”, ma di una “puntura benefica che brucia dentro e guarisce”, perché “il cuore quando vede il proprio male e si riconosce peccatore, si apre , accogliendo lo Spirito Santo, che lo smuove facendo scorrere le lacrime sul volto”.
Ecco, allora che, chi “getta la maschera e si lascia guardare da Dio nel cuore riceve il dono di queste lacrime”, acque che, essendo “più sante dopo quelle del Battesimo”, il Pontefice augura ai sacerdoti di versare.
Da qui, quindi, nella Sua Omelia, Papa Francesco, si è soffermato sul significato di “piangere su se stessi”, distinguendo l’atto dal “piangersi addosso”, cosa che avviene quando una persona, lo stesso sacerdote , è “deluso, preoccupato per delle attese andate a vuoto, per la mancanza di comprensione magari da parte di confratelli o dei superiori. Oppure, avviene quando si rimesta , per un insano piacere dell’animo, nei torti ricevuti per autocommiserarsi” , pensando di “non aver ricevuto ciò che sarebbe stato meritato” e immaginando “un futuro fatto solo di sorprese negative”.
Per il Pontefice, allora, “piangersi addosso” è una “tristezza secondo il mondo”, opposta al “piangere su se stesso”, che è una “tristezza secondo Dio”, perché comporta “il pentirsi seriamente di aver rattristato Dio con il peccato, il riconoscere di essere sempre in debito e mai in credito, l’ammettere di aver smarrito la via della santità, non avendo tenuto fede all’amore di Dio, il guardarsi dentro e dolersi dell’ingratitudine e dell’incostanza , il meditare con tristezza sulle proprie doppiezze e falsità, lo scendere nei meandri dell’ipocrisia, quella clericale”, dalla quale Papa Bergoglio mette in guardia i sacerdoti.
Dopo tale riflessione e dopo una simile discesa negli abissi dell’animo umano, secondo il Santo Padre, non si può che “rialzare lo sguardo verso il Crocifisso per lasciarsi commuovere dal Suo amore, che sempre perdona e risolleva , non lasciando mai deluse le attese di coloro che confidano in Lui”.
Così, “le lacrime purificano il cuore e restituiscono pace al cuore, alleggerendo l’anima dai pesi e disponendo a ricevere la carezza del Signore che trasforma il cuore quando è contrito e affranto , ammorbidito dalle lacrime”. Per questo, “la compunzione non è altro che l’antidoto alla “sclerocardia”, ovvero: la durezza del cuore, che, infatti, senza pentimento e pianto, si irrigidisce , diventando dapprima abitudinario e, poi insofferente per i problemi e indifferente alle persone, e ancora freddo e quasi impassibile, come avvolto da una scorza infrangibile, fino a diventare cuore di pietra”.
Le lacrime, però, “come la goccia scava la pietra, scavano lentamente i cuori induriti, compiendo il “miracolo della buona tristezza”, che conduce alla dolcezza”.
Poi, vista l’importanza fondamentale della compunzione, “che determina una rinascita interiore, che scaturisce dall’incontro della miseria umana con la misericordia di Dio”, il Santo Padre ha citato i maestri spirituali che hanno insistito su tale esercizio dell’animo, da San Benedetto, a San Giovanni Crisostomo e a Ninive.
A seguire, Papa Francesco ha rivolto un nuovo monito ai sacerdoti a “chiedersi quanto la compunzione e le lacrime siano presenti nel proprio esame di coscienza e nella preghiera e quanto, col passare degli anni, le lacrime aumentino”.
Il Pontefice , infatti, ha sottolineato come, in merito a tale aspetto, sia “bene che avvenga il contrario rispetto alla vita biologica, dove , quando si cresce, si piange meno di quando si è bambini”.
Pertanto, “nella vita spirituale, dove conta diventare bambini, chi non piange regredisce , invecchia dentro, mentre chi raggiunge una preghiera più semplice e intima, fatta di adorazione e commozione davanti a Dio, matura, legandosi sempre più a Cristo e diventando povero in spirito”.
In questo modo, “ci si sente più vicino ai poveri, i prediletti di Dio, la cui compagnia prima amara, diventa poi dolce, sentendosi sempre più fratello di tutti i peccatori del mondo, senza parvenza di superiorità o asprezza di giudizio, ma con desiderio di amare e riparare”.
Per Papa Francesco, quindi, un’altra caratteristica della compunzione è : “la solidarietà”, in quanto, un cuore docile, affrancato dallo spirito delle Beatitudini, diventa naturalmente incline a fare compunzione per gli altri e , anziché adirarsi e scandalizzarsi per il male compiuto dai fratelli, piange per i loro peccati e , invece di essere indulgente con se stesso e inflessibile con gli altri, per grazia di Dio, diventa fermo con se stesso e misericordioso con gli altri”.
Questo, perché “il Signore cerca, specie tra i consacrati a Lui, chi pianga i peccati della Chiesa e del mondo, facendosi strumento di intercessione per tutti”, proprio come i monaci del deserto in Oriente e in Occidente, San Gregorio di Narek, i francescani, il Curato d’Ars. Questo, secondo il Pontefice è “il vero sacerdozio, fatto di pastori che non danno giudizi sprezzanti su chi non crede, ma amore e lacrime per chi è lontano; non risolutezza nella polemica, ma la perseveranza nella misericordia”.
Un sacerdozio di “persone libere da durezze e recriminazioni, da egoismi e ambizioni, da rigidità e insoddisfazioni, che si affidano e affidano gli altri a Dio, trovando il Lui la pace che salva da ogni tempesta”.
E ciò è ancor più vero, secondo Papa Francesco, alla luce del fatto che “Oggi, in una società secolare, si corre il rischio di essere molto attivi e al tempo stesso di sentirsi impotenti, col risultato di perdere l’entusiasmo ed essere tentati di “tirare i remi in barca”, di chiudersi nella lamentela e far prevalere la grandezza dei problemi sulla grandezza di Dio. Se ciò avviene, si diventa amari e pungenti sempre sparlando, sempre trovando qualche occasione per lamentarsi. Ma se invece l’amarezza e la compunzione si rivolgono, anziché al mondo, al proprio cuore, il Signore non manca di visitarci e rialzarci”.
In ultimo, il Pontefice, ha evidenziato un altro aspetto della compunzione: “la Grazia, che non è frutto dell’esercizio umano, ma come tale va chiesta nella preghiera , poiché il pentimento è un dono di Dio, frutto dell’azione dello Spirito Santo”.
A fronte di ciò, Papa Francesco ha dato due consigli ai sacerdoti: “Il primo è quello di non guardare la vita e la chiamata in una prospettiva di efficienza e di immediatezza, legata solo all’oggi e alle sue urgenze e aspettative, ma nell’insieme del passato e del futuro. Del passato, ricordando la fedeltà di Dio – Dio è fedele – , facendo memoria del suo perdono, ancorandoci al suo amore; e del futuro, pensando alla meta eterna a cui siamo chiamati, al fine ultimo della nostra esistenza. Allargare gli orizzonti, cari fratelli, allargare gli orizzonti aiuta a dilatare il cuore, stimola a rientrare in sé stessi con il Signore e a vivere la compunzione. Un secondo consiglio, che viene di conseguenza: riscopriamo la necessità di dedicarci a una preghiera che non sia dovuta e funzionale, ma gratuita, calma e prolungata. Fratello, com’è la tua preghiera? Torniamo all’adorazione – ti sei dimenticato di adorare? – e torniamo alla preghiera del cuore. Ripetiamo: Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore. Sentiamo la grandezza di Dio nella nostra bassezza di peccatori, per guardarci dentro e lasciarci attraversare dal suo sguardo. Riscopriremo la sapienza della Santa Madre Chiesa, che ci introduce alla preghiera sempre con l’invocazione del povero che grida: O Dio, vieni a salvarmi”.
In conclusione della Sua Omelia, allora, il Pontefice è tornato sulla figura di San Pietro e sulle sue lacrime, ribadendo che: “Il Signore, consacrato con l’unzione (cfr Lc 4,18), è venuto “a fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1). Dunque, se il cuore si spezza potrà essere fasciato e guarito da Gesù”, per poi ringraziare i sacerdoti: “Grazie, cari sacerdoti, grazie per il vostro cuore aperto e docile; grazie per le vostre fatiche e grazie per i vostri pianti; grazie perché portate la meraviglia della misericordia – perdonate sempre, siate misericordiosi – e portate questa misericordia, portate Dio ai fratelli e alle sorelle del nostro tempo. Cari sacerdoti, Il Signore vi consoli, vi confermi e vi ricompensi. Grazie”.
Nel pomeriggio, alle 16:00, Papa Francesco è arrivato in automobile presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia, per celebrare la Messa in Coena Domini o Santa Messa vespertina e il rito della Lavanda dei piedi, rievocativo del gesto che Gesù fece durante l’Ultima Cena con i suoi discepoli.
Accolto dalla direttrice della struttura, il Pontefice, in sedia a rotelle, ha salutato il personale e le detenute ,cui ha stretto le mani.
Poi, ha celebrato la Messa, cui hanno partecipato circa 200 detenute delle varie sezioni del penitenziario ( su un totale di 360, tra cui una mamma con un figlio piccolo) insieme con le Guardie penitenziarie, nella quale ha pronunciato una breve Omelia, incentrata su due episodi del Vangelo: “In questo momento della cena, due episodi attirano la nostra attenzione. La lavanda dei piedi di Gesù: Gesù si umilia, e con questo gesto ci fa capire quello che aveva detto: “Io non sono venuto per essere servito, ma per servire” (cfr Mc 10,45). Ci insegna il cammino del servizio .L’altro episodio – triste – è il tradimento di Giuda che non è capace di portare avanti l’amore, e poi i soldi, l’egoismo lo portano a questa cosa brutta. Ma Gesù perdona tutto. Gesù perdona sempre. Soltanto chiede che noi chiediamo il perdono. Una volta, ho sentito una vecchietta, saggia, una vecchietta nonna, del popolo … Ha detto così: “Gesù non si stanca mai di perdonare: siamo noi a stancarci di chiedere perdono”. Chiediamo oggi al Signore la grazia di non stancarci. Sempre, tutti noi abbiamo piccoli fallimenti, grandi fallimenti: ognuno ha la propria storia. Ma il Signore ci aspetta sempre, con le braccia aperte, e non si stanca mai di perdonare. Adesso faremo lo stesso gesto che ha fatto Gesù: lavare i piedi. È un gesto che attira l’attenzione sulla vocazione del servizio. Chiediamo al Signore che ci faccia crescere, tutti noi, nella vocazione del servizio. Grazie”.
A seguire, Papa Francesco ha celebrato il rito della Lavanda dei piedi con 12 detenute di diversa religione e nazionalità.
Poi è stata la volta di saluti, abbracci, scambi di regali e uova di Pasqua, durante i quali il Papa ha consolato una donna sofferente, tranquillizzandola e, assicurandole le sue preghiere.
Presso l’infermeria, invece, ha salutato e stretto mani alle guardie, ai volontari e alle detenute, nonché alla direttrice del carcere femminile di Rebibbia, che ha raccontato al Pontefice le difficoltà, ma anche gli accadimenti positivi verificatisi nella struttura. Papa Francesco, quindi, l’ha incoraggiata ad andare avanti. Congedatosi, è salito a bordo della Sua automobile per far ritorno in Vaticano.
Nella giornata di domani, il Pontefice celebrerà alle 17:00, nella Basilica di San Pietro, la Passione del Signore e alle 21:15 presiederà la Via Crucis al Colosseo, con meditazioni ,che scandiranno le quattordici stazioni ,dal tema “In preghiera con Gesù sulla via della Croce”, scritte da lui stesso, per la prima volta dall’inizio del Suo Pontificato e, incentrate sulla sofferenza di Cristo, emblema del dolore umano.
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