di Federica Marengo venerdì 13 febbraio 2026

-Nella giornata di ieri, la Presidente del Consiglio Meloni ha partecipato al Consiglio informale europeo sulla competitività, che si è svolto in Belgio, presso il Castello di Alden Biesen.
Prima di partecipare alla riunione informale dei leader Ue, la Premier , insieme con il cancelliere tedesco Merz e il Premier del Belgio, De Wever ha ospitato l’incontro inaugurale del neo gruppo informale di lavoro costituitosi per affrontare proprio la questione della competitività europea.
Presenti al tavolo, oltre ai vertici della Commissione Ue, anche i leader di: Austria, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria.
Al centro dell’incontro d’insediamento del nuovo gruppo di lavoro, come riportato da una nota di Palazzo Chigi, le tre priorità delineate nel documento orientativo , predisposto da Italia, Germania e Belgio, ovvero: il completamento del Mercato Unico, la semplificazione regolatoria , la riduzione dei prezzi dell’energia e la politica commerciale ambiziosa e pragmatica.
Nella medesima nota, Palazzo Chigi specifica che , nel corso della riunione: “Particolare attenzione è stata riservata alle iniziative necessarie al rilancio industriale dell’Europa, a partire da una rapida revisione dei meccanismi di tassazione delle emissioni (ETS e CBAM), così come sulla necessità di assicurare un rapido e fedele seguito alle priorità politiche indicate dal Consiglio europeo” e che, “I Leader hanno concordato di rivedersi già a margine del Consiglio europeo di marzo per mantenere alta l’attenzione sui temi della competitività e contribuire alle definizione di obiettivi concreti e scadenze precise”.
A seguire, la Presidente Meloni ha partecipato all’incontro informale dei leader dell’Ue, presso il Castello di Alden Biesen, dove, al suo arrivo, ha tenuto un punto stampa, nel quale ha evidenziato come la riunione guidata da Italia-Germania e Belgio fosse propedeutica al Consiglio Ue di marzo e come il tavolo, concertato con i Paesi d’accordo sull’urgenza di dare risposte ai settori produttivi da parte della Commissione Ue sulla competitività , fosse stato molto partecipato, “a dimostrazione di una sensibilità che è ampia sul tema e di un ruolo che l’Italia può giocare in una fase particolare, importante e delicata per l’Ue”.
La Premier , quindi, ha sottolineato: “Il nostro obiettivo di questa riunione , simile a quella sul tema migrazione, è favorire che il Consiglio Ue dia alla Commissione Ue delle chiare cose da fare e che la Commissione possa appellarsi a delle indicazioni chiare che ha avuto dal Consiglio, anche per fermare una burocrazia che in Europa sta superando ampiamente quello che è il proprio ruolo. Quindi, è una riunione che noi vogliamo strutturale, che non ha solo come obiettivo il Consiglio Ue di marzo, ma che vuole seguire passo passo i dossier e la realizzazione delle indicazioni che il Consiglio fornisce alla Commissione su materie strategiche. Nel merito, i temi della competitività sono molti. Personalmente, e a nome dell’Italia, mi sono concentrata ,e mi concentrerò, soprattutto sulla questione dei prezzi dell’energia. Su questo , ci sono dinamiche e risposte che servono a livello nazionale. La prossima settimana, noi porteremo in Consiglio dei Ministri , una misura sul tema dei prezzi dell’energia, ma se noi non risolviamo i problemi che esistono anche a livello Ue, non saremo in grado di dare una risposta sul tema più serio, che mette a repentaglio la competitività delle nostre imprese, che è il tema dei costi dell’energia. Qui, la questione è molto tecnica, ma dobbiamo partire da una profonda revisione del sistema ETS e della direttiva CBAM e da altre cose che sono molto tecniche. Dopodiché , c’è la questione del Mercato Unico e della semplificazione. La direttiva scritta da Italia e Germania ha offerto molti strumenti per semplificare e per farlo velocemente. C’è la questione dell’ automotive , su cui l’Italia è stata in prima linea dall’inizio e il nostro obiettivo è sempre quello del principio di neutralità tecnologica. C’è la questione del contesto internazionale nel quale ci muoviamo. Dobbiamo combattere le nostre dipendenze. Il tema di un’autonomia strategica, che coinvolge l’energia, le materie prime critiche. C’è il tema del commercio internazionale, su cui noi continuiamo ad essere molto aperti, a patto che ci sia reciprocità. Quindi, l’Ue deve scegliere , perché se la sua strategia è quella di aprire ad accordi di libero scambio e l’Italia è d’accordo, allora, deve anche sapere che non può continuare a iper-regolamentare , perché non possiamo fare accordi di libero scambio con sistemi che non hanno neanche lontanamente le norme che noi imponiamo ai nostri produttori e, quindi, da una parte serve semplificare, deregolamentare e, dall’altra , questo rende produttivo aprirsi ad altri mercati. La sfida è capire se l’Ue può dare risposte concrete, efficaci , immediate sulla competitività, perché non c’è più tempo da perdere, se può e vuole tornare a pesare, come noi speriamo voglia fare”.
Poi, la Presidente del Consiglio, Meloni, rispondendo alle domande dei cronisti e delle croniste, ha sottolineato che, in questo momento, vi è una convergenza e un rilancio delle relazioni tra Italia e Germania su alcuni temi, tra cui la competitività, ma che tale convergenza non è contro la Francia, la quale non è stata esclusa e ha partecipato al tavolo del nuovo gruppo informale. Per questo, la Premier ha evidenziato il ruolo positivo del cancelliere Merz, che ha ringraziato per il lavoro svolto insieme.
Riguardo al tema eurobond, rilanciato dalla Francia, la Premier ha sottolineato che l’Italia è d’accordo , ma che il tema è molto divisivo e vi sono posizioni molto diverse tra i leader, ma che, come sulla competitività, si continuerà a lavorare tra un Consiglio Ue e l’altro per arrivare a soluzioni concrete.
Ancora in merito al tema della convergenza tra Italia e Germania, la Presidente Meloni ha affermato che le convergenze o alleanze nell’Ue sono molto variabili e dipendenti dalle materie al vaglio. Ad esempio, sulla questione del Bilancio pluriennale, la Premier ha affermato che l’Italia difende il ruolo della Coesione, perché senza, si lasciano indietro i territori, non si hanno infrastrutture adeguate e si mina la competitività e su tale questione l’Italia è maggiormente d’accordo con i Paesi del Sud , piuttosto che con quelli del Nord. Per cui, alla luce di ciò, bisogna lavorare nell’ambito delle alleanze, parlando con tutti i leader , non escludendo nessuno, poiché sarebbe un errore. Poi, se vi sono Paesi che si organizzano e tra cui vi è convergenza ,ciò non può che essere d’aiuto al Consiglio, anche se il problema è che le indicazioni che si danno alla Commissione, spesso, non sono chiare e si perdono per via dello strapotere della burocrazia, del trilogo e del funzionamento complesso della macchina europea.
Infine, la Premier ha affermato che i rapporti sulla competitività dell’ex Premier Draghi e dell’ex Premier Letta sono contributi importanti da cui partire.
Quest’oggi, invece, all’ordine del giorno dell’agenda internazionale della Presidente Meloni, vi è stato il tema del rapporto con l’Africa, nell’ambito del secondo Vertice Italia-Africa, tenutosi per la prima volta nel continente africano, ad Addis Abeba , in Etiopia, e la partecipazione della Premier, domani, al Consiglio dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana.
Al centro del Vertice, che si è aperto con gli interventi della Presidente Meloni e del Premier d’Etiopia, Abiy Ahmed Ali, il ruolo ponte dell’Italia con il continente africano e il Piano Mattei, su cui è stato fatto il punto, con l’obiettivo di allargare il numero dei Paesi aderenti.
Nel suo intervento, la Presidente Meloni ha sottolineato: “Due anni fa, quando ho avuto l’onore di ospitarvi a Roma, abbiamo assunto un impegno molto ambizioso, e cioè scrivere una pagina nuova nella storia delle nostre relazioni, costruire un modello completamente diverso di cooperazione, fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Una cooperazione da pari a pari, lontana da qualsiasi tentazione predatoria, ma anche da dall’approccio paternalistico che per lungo tempo ha distorto i rapporti tra l’Africa, l’Europa, l’Occidente e ha spesso impedito alle nostre Nazioni di comprendere le straordinarie peculiarità, ma soprattutto le straordinarie potenzialità dei popoli africani. Da allora, da quel Summit di due anni fa, sono stati anni di lavoro intenso, ma anche concreto ed efficace. Anni nei quali abbiamo dato forma al Piano Mattei per l’Africa, lo abbiamo radicato nei nostri sistemi istituzionali, lo abbiamo fatto crescere così tanto che oggi viene riconosciuto non più come un’iniziativa italiana ma come una strategia di respiro internazionale. E questo è stato possibile grazie alle sinergie strutturate che abbiamo costruito insieme alle principali agenzie delle Nazioni Unite – e ringrazio il Segretario Guterres -, insieme all’Unione Europea, all’Unione Africana, al G7 e ai tantissimi partner che condividono la nostra visione, dall’Europa fino al Golfo, passando per l’Africa orientale. così facendo abbiamo la presunzione di credere, che stiamo contribuendo a rivoluzionare il modo di guardare all’Africa e conseguentemente di agire in Africa. Oggi il Piano Mattei è una realtà operativa e strutturata, che genera risultati tangibili per i nostri popoli, che può contare su un’architettura finanziaria solida e innovativa, frutto della preziosa collaborazione che abbiamo instaurato con la Banca Mondiale, la Banca Africana di Sviluppo e le principali istituzioni finanziarie internazionali. In questi due anni abbiamo avviato e concluso progetti concreti e di grande impatto sociale, mobilitando miliardi di euro tra risorse pubbliche e risorse private. Lo abbiamo fatto dando concretezza ad un metodo che coinvolge le energie migliori del popolo italiano, in un gioco di squadra che valorizza tutto il Sistema Italia, in parte presente anche qui oggi, e che ovviamente ringrazio: imprese, università, mondo della cooperazione e della ricerca, un patrimonio di eccellenze che ha lavorato in modo coordinato per perseguire un obiettivo comune. E questo obiettivo non è quello di attuare un semplice pacchetto di progetti, ma è quello di dare forma ad un patto tra Nazioni libere, noi e voi , che scelgono di lavorare insieme perché si fidano l’una dell’altra e sanno trovare insieme le aree di collaborazione dove poter fare la differenza, in un’ottica di benefici condivisi. E’ un metodo che costruisce soluzioni concrete, si realizza in tempi rapidi, genera benefici verificabili, soprattutto negli ambiti strategici per la nostra crescita comune. Penso all’energia, dove abbiamo scelto di concentrarci sulle interconnessioni tra le diverse sponde del Mediterraneo e di puntare sullo sviluppo delle rinnovabili e dei biocarburanti, nel rispetto di quel principio di neutralità tecnologica che è determinante per una transizione ecologica sostenibile ma anche compatibile con i nostri sistemi economici e produttivi. Abbiamo saputo creare un paradigma nuovo pubblico-privato in un altro pilastro della nostra cooperazione, che è la sicurezza alimentare, sostenendo le filiere locali, generando occupazione di qualità, ma anche sostenendo l’innovazione tecnologica e l’accesso all’acqua. Abbiamo rafforzato la cooperazione nelle infrastrutture fisiche e digitali in diverse regioni dell’Africa, perché senza connessioni semplicemente non c’è crescita e non può esserci integrazione con i mercati globali. Abbiamo collaborato in ambito sanitario, per rendere i sistemi più forti e più accessibili. Abbiamo lavorato su industria, occupazione e sviluppo del settore privato, con particolare attenzione ai giovani. Perché chiaramente ogni progetto del Piano Mattei è attraversato da un filo rosso, che è l’attenzione all’istruzione e alla formazione, perché il nostro obiettivo non è quello di creare nuove dipendenze ma quello di sostenere il protagonismo dei popoli africani e costruire opportunità di riscatto. E questo è possibile farlo solo se si mette al centro la valorizzazione del capitale umano, fin dai primi anni di scuola. Ecco perché abbiamo lanciato insieme alla Nigeria, e in partenariato con la Global Partnership for Education, la campagna per raccogliere 5 miliardi di dollari e migliorare la qualità dell’istruzione per 750 milioni di bambini in oltre 91 Nazioni. Tema su cui sarò felice di co-presiedere a giugno un Vertice a Roma insieme al Presidente Tinubu. È questo è il nostro approccio, perché la sfida di una cooperazione completamente nuova che ci siamo dati è soprattutto basata sulla capacità che l’Africa possa vivere della sua ricchezza, processando le sue materie prime e non lasciando che vengano depredate, coltivando i suoi campi, dando lavoro e una prospettiva alle sue energie migliori, potendo contare su governi stabili e società dinamiche. Non ci interessa sfruttare la migrazione per avere manodopera a basso costo da impiegare nei nostri sistemi produttivi. Vogliamo invece combattere le cause profonde che spingono troppi giovani a lasciare il luogo dove sono nati e cresciuti, e che impediscono loro di assicurare il contributo che vorrebbero dare al progresso e allo sviluppo delle loro Nazioni. È una scelta di responsabilità condivisa, non di convenienza di breve periodo. Abbiamo fatto tutto questo seguendo un metodo che non passa dall’arroganza di chi impone dall’alto modelli precostituiti, costruiti altrove che non tengono conto delle istanze dei popoli africani ma che, al contrario, costruisce insieme le soluzioni con umiltà e rispetto. Tuttavia l’obiettivo di questo Vertice non è celebrare quello che abbiamo fatto fin qui, ma è quello di ragionare insieme su cosa possiamo fare per rendere il Piano Mattei più efficace, più concreto, più aderente alle esigenze dei territori. Perché se c’è una cosa abbiamo imparato in questi anni è che il successo di questa iniziativa dipende anche dalla nostra capacità di continuare ad ascoltare, dalla nostra capacità di essere disposti anche a correggere la rotta quando serve, ad adattarci, a fare tesoro perfino degli errori che eventualmente commettiamo. Prendendo spunto dalla saggezza africana, “nessun sentiero si traccia senza incontrare pietre”. Ma è grazie a quelle pietre che noi possiamo camminare, è grazie a quelle pietre che noi possiamo andare avanti. Vogliamo continuare in questa direzione con la consapevolezza che i risultati che abbiamo raggiunto non sono il punto di arrivo. Sono dei semi indispensabili a generare un nuovo raccolto, più ricco e più abbondante. Se sapremo mantenere questo approccio e questo sguardo, allora sono convinta che potremo contribuire tutti insieme, ciascuno nel proprio ruolo, a rendere concreta la lezione che ci ha consegnato un gigante del nostro tempo come San Giovanni Paolo II, che diceva “Tutti siamo veramente responsabili di tutti”. Questo è il nostro approccio. Questo è quello che ci muove E questo è soprattutto quello che vogliamo continuare a fare”.
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