di Federica Marengo mercoledì 4 febbraio 2026

-Secondo quanto riferito da funzionari sanitari di Gaza, nei bombardamenti dei carri armati israeliani e negli attacchi aerei, effettuati nelle ultime ore, tra l’area nord della città e Kahn Younis, 23 palestinesi , tra cui 7 bambini, sono stati uccisi. Ciò, nonostante la tregua in vigore dall’ottobre scorso e a tre giorni di distanza dalla riapertura del valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto.
A tal proposito, l’Idf ha reso noto, via social, tramite il suo portavoce in lingua araba, che oggi, l’esercito israeliano ha colpito, nel sud della Striscia, il comandante di un’unità di élite di Hamas che partecipò al massacro del 7 ottobre 2023, prendendo anche in ostaggio civili uccisi, in risposta all’attacco della notte scorsa da parte di diversi terroristi alle truppe nel nord di Gaza (attacco nel quale sono state uccise 9 persone, tra cui 3 bambini) e ha espresso rammarico per i danni arrecati ai civili innocenti.
L’Idf, poi, ha pubblicato sui social un video in cui miliziani armati di Hamas trasportano terroristi e armi su ambulanze nello spostamento tra un ospedale e una scuola vicina, spiegando che si tratta di fatti documentati durante il monitoraggio aereo di routine lungo la Linea Gialla nel nord di Gaza, vicino a Jabaliya e che ciò costituisce “un’ulteriore prova dello sfruttamento cinico perpetrato da Hamas su base regolare e delle sue violazioni del diritto internazionale sotto la copertura della popolazione civile per scopi terroristici”, aggiungendo che “Hamas ha violato l’accordo concentrando i suoi sforzi sul ripristino delle sue capacità militari” e che “L’Idf continuerà a operare in conformità con il diritto internazionale per quanto riguarda le strutture mediche e gli istituti scolastici, compresi quelli in cui Hamas ha scelto di collocare la sua infrastruttura terroristica, commettendo al contempo una palese violazione delle norme del diritto internazionale”.
A sua volta, Hamas ha accusato Israele di sabotare l’accordo di cessate il fuoco nella Striscia, evidenziando in una dichiarazione: “L’intensificazione dei “bombardamenti criminali” israeliani su tutto il territorio di Gaza conferma le “intenzioni premeditate” del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di bloccare l’attuazione della seconda fase dell’accordo di cessate il fuoco” , respingendo le affermazioni israeliane su un presunto episodio di spari contro un soldato, definite: “ una debole scusa”, utilizzata per giustificare la prosecuzione delle uccisioni e dell’offensiva militare”.
Hamas ha quindi invitato “i mediatori e i Paesi garanti dell’accordo ad adottare una posizione ferma nei confronti di Netanyahu”, sottolineando che “la prosecuzione dell’azione militare israeliana, nonostante il passaggio alla seconda fase dell’accordo e la riapertura del valico di Rafah, rappresenta un sabotaggio deliberato degli sforzi per consolidare il cessate il fuoco”.
Infine, Hamas, ha accusato Israele di continuare a “limitare fortemente l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, nonostante l’inizio della seconda fase del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti”, sottolineando che , “dopo il primo giorno di riapertura del valico da e per l’Egitto, il transito di solo una dozzina di persone è stato effettivamente autorizzato” e che, fonti palestinesi locali hanno riferito che “trenta persone intente a tornare nella Striscia di Gaza sono state invece bloccate” e che “Israele applica procedure complesse e rigide restrizioni di sicurezza e limita l’ingresso degli aiuti, ben al di sotto della portata dei bisogni umanitari accumulati da Gaza”.
In merito, anche l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha fatto sapere che, dalla riapertura parziale del valico di Rafah lunedì, cinque evacuazioni mediche hanno avuto luogo da Gaza all’Egitto, su un totale di 18.500 persone che hanno urgente necessità, sebbene l’accordo sulla riapertura del valico di Rafah preveda 50 evacuazioni mediche al giorno, chiedendo “l’immediata riapertura della via di trasferimento medico verso la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est, per accelerare l’accesso alle cure mediche vitali”.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, che cita il portavoce della Mezzaluna rossa palestinese, nelle ultime ore, la Croce Rossa è stata informata della cancellazione delle procedure di evacuazione medica dei feriti della Striscia di Gaza attraverso il varco di Rafah previste per oggi.
Tuttavia, il Coordinatore israeliano delle attività governative nei Territori (Cogat), dopo che la Mezzaluna rossa palestinese ha riferito della cancellazione delle procedure di evacuazione medica attraverso il varco, ha fatto sapere che il valico di Rafah tra la Striscia di Gaza e l’Egitto “è stato aperto questa mattina come di consueto e come da accordo e impegno di Israele”, precisando che “l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), responsabile del coordinamento dell’arrivo dei residenti dalla Striscia di Gaza al varco di Rafah, non ha ancora presentato i dettagli di coordinamento richiesti per motivi procedurali” e che “una volta presentati i dettagli di coordinamento come concordato, il trasferimento dei pazienti e dei loro accompagnatori in Egitto attraverso il varco di Rafah sarà facilitato”.
A Bruxelles, invece, il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha incontrato il commissario generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, per poi dichiarare in un post social, ringraziandolo per la sua “leadership in questi tempi difficili”, che : “L’Unrwa svolge un ruolo essenziale nel fornire assistenza sanitaria e istruzione a milioni di palestinesi in tutta la regione, in particolare a Gaza, e deve essere in grado di operare senza restrizioni, ora e in futuro. Il mandato dell’Unrwa rimane più attuale che mai. L’Ue continuerà a fornire sostegno politico e finanziario all’agenzia, come ha fatto per decenni”.
Intanto, il Premier israeliano Netanyahu ha incontrato ieri, a Gerusalemme, l’inviato speciale USA, Steve Witkoff e, secondo quanto riportato dall’ufficio del Primo Ministro di Tel Aviv, Netanyahu “ha insistito sulla richiesta incondizionata del disarmo di Hamas, della smilitarizzazione della Striscia e del completamento degli obiettivi della guerra prima della ricostruzione della Striscia di Gaza”, ribadendo che “l’Autorità nazionale palestinese non farà in alcun modo parte dell’amministrazione della Striscia”, per poi informare l’ambasciatore statunitense Huckabee “delle gravi violazioni scoperte nella Striscia di Gaza nell’uso di sacchi dell’Unrwa per nascondere armi”.
Il Premier israeliano, Netanyahu, poi, in vista del viaggio dell’inviato USA Witkoff in Iran, per incontrare il ministro degli Esteri di Teheran, ha espresso la propria posizione su Teheran, ovvero che l’Iran ha dimostrato più volte come non ci si possa fidare delle sue promesse.
Il ministro della Difesa Israel Katz, durante la cerimonia di passaggio del comando del Cogat, in merito all’attuazione della seconda fase del Piano di pace USA, ha dichiarato: “Dopo aver completato l’obiettivo di riportare indietro tutti i nostri ostaggi, siamo determinati a completare il disarmo di Hamas e la completa smilitarizzazione di Gaza. Se Hamas non disarma secondo il quadro concordato, lo smantelleremo insieme a tutte le sue capacità”.
A tal riguardo, secondo l’agenzia britannica Reuters , che cita alcune fonti, gli Stati Uniti non avrebbero ancora ottenuto impegni di finanziamento per il loro piano di ricostruzione di Gaza, poiché i potenziali donatori temono che i disaccordi sul disarmo di Hamas possano portare Israele a riprendere la guerra su vasta scala nella Striscia.
In merito alla situazione in Cisgiordania, il Capo di Stato maggiore, Eyal Zamir, intervenendo alla cerimonia di passaggio di consegne per il nuovo capo dell’agenzia Coordinatrice delle attività governative nei territori (Cogat),ha dichiarato che: “L’esercito israeliano deve affrontare e frenare la violenza dei coloni in Cisgiordania” e ha esortato i soldati ad “agire e non a restare a guardare”, poiché “ l’Idf deve proteggere la popolazione civile non coinvolta” e “I comandanti, i soldati e le altre organizzazioni di sicurezza hanno la missione e l’obbligo morale di agire immediatamente e di non restare a guardare non appena vedono atti illegali da parte di gruppi violenti”.
Riguardo alla situazione in Siria, secondo Al Jazeera, nell’ambito dell’intesa siglata una settimana fa tra Damasco e le forze democratiche curdo-siriane , raggiunta dopo settimane di duri scontri nel nord est del Paese, che prevede l’integrazione delle forze democratiche curdo-siriane nell’apparato statale siriano, i militari siriani hanno iniziato a prendere il controllo di Qamishli, città a maggioranza curda del nord della Siria.
Inoltre, sulla base di tale intesa, i militari di Damasco hanno potuto prendere il controllo della città di Hasakah senza scontri.
Quanto alle tensioni tra USA e Iran, grazie alla mediazione di Turchia, Egitto, Qatar, Oman e di altri Paesi della regione, venerdì si terranno in Oman in colloqui tra USA e Iran, sebbene indiscrezioni di alcuni media avessero parlato di un annullamento, poiché: l’Iran avrebbe chiesto di discutere esclusivamente della questione nucleare, mentre gli americani non si sarebbero detti disposti a limitare l’agenda dei negoziati a un solo tema.
Una fonte governativa di Teheran, citata dal quotidiano qatarino Al-Araby Al-Jadeed, in precedenza, aveva reso noto che l ‘Iran avrebbe partecipato alle consultazioni con gli Stati Uniti in Oman, “ma senza nutrire ottimismo sui risultati”, e che ”l’esito delle discussioni sarebbe dipeso dalla volontà degli Stati Uniti di allontanarsi dall’attuale approccio”, giudicato da Teheran ”incoerente ed influenzato da pressioni esercitate da Israele sull’inviato USA, Witkoff , durante la sua ultima visita” nella regione.
La stessa fonte, poi, aveva sottolineato che le consultazioni avrebbero dovuto riguardare “principalmente il dossier nucleare”; che Teheran avrebbe chiarito a Washington che ”qualsiasi tentativo di introdurre ‘temi non sul dossier nucleari avrebbe dimostrato la mancanza di serietà della controparte” e che “i cambiamenti nella posizione americana avevano già avuto “un impatto negativo sul formato previsto, escludendo, probabilmente, la partecipazione di altre parti regionali”.
Secondo la CNN, che cita due due funzionari israeliani, nel corso dei colloqui in Israele tra l’inviato speciale USA, Witkoff, il Premier Netanyahu, il capo del Mossad, David Barnea, e il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, Tel Aviv avrebbe chiesto agli Stati Uniti che qualsiasi intesa con l’Iran includesse lo stop all’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran, limiti al programma di missili balistici e la cessazione del sostegno iraniano ai gruppi suoi alleati (i ‘proxies’) nella regione.
Ciò , mentre gli USA hanno fatto sapere nelle scorse ore di aver abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato “aggressivamente” a una portaerei nel Medio Oriente.
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