di Federica Marengo giovedì 15 gennaio 2026

-Proseguono gli attacchi dell’esercito israeliano nella Striscia, malgrado il cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre scorso. Nelle ultime ore, infatti, secondo l’agenzia palestinese Wafa, due cittadini palestinesi sono stati uccisi dalle forze di Tel Aviv, nella città di Rafah, a sud della Striscia .
L’Idf, poi, ha riferito, tramite portavoce, di aver eliminato un terrorista che aveva attraversato la Linea Gialla a Gaza e si era avvicinato alle truppe, evidenziando che , ieri , in diversi incidenti nel sud e nel nord della Striscia, “l’esercito israeliano, ha eliminato altri terroristi che avevano attraversato la Linea Gialla e si erano avvicinati alle forze israeliane schierate nella zona”.
Alcuni media della Striscia, tra cui Gaza Now, hanno riferito che sei persone, tra cui un leader militare di Hamas, sarebbero state uccise in un attacco israeliano contro un’abitazione a Deir al-Balah, che avrebbe avuto come obiettivo un comandante delle brigate al-Qassam.
Anche in Libano , proseguono i raid delle forze di Tel Aviv contro obiettivi di Hezbollah, nonostante il cessate il fuoco in vigore dal novembre 2024 . Evacuato, infatti, il villaggio di Sohmor nel sud-est , dopo l’annuncio di un imminente attacco.
Ciò, dopo che l’8 gennaio, l’esercito libanese ha annunciato di aver completato il disarmo di Hezbollah a circa 30 km dal confine con Israele, in conformità con l’accordo di cessate il fuoco e Israele ha giudicato tali sforzi “un inizio incoraggiante , ma , lungi dall’essere sufficienti”.
Intanto, fonti egiziane hanno fatto sapere che, nel corso degli incontri al Cairo degli ultimi giorni con la rappresentanza di Hamas, mediati proprio , tra gli altri, dall’Egitto, sono state individuate 15 personalità palestinesi che potrebbero far parte del Comitato tecnico incaricato, anche se l’elenco non è ancora definitivo e potrebbe subire dei cambiamenti.
Tale comitato tecnocratico palestinese opererà sotto la supervisione generale del Consiglio di pace, un organo previsto dal piano di pace americano , guidato dal Presidente USA, Trump.
Un alto funzionario di Hamas, quindi, in un comunicato , ha dichiarato : “La formazione del comitato è un passo nella giusta direzione. È essenziale per consolidare il cessate il fuoco, impedire un ritorno alla guerra, affrontare la catastrofica crisi umanitaria e preparare una ricostruzione globale. Hamas ha accolto con favore la formazione del comitato e ha annunciato la sua disponibilità a trasferire la gestione del settore al comitato nazionale di transizione”.
Al contempo, l’inviato USA, Witkoff, in un post social, ha reso noto l’avvio della seconda fase del Piano USA: “Oggi annunciamo il lancio della fase due del piano in 20 Punti di Donald Trump per porre fine al conflitto di Gaza. La fase due istituisce un’amministrazione palestinese tecnocratica transitoria a Gaza, il Comitato Nazionale per l’Amministrazione e avvia la completa smilitarizzazione e ricostruzione della Striscia. Gli Stati Uniti , si aspettano che Hamas rispetti pienamente i propri obblighi, incluso l’immediato ritorno dell’ultimo ostaggio deceduto. In caso contrario, si verificheranno gravi conseguenze”.
Secondo dirigenti USA, citati da media come Ansa e Times of Israel, gli inviti formali a far parte del Board of Peace sono stati inviati ai leader mondiali , spiegando che il Presidente USA, Donald Trump ha selezionato personalmente chi farà parte del Consiglio; che gli Stati Uniti parleranno con Israele riguardo a quale programma di amnistia potrebbe essere concesso ad Hamas e hanno “molti Paesi coinvolti nella forza di mantenimento della pace a Gaza” , che saranno annunciati al momento opportuno, come il forum di Davos , che si terrà dal 19 al 23 gennaio prossimi.
Ancora a proposito dell’avvio della seconda fase del Piano di pace USA, secondo Axios, che cita due alti funzionari USA, la Casa Bianca ritiene che Hamas sia pronta al disarmo e che ulteriori colloqui sulla questione avranno luogo nelle prossime settimane, aggiungendo che “Il disarmo sarà graduale e inizierà con la distruzione delle infrastrutture terroristiche come tunnel e fabbriche di armi e si procederà poi al disarmo di armi pesanti come lanciarazzi, razzi e missili , che saranno riposti in un luogo dove non verranno utilizzati per attacchi contro Israele”. Inoltre, verrà istituita “una forza di polizia nella Striscia di Gaza che opererà sotto l’autorità del governo tecnocratico, sarà responsabile della legge e dell’ordine e avrà il monopolio sulle armi”.
Infine, gli Stati Uniti vogliono discutere con Israele la possibilità di “amnistia” per gli esponenti di Hamas che vogliono consegnare le proprie armi personali e abbandonare l’attività militare.
Da Bruxelles, è dunque arrivato il commento alla notizia, in una nota del Servizio d’azione esterna Ue , in cui si legge: “L’Ue accoglie con favore l’annuncio dell’avvio della fase due del piano in 20 punti degli Stati Uniti per porre fine al conflitto a Gaza e , in particolare la nomina di un board per l’amministrazione di Gaza, con il sostegno dell’Autorità nazionale palestinese. L’Unione Europea è pronta a continuare a sostenere la pace a Gaza attraverso i propri strumenti umanitari, di sicurezza, diplomatici e di cooperazione. Attendiamo l’attuazione dell’intero piano di pace, compresi il disarmo di Hamas, la fornitura su larga scala di aiuti umanitari e la ricostruzione di Gaza”.
Sempre riguardo all’avvio della seconda fase, i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia, hanno sottolineato in una nota congiunta “La necessità che tutte le parti attuino pienamente l’accordo al fine di raggiungere una pace duratura e creare le condizioni favorevoli alla ricostruzione della Striscia di Gaza, al fine di soddisfare le aspirazioni del fraterno popolo palestinese alla sicurezza, alla stabilità e a una vita dignitosa”, ritenendo “La nomina del Comitato tecnico “un importante sviluppo che contribuirà ad aumentare gli sforzi per consolidare la stabilità e migliorare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza”.
Tuttavia, l’attuazione della prima fase del Piano di pace USA non è stata ancora completata, manca, difatti, oltre al disarmo di Hamas, la restituzione del corpo dell’ultimo ostaggio.
Un familiare del suddetto ostaggio ha dichiarato in un’intervista a Ynet Studio che non si dovrebbe passare alla fase due, senza il suo ritorno.
In Italia, invece, nel corso delle sue Comunicazioni alle Camere, il ministro della Difesa Crosetto, in merito alla situazione a Gaza, ha sottolineato che : “In questo momento bisogna attaccarsi a qualunque speranza” e che “La speranza, anche quando è fragile, va sostenuta con atti concreti, soprattutto in un contesto difficile come quello di Gaza” , ricordando che l’Italia è stata tra i primi Paesi a spingere su iniziative diplomatiche come il piano di pace USA, anche quando venivano derise e che il governo è impegnato sul terreno e verranno inviati carabinieri.
Quanto alla situazione in Iran, Teheran ha riaperto lo spazio aereo, chiuso per 5 ore, in vista di un possibile raid USA. Il Presidente Trump, infatti, dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano a Fox News, che ha annunciato la sospensione, per il momento, delle esecuzioni previste per i manifestanti e, in seguito alle pressioni di Turchia, Arabia Saudita ed Emirati, ha rinviato la decisione sull’intervento , procedendo al monitoraggio della situazione , anche se non si esclude ancora del tutto l’opzione militare e , sul tavolo, vi sono nuove sanzioni a Teheran per la repressione delle proteste.
La Farnesina , così come molte diplomazie europee, ha sollecitato, previa riunione avvenuta nelle scorse ore, gli italiani in Iran (circa 500) a lasciare il Paese.
Oggi, all’Onu, si terrà una riunione per fare il punto della situazione.
Infine, in Siria, l’esercito governativo siriano ha concesso ai civili un termine per evacuare una zona nel nord del Paese , controllata dalle Forze Democratiche curdo-siriane che intende riconquistare.
Restando nel merito, il ministro degli Esteri turco Fidan, in conferenza stampa, ha dichiarato che il processo di pace con il gruppo militante del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) non dovrebbe diventare un’occasione persa e che Ankara spera che il processo continui, sottolineando che la riluttanza del PKK ad agire in Iraq e Siria potrebbe derivare dal fatto che il gruppo sta valutando come si evolverà la situazione nella regione, ma che la Turchia si aspetta che vengano compiuti progressi.
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