di Federica Marengo sabato 10 gennaio 2026

-Martedì 6 gennaio, Papa Leone XIV ha presieduto il rito della chiusura della Porta Santa e, successivamente, ha celebrato nella Basilica Vaticana la Santa Messa nella Solennità dell’Epifania.
Al termine della Liturgia della Parola, il Pontefice ha pronunciato la Sua omelia, nella quale, riflettendo sulla Lettura odierna del Vangelo (Matteo 2,1-12), che descrive la gioia dei re Magi nel rivedere la stella e, insieme, il turbamento del re Erode e di Gerusalemme davanti alla loro ricerca, sottolineando: “Ogni volta che si tratta delle manifestazioni di Dio, la Sacra Scrittura non nasconde questo tipo di contrasti: gioia e turbamento, resistenza e obbedienza, paura e desiderio. Celebriamo oggi l’Epifania del Signore, consapevoli che in sua presenza nulla rimane come prima. Questo è l’inizio della speranza. Dio si rivela e nulla può restare fermo”.
Quindi, tornando sulla chiusura dell’anno giubilare dedicato alla Speranza , il Santo Padre si è soffermato sui milioni di pellegrini e pellegrine che hanno varcato la Porta Santa della Basilica Vaticana, paragonandoli ai re Magi, ovvero: “ Persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”.
Ciò, ha sottolineato Papa Leone XIV, in quanto: “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino. Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita. È un Dio che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro: è invece vivo e vivificante, come quel Bambino che Maria si trovò fra le braccia e i Magi adorarono. Luoghi santi come le Cattedrali, le Basiliche, i Santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”.
Pertanto, ha proseguito il Pontefice: “E’ importante che chi varca la porta della Chiesa avverta che il Messia vi è appena nato, che lì si raduna una comunità in cui è sorta la speranza, che lì è in atto una storia di vita!”, perché : “Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuole essere il Dio-con-noi. Sì, Dio mette in questione l’ordine esistente: ha sogni che ispira anche oggi ai suoi profeti; è determinato a riscattarci da antiche e nuove schiavitù; coinvolge giovani e anziani, poveri e ricchi, uomini e donne, santi e peccatori nelle sue opere di misericordia, nelle meraviglie della sua giustizia. Non fa rumore, ma il suo Regno germoglia già ovunque nel mondo”.
Tuttavia, ha evidenziato ancora il Santo Padre, la Speranza e il “nuovo” che Dio ha in serbo per ciascuno di noi, devono essere sottratti a timori e a paure come quelle di Erode e ai tanti conflitti “con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”.
Perciò, ha sottolineato Papa Leone XIV: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”, mentre “Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”, “ anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”.
Infatti, Gesù, “il Bambino che i Magi adorano”, ha sottolineato Papa Leone XIV, “ È l’Epifania della gratuità. Non ci attende nelle “location” prestigiose, ma nelle realtà umili” delle nostre città e delle nostre comunità.
Da ciò, “la gioia grandissima dei Magi ,che si lasciano alle spalle la reggia e il tempio ed escono verso Betlemme”, dove “rivedono la stella”.
Dunque, ha concluso la Sua omelia, il Pontefice: “E’ bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora. Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.
Terminata la Santa Messa nella Solennità dell’Epifania, nella Basilica Vaticana ,il Santo Padre ha recitato la preghiera dell’Angelus dalla Loggia Centrale della stessa Basilica, insieme con i fedeli ed i pellegrini radunatisi in Piazza San Pietro.
Prima dell’Angelus, Papa Leone XIV ha pronunciato un breve discorso, nel quale si è soffermato sulla parola “Epifania”, sottolineando: “La parola “epifania” significa “manifestazione”, e la nostra gioia nasce da un Mistero che non è più nascosto. Si è svelata la vita di Dio: molte volte e in diversi modi, ma con definitiva chiarezza in Gesù, così che ora sappiamo, anche fra molte tribolazioni, di poter sperare. “Dio salva”: non ha altre intenzioni, non ha un altro nome. Viene da Dio ed è epifania di Dio solo ciò che libera e salva”.
Poi, tornando sulla Lettura odierna del Vangelo e, sulla chiusura dell’anno giubilare, il Pontefice ha evidenziato: “Nel racconto evangelico e nei nostri presepi, i Magi presentano al Bambino Gesù dei doni preziosi: oro, incenso e mirra. Non sembrano cose utili a un bambino, ma esprimono una volontà che ci fa molto pensare, giunti al termine dell’Anno giubilare. Dona molto chi dona tutto. Ricordiamo quella povera vedova, notata da Gesù, che aveva gettato nel tesoro del Tempio le sue ultime monetine, tutto quello che aveva. Non sappiamo che cosa possedessero i Magi, venuti dall’oriente, ma il loro partire, il loro rischiare, i loro stessi doni ci suggeriscono che tutto, davvero tutto ciò che siamo e possediamo, chiede di essere offerto a Gesù, tesoro inestimabile. E il Giubileo ci ha richiamato a questa giustizia fondata sulla gratuità: esso ha originariamente in sé stesso l’appello a riorganizzare la convivenza, a ridistribuire la terra e le risorse, a restituire “ciò che si ha” e “ciò che si è” ai sogni di Dio, più grandi dei nostri”.
Infine, il Santo Padre ha invitato i fedeli e le fedeli ad essere “tessitori di speranza” e ad annunciare una speranza “coi piedi per terra”, che “ viene dal cielo, ma per generare, quaggiù, una storia nuova”, affinché
“ Nei doni dei Magi, allora, vediamo ciò che ognuno di noi può mettere in comune, può non tenere più per sé ma condividere, perché Gesù cresca in mezzo a noi. Cresca il suo Regno, si realizzino in noi le sue parole, gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci sia equità, invece dell’industria della guerra si affermi l’artigianato della pace”.
Dopo la recita dell’Angelus, Papa Leone XIV ha ricordato la Giornata Missionaria dei Ragazzi e ha rivolto un pensiero alle comunità ecclesiali dell’Oriente, in occasione del Santo Natale, secondo il calendario giuliano, augurando loro serenità e pace.
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