di Federica Marengo sabato 29 marzo 2025

–Nei giorni dal 21 al 23 febbraio scorsi, si è tenuto a Roma il Giubileo dei Diaconi.
Nella giornata di venerdì 21, dopo l’accoglienza e la recita dell’Ora media nelle chiese giubilari, si sono svolte la catechesi e le conseguenti condivisioni di esperienze.
Sabato 22 febbraio, invece, i Diaconi hanno attraversato la Porta Santa della Basilica di San Pietro e hanno partecipato, presso l’Auditorium della Conciliazione, all’incontro internazionale: “Diaconi in una Chiesa Sinodale e Missionaria: per essere Testimoni di speranza”, a cura del Dicastero per il Clero, cui è seguita la veglia di preghiera tenutasi nell’Aula Paolo VI°.
La mattina del 23 febbraio, Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per le Questioni Fondamentali dell’Evangelizzazione nel Mondo, ha presieduto, in luogo di Papa Francesco, ricoverato allora presso il Policlinico Gemelli per via di un’infezione alle vie respiratorie, la Messa e le Ordinazioni di 23 Diaconi nella Basilica di San Pietro.
Quindi, sempre Monsignor Fisichella, ha letto l’omelia preparata dal Santo Padre, incentrata sulla parabola del giorno dell’evangelista Luca, nella quale Gesù invita a pregare per coloro che ci trattano male.
Il Pontefice ha sottolineato come tale messaggio desunto dal Vangelo si possa sintetizzare con la parola “gratuità”, “dimensione fondamentale della vita cristiana e del ministero diaconale”, “sotto tre aspetti: il perdono, il servizio disinteressato e la comunione”.
Così, Papa Francesco si è soffermato sul primo aspetto, quello del “perdono”, sottolineando: “L’annuncio del perdono è un compito essenziale del diacono. Esso è infatti elemento indispensabile per ogni cammino ecclesiale e condizione per ogni convivenza umana. Gesù ce ne indica l’esigenza e la portata quando dice: “Amate i vostri nemici”. Ed è proprio così: per crescere insieme, condividendo luci e ombre, successi e fallimenti gli uni degli altri, è necessario saper perdonare e chiedere perdono, riallacciando relazioni e non escludendo dal nostro amore nemmeno chi ci colpisce e tradisce. Un mondo dove per gli avversari c’è solo odio è un mondo senza speranza, senza futuro, destinato ad essere dilaniato da guerre, divisioni e vendette senza fine, come purtroppo vediamo anche oggi, a tanti livelli e in varie parti del mondo. Perdonare, allora, vuol dire preparare al futuro una casa accogliente, sicura, in noi e nelle nostre comunità. E il diacono, investito in prima persona di un ministero che lo porta verso le periferie del mondo, si impegna a vedere , e ad insegnare agli altri a vedere, in tutti, anche in chi sbaglia e fa soffrire, una sorella e un fratello feriti nell’anima, e perciò bisognosi più di chiunque di riconciliazione, di guida e di aiuto”.
Da qui, Papa Francesco ha illustrato alcuni esempi di perdono nelle Sacre scritture: “Di questa apertura di cuore ci parla la prima Lettura, presentandoci l’amore leale e generoso di Davide nei confronti di Saul, suo re, ma anche suo persecutore. Ce ne parla pure, in un altro contesto, la morte esemplare del diacono Stefano, che cade sotto i colpi delle pietre perdonando i suoi lapidatori. Ma soprattutto la vediamo in Gesù, modello di ogni diaconia, che sulla croce, “svuotando” sé stesso fino a dare la vita per noi prega per i suoi crocifissori e apre al buon ladrone le porte del Paradiso.
Poi, il Santo Padre ha parlato del secondo aspetto: il “servizio disinteressato”, dicendo: “Il Signore, nel Vangelo, lo descrive con una frase tanto semplice quanto chiara: “Fate del bene e prestate senza sperarne nulla”. Poche parole che portano in sé il buon profumo dell’amicizia. Prima di tutto quella di Dio per noi, ma poi anche la nostra. Per il diacono, tale atteggiamento non è un aspetto accessorio del suo agire, ma una dimensione sostanziale del suo essere. Si consacra infatti ad essere, nel ministero, “scultore” e “pittore” del volto misericordioso del Padre, testimone del mistero di Dio-Trinità”.
Diversi i passi evangelici che testimoniano la gratuità del servizio: “In molti passi evangelici Gesù parla di sé in questa luce. Lo fa con Filippo, nel cenacolo, poco dopo aver lavato i piedi ai Dodici, dicendogli: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”. Come pure quando istituisce l’Eucaristia, affermando: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”. Ma già prima, sulla via di Gerusalemme, quando i suoi discepoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, aveva spiegato loro che “il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti””.
Dunque, Papa Francesco , rivolgendosi ai Diaconi, il cui lavoro gratuito, “espressione della consacrazione alla carità di Cristo”, “è il primo annuncio della Parola, fonte di fiducia e di gioia” per chi li incontra, ha esortato questi ultimi ad accompagnare il servizio: “il più possibile con un sorriso, senza lamentarvi e senza cercare riconoscimenti, gli uni a sostegno degli altri, anche nei rapporti con i Vescovi e i presbiteri, “come espressione di una Chiesa impegnata a crescere nel servizio del Regno con la valorizzazione di tutti i gradi del ministero ordinato”. Il vostro agire concorde e generoso sarà così un ponte che unisce l’Altare alla strada, l’Eucaristia alla vita quotidiana delle persone; la carità sarà la vostra liturgia più bella e la liturgia il vostro più umile servizio”.
Infine, il Pontefice, parlando dell’ultimo aspetto della missione diaconale, “la gratuità come fonte di comunione”, ha detto: “Dare senza chiedere nulla in cambio unisce, crea legami, perché esprime e alimenta uno stare insieme che non ha altro fine se non il dono di sé e il bene delle persone. San Lorenzo, vostro patrono, quando gli fu chiesto dai suoi accusatori di consegnare i tesori della Chiesa, mostrò loro i poveri e disse: «Ecco i nostri tesori!». È così che si costruisce la comunione: dicendo al fratello e alla sorella, colle parole, ma soprattutto coi fatti, personalmente e come comunità: “per noi tu sei importante”, “ti vogliamo bene”, “ti vogliamo partecipe del nostro cammino e della nostra vita”. Questo fate voi: mariti, padri e nonni pronti, nel servizio, ad allargare le vostre famiglie a chi è nel bisogno, là dove vivete. Così la vostra missione, che vi prende dalla società per immettervi nuovamente in essa e renderla sempre più un luogo accogliente e aperto a tutti, è una delle espressioni più belle di una Chiesa sinodale e “in uscita”.
Ancora, in conclusione dell’omelia, il Santo Padre, rivolgendosi nuovamente ai Diaconi in procinto di ricevere l’Ordinazione, ha evidenziato: “Tra poco alcuni di voi, ricevendo il sacramento dell’Ordine, “discenderanno” i gradini del ministero. Volutamente dico e sottolineo che “discenderanno”, e non che “ascenderanno”, perché con l’Ordinazione non si sale, ma si scende, ci si fa piccoli, ci si abbassa e ci si spoglia. Per usare le parole di San Paolo, si abbandona, nel servizio, l’“uomo di terra”, e ci si riveste, nella carità, dell’“uomo di cielo”, affidando i ministri della Chiesa alla Vergine Maria e al loro patrono, San Lorenzo, affinché: “Aiutino loro a vivere ogni nostro ministero con un cuore umile e pieno di amore e ad essere, nella gratuità, apostoli di perdono, servitori disinteressati dei fratelli e costruttori di comunione”.
Al termine della Messa per il Giubileo dei Diaconi, è stato diffuso il testo dell’Angelus preparato da Papa Francesco, nel quale, ricordando la celebrazione dell’Eucaristia con l’Ordinazione di alcuni candidati al diaconato, e salutando i partecipanti al Giubileo dei Diaconi , ha ringraziato i Dicasteri per il Clero e per l’Evangelizzazione per la preparazione dell’evento.
Poi, il Pontefice, ha esortato i Diaconi, a : “ continuare con gioia il vostro apostolato”, “ad essere segno di un amore che abbraccia tutti, che trasforma il male in bene e genera un mondo fraterno” e a “non avere paura di rischiare l’amore”.
Quindi, in merito alle sue condizioni di salute, Papa Francesco ha spiegato: “Da parte mia, proseguo fiducioso il ricovero al Policlinico Gemelli, portando avanti le cure necessarie; e anche il riposo fa parte della terapia”, ringraziando “ i medici e gli operatori sanitari di questo Ospedale per l’attenzione che mi stanno dimostrando e per la dedizione con cui svolgono il loro servizio tra le persone malate”.
A seguire, il Santo Padre ha ricordato: “Si compie domani il terzo anniversario della guerra su larga scala contro l’Ucraina: una ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità! Mentre rinnovo la mia vicinanza al martoriato popolo ucraino, vi invito a ricordare le vittime di tutti i conflitti armati e a pregare per il dono della pace in Palestina, in Israele e in tutto il Medio Oriente, in Myanmar, nel Kivu e in Sudan”.
Infine, il Pontefice ha ringraziato i fedeli per l’affetto e la vicinanza dimostratigli, specie dai bambini che Gli hanno inviato lettere e disegni, affidando tutti all’intercessione di Maria e, chiedendo di pregare per Lui.
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